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«Mi chiamo Dario D’Arena, nome d’Arte riconosciuto dalla S.I.A.E., Società Italiana Autori Editori, ma il mio vero nome è Dario Cafazzo. Sono nato a Bisaccia, un paese dell’estremo lembo dell’Alta Irpinia, là dove gli ultimi contrafforti dell’Appennino campano digradano stancamente verso il Tavoliere delle Puglie. Cominciai a coltivare la mia passione per la canzone napoletana fin da ragazzino, quando la radio mi portava in casa le voci ammalianti di Sergio Bruni e di Franco Ricci, di Nunzio Gallo e di Roberto Murolo, che per me avevano l’effetto di un balsamo sopra una ferita, relegato com’ero nel mio monotono e sonnolento paesino di montagna». Usava presentarsi sempre in questo modo, nel corso dei suoi numerosissimi concerti, Dario D’Arena, cantante e musicista, noto soprattutto per le sue composizioni, canzoni quali “Ingenuamente”, “Preghiera”, “La notte bruna”, “Pe n’ora ‘e freva”, che peraltro sono state interpretate anche da personaggi del calibro di Mario Merola. E proprio nella sua amatissima Bisaccia, per quanto abitualmente risiedesse a Napoli, in grazia soprattutto del suo lavoro artistico, volle concludere i suoi giorni, nella piena consapevolezza d’essere ormai giunto all’epilogo inevitabile della sua esistenza. Per diversi mesi, infatti, trascinò lungo i pendii del suo Golgota personale la croce di un male innominabile che non perdona, contro il quale aveva però combattuto con la tenacia ch’era suo tratto distintivo, accompagnato da una forza d’animo e da connotazioni caratteriali sempre e comunque predisposti all’ottimismo e al sorriso, che non mancava mai di regalare a tutti, quando le sofferenze prodotte dalla sua patologia decidevano di lasciarlo in pace. Nel corso della sua carriera di artista, iniziata nell’isola di Ischia, aveva ottenuto molti riconoscimenti, ma soprattutto era molto amato dalle popolazioni dell’Irpinia orientale, perché sapeva stringere rapporti amicali solidi e duraturi, specialmente nell’ambito della sua comunità di origine, quella di Bisaccia, ove non mancava mai di trascorrere lunghi periodi nel corso dell’anno.

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Anche il duo artistico FRABISMA ha partecipato alla giornata della creatività femminile di Bisaccia. Si tratta di Maria Libera Russo e Francesca De Gianni, che sperimentano con grande perizia la tecnica del mosaico. Come spiegano loro stesse: «La passione per il mosaico nasce dalla paziente natura e dall'inclinazione ad un lavoro minuzioso e certosino. In occasione della festa della donna abbiamo pensato di lavorare  sul tema dell'etnia e dell'unione tra i popoli che, pur se lontani, risultano avvicinarsi sempre di più alle nostre culture, e manifestare le loro in tutta la bellezza e diversità. Abbiamo preparato tre lavori rappresentanti due donne etiopi e un sole intitolato " Il sole d'Africa", tutto con la tecnica del mosaico in vetro su supporto in multistrato. Lo sfondo in specchio ci permette di riflettere qualsiasi cosa e soprattutto la nostra immagine che, però, in questo caso viene scomposta in mille pezzi e questo a sottolineare il fatto che ciò che spesso vediamo diverso da noi e magari denigriamo il più delle volte risalta e predomina su di noi che, di contro, scompariamo e ci scomponiamo come il sole che anche se nero, un richiamo alla diversa pigmentazione della pelle, è lo stesso che illumina quel'unico cielo che ci sovrasta».

I complimenti di Lupus In Fabula.  

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In principio lo gestiva Arturo, lo sciamano del villaggio che beccava tutti i numeri al lotto, quindi il bar di Largo Tribuni, ritrovo abituale della “Squadra del Collegio”, a due passi dal Circolo Tonino Arminio, fu rilevato dai coniugi Gelsetti e da allora, per antonomasia, fu definito il “Caffè di Finuccella”.

Era proprio lei, Serafina detta “Finuccella”, l’anima del bar che attirava tutti gli amanti del bigliardo.

E Finuccella, persona peraltro di gran cuore, sarà ricordata soprattutto perché non si lasciava saltare la mosca al naso se gli avventori la provocavano, rispondendo a tono e in forme anche molto aspre, anche se comunque sempre simpatiche. Chiunque gli fosse al cospetto, importante oppure no, doveva attendersi i suoi strali nel caso la facesse adirare. Due aneddoti su tutti.

Un giorno un ispettore scolastico, accompagnato da una schiera di professori del Magistrale, si recò a prendere il caffè, sul quale, povero lui, ebbe qualcosa da ridire. Non avesse mai parlato, perché Finuccella, immediatamente, lo fulminò prima con lo sguardo e poi con le parole. Gli disse, infatti: «Quann la nev s’ squaglj éss’n tutt’ li strunz!» (Quando la neve si scioglie affiorano tutti gli stronzi!). Immaginabile come ci rimase di sasso, mentre la gente intorno rideva.

Altro malcapitato, un presidente di commissione dell’esame di Stato al Magistrale. Abituato al servilismo, costui pensava che tutti, nel paese, fossero disposti a diregire le sue uscite. Non era affatto così, perché il suo orgoglio si infranse contro Finuccella. Servitogli il caffè, si accinse a porne un altro sul banco per un cliente diverso. Al che il presidente le disse: «Guardi che le ho ordinato un solo caffè!», mentre Finuccella, prontissima, lo apostrofò: «E chi cazz t’av ritt ca t’ né piglià rui? Pigliat’ ssù cafè e vafangul!» (E chi cazzo ti ha detto che devi prenderne due? Prenditi il tuo caffè e vaffanculo!).

Finuccella era fatta così, ma era anche estremamente generosa, soprattutto con le persone in difficoltà.

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Dal 22 al 29 del mese corrente, Francesco Roselli, giovane artista di Calitri, sarà in mostra presso il Castello Ducale di Bisaccia. Amante della storia, egli ha attinto suggestioni e ispirazione, per questa sua collezione, dall’antichità archeologica, viepiù da quella del territorio dell’antico Sannio e dell’Irpinia. Sotto iol profilo squisitamente stilistico, potremmo definire il suo modus creandi una sorta di “naïf apparente”, che poco o nulla lascia all’improvvisazione ed anzi mostra moltissima cura nei particolari e soprattutto negli effetti cromatici delle sue opere. È egli stesso a spiegare il senso autentico di questo suo viaggio creativo.

«Il progetto artistico denominato “ArcheoArtista” si fonda principalmente sulla contaminazione tra la storia, per lo più antica, e la mia arte, con l’aggiunta di elementi archeologici.

La mostra è stata ideata per essere proposta in luoghi dalla chiara impronta storica come musei, castelli, antiche residenze o conventi/monasteri. L’allestimento può inserirsi anche in altri contesti, purché abbiano una buona progettualità.

La mostra qui proposta ripercorre parte dei quindici anni della mia vita artistica e creativa, iniziata nell’estate 1999. Sono proposti, in esposizione, una selezione di paesaggi ispirati da tematiche storiche e archeologiche.

Fino al 2007, l’influenza di queste due materie (interessi che coltivo fin da piccolo) sulla mia arte è stata piuttosto limitata, incuriosito com’ero, più dalla natura e i suoi colori.

Negli anni successivi, gradualmente, i miei disegni assumono sempre più un carattere storico, la creatività è alimentata dalla lettura di romanzi storici e articoli di settore, ma anche dal visitare parchi archeologici.

Ho iniziato con l’antica cultura greca, un popolo creativo e geniale che ha influenzato il bacino del Mediterraneo e non solo, poi sono passato alla grande civiltà dell’antica Roma. Il passo successivo è stato quello di lasciarmi ammaliare dall’ampia e profonda cultura celtica, in particolare dall’aspetto religioso, rappresentato dal druido, importante figura per quei popoli.

Negli ultimi tempi, con molto entusiasmo, sto approfondendo la sfera sannita, la tribù degli Hirpini in particolare, realizzando paesaggi archeologici della mia terra, ricchi di antiche simbologie.

Leggendo la storia irpina e visitandone i luoghi più o meno noti, ho tratto interessanti idee per realizzare paesaggi di fantasia concettualmente sempre più complessi.

Le suggestioni scaturite da tutto questo hanno portato ad approfondire temi e culture diverse tra loro, raccontandole poi attraverso il filtro della mia immaginazione.

L’esposizione oltre a mostrare la mia arte, mira ad incuriosire ed informare i visitatori circa i luoghi, i popoli e le idee che hanno portato alla realizzazione del disegno. Ognuno di essi, infatti, è accompagnato da una descrizione per comprenderne meglio il suo significato».

La vernice della mostra è prevista alle ore 18,00 di domenica 22 marzo. Parleranno Marcello Arminio, sindaco di Bisaccia, Valentina Aloisi, assessore al turismo e ai beni culturali, Giampiero Galasso, archeologo e direttore del Museo Civico di Bisaccia, Michele Miscia, critico d'arte e chiuderà per i ringraziamenti Francesco Roselli.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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