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Elena è una ragazza solare, infaticabile nel perseguimento dei suoi obiettivi esistenziali, sempre in corsa per costruire, giorno dopo giorno, il suo futuro. Per quanto si impegni molto negli studi, essendo laureanda in scienze motorie (le manca un solo esame), già è impegnata in un tirocinio, a Napoli, in posturologia e ortopedia. Ma questo è ancor poco, perché nel frattempo, animata da grande spirito solidale, ha anche conseguito la qualifica quale operatore socio – assistenziale per infanzia e terza età. Ma la sua grande passione è la danza. Avendo fondato un’associazione che per l’appunto si chiama “Passion Dance”, tiene corsi a Lacedonia e a Bisaccia, attualmente presso il ristorante “Zì Nicolina”, ma a breve comincerà anche a lavorare come istruttrice presso la palestra di Nunzio Antolino, sempre a Bisaccia. Trova anche il tempo di tenere corsi di pallavolo. A nostro parere Elena, che ha vinto anche diversi concorsi di bellezza, costituisce uno dei tanti esempi di attivismo giovanile finalizzato all’autorealizzazione da un canto, ma anche a rendere la società di appartenenza più vitale. I complimenti di Lupus In Fabula.

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Auguri alla neodottoressa Marilena Pandiscia dalla redazione "Spazio Giovani" di Lupus In Fabula per il conseguimento della laurea presso l'Orientale di Napoli. Auguri estesi naturalmente all'intera famiglia. Che il futuro sia prodigo di gradissime soddisfazioni più che meritate!

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Ed anche quest'anno il rito della rottura della pentolaccia, in lacedoniese "pignata", è stato celebrato. Esso affonda le radici nella notte dei tempi, e deriva, con certezza quasi assoluta, da feste di natura pagana di epoca romana. Rompendo la pentola, metaforicamente si frantumava l'inverno e quindi si lasciava libera la primavera, imprigionata nell'argilla del freddo, di profondere i suoi doni. Ottima l'organizzazione della Pro Loco "Gino Chicone", cui vanno i nostri complimenti. Gli argomenti relativi alla ritualità festaiola tipica della cultura contadina saranno da noi approfonditi in seguito.

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il pozzo del miracolo

Alfonso Amarante, nel suo pregevole testo dal titolo “Gerardo Maiella - Strada Facendo”, a proposito di Lacedonia si esprime in questi termini:

«Lacedonia è stata, ed è forse, la città più legata e cara a Gerardo, nella buona e nella cattiva sorte. Sua residenza per quattro anni (1740 – 1744), l’ha frequentata, poi, spesso, a più riprese, per diversi mesi...»

Nei fatti non si può che concordare con l’ottimo studioso, anche perché la storia della “santità” di Gerardo trova proprio tra queste strade antiche, oggi vestite dei cementi nuovi del dopo terremoto, i momenti fondamentali del suo farsi. A Lacedonia, infatti, avvenne il primo miracolo attestato e posto in essere in presenza di testimoni.

Gerardo era stato assunto in qualità di servitore dal Vescovo Albini, pastore della diocesi di Lacedonia , essendo suo conterraneo. L’iconografia tradizionale ci mostra l’alto prelato nelle vesti di uomo collerico e per nulla incline alla dolcezza, anzi piuttosto rude nei modi e addirittura manesco. Probabilmente tale tradizione amplifica le caratteristiche negative del pastore d’anime per fare in modo che le virtù gerardine di pazienza e di sacrificio rifulgano ancora di più. Nei fatti, però, quella era un’epoca nella quale l’educazione dei giovani passava attraverso la frusta e non è escluso che anche la pedagogia dell’Albini si basasse sul celebre detto popolare “mazz’ e panell’ fann’ li figl’ bell’” (bastone e pane rendono i figli belli).

Accadde dunque un giorno che, uscito il Vescovo, Gerardo chiuse la porta degli appartamenti episcopali e si recò ad attingere acqua al sottostante pozzo. Poggiata la chiave sull’antica pietra circolare che ne costituisce il bordo (oggi ancora visibile), questa gli cadde accidentalmente in acqua poggiandosi sul fondo. Non fu certamente il timore della punizione a preoccupare Gerardo, anche perché egli ricercava la penitenza in tutti i modi, e quando non la trovava in altri se la infliggeva da solo. Fu invece il pensiero che avrebbe dato un dispiacere al suo Vescovo ad intristirlo oltremodo, al che fece la sola cosa che gli venne in mente in quel momento: decise come sempre di affidarsi a Gesù. Corse in chiesa e staccata la statuetta di un bambinello dalle braccia di un santo, la cinse alla vita con una corda e la calò nel pozzo pronunziando due semplici parole: “Pensaci Tu”. Tra la meraviglia degli astanti, tirata su la statuetta, si vide che questa recava tra le mani la chiave perduta.

Era giovanissimo, all’epoca, Gerardo, ed ancora non era in odore di santità, essendo per altro reputato piuttosto alla buona. Per quanto, dunque, le biografie postume ci dicano che anche in infanzia egli era stato protagonista di eventi prodigiosi, questo è il primo miracolo “attestato”, ovvero riconosciuto ai fini della beatificazione del Santo.

Il Pozzo è allo stato dei fatti visitabile nei locali dell’Episcopio, che ospitano il museo dedicato proprio al nome di San Gerardo Maiella, e sorprende non poco che esso non goda ancora delle visite che merita.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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