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ema nuela

Guardando il buio del soffitto che ci divide dalla pesantezza di cieli umidi, in quelle notti insonni che nessuno di noi ha mai contato, spesso ci poniamo delle domande. Domande che magari, ad occhi aperti e con la luce del sole, non siamo neanche in grado di formulare. Tanto il giorno è abbagliante ed i colori ci strappano, solo per una mera casualità, quella melanconia che appartiene al nostro essere più privato. Quell’essere che, nel nascondiglio notturno, ci sussurra chi siamo veramente. Cosa pretendiamo da noi stessi, cosa pretendiamo dagli altri, in una partita senza margini di errori ma ricolma di incertezze. Incertezze che generano paure. Dalla più piccola alla più grande. E quella che ci travolge, come uno scacco matto al re o alla regina è forse la paura più grande: la paura di essere felici. Così quando ci interroghiamo sulle ragioni che ci portano a dire, o a pensare, che forse saremmo  stati più felici da soli, il più delle volte la risposta esce senza una logica ben definita. Come una radice che spacca, improvvisamente, il terreno. Tutti i terreni, anche quelli più duri e cementificati. Forse lo diciamo perché pensiamo che quando ci doniamo  completamente, quando amiamo senza limiti o confini, e poi la fine arriva a mettere un punto di sutura alle nostre emozioni allora, forse, non siamo in grado di farcela. Allora pensiamo che, forse, è decisamente più facile, o meglio conveniente, stare da soli. Questo perché se ci affidiamo ed impariamo ad aver bisogno di qualcuno, di qualcosa, dell’amore insomma, e poi questo, magari, si traduce in un’illusione, un miraggio che per un attimo prende il senso del reale e poi ritorna evanescente, cosa ci succede? Se ci appoggiamo all’amore e fondiamo su questa condizione tutta o buona parte della nostra vita, cosa succede se alla fine ci vengono tolte le fondamenta mentre siamo intenti a costruire il tetto? La domanda è sempre la stessa. Quando, pur non decidendo di amare, amiamo lo stesso… potremmo mai sopravvivere al dolore che sopraggiunge quando non veniamo amati allo stesso modo oppure veniamo abbandonati? Perdere l’amore  è una lesione inferta con precisione chirurgica al nostro organo principale, il più importante ma il più debole e senza protezioni. Ammettiamolo. Chi ha inventato il cuore lo ha fatto con troppa superficialità. Non ha creato nessuna protezione. Non ha creato un lucchetto che, una volta aperto, si possa chiudere a chiave. Non ha creato né mani, né dita, per evitare un abbandono. Un distacco. E quando qualcuno entra non possiamo fare quasi nulla per trattenerlo, quando decide di andarsene. Se vuole restare deve farlo autonomamente, senza che noi possiamo fare o dire nulla per fermarlo. E’ vero. Il cuore ha una porta girevole ma ha sempre un interno di argilla. Prende la forma del suo inquilino. Si conforma così bene a quella persona che  quando questa decide di andarsene, se decide di farlo, quello che rimane è un cuore diverso. Il cuore non è in grado di trattare l’uscita come una cosa naturale. Non è un albergo dove, una volta fatto il check-out, si rifà la stanza, si cambiano le lenzuola, le asciugamani, si pulisce tutto per garantire l’ingresso di nuovi ospiti. Eppure non credo sia una questione di chi entra, credo, piuttosto, sia una questione di chi decidiamo di far entrare e del rispetto che quella persona decide di avere, non solo per quello che è un nostro organo vitale, ma per noi stessi. Ma, tralasciando le azioni e l’accortezza che ci aspettiamo da chi entra (la dipendenza è sempre un grave errore) sarebbe comodo se si potesse cambiare, quell’organo oramai modellato ed impregnato del vecchio inquilino. Già, cambiare e prenderne uno nuovo...se solo avessimo ciò che per le auto è una ruota e per noi potrebbe essere un cuore di scorta.

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incontrada pignotta 7 8 Marzo

Vanessa Incontrada, la showgirl spagnola addivenuta a fama nazione perché per lungo tempo conduttrice di Zelig accanto a Claudio Bisio, calcherà le scene del Teatro Comunale di Lacedonia domani, sabato 27 febbraio, interprete femminile della commedia “Mi Piaci perché sei così”, con Gabriele Pignotta, che ne è anche il regista. È una deliziosa commedia sulla coppia moderna, che vede quali ulteriori interpreti Fabio Avaro, Siddharta Prestinari. La trama è imperniata sulle vicissitudini di Marco e Monica, che sono innamorati e sposati da qualche anno, ma che, dopo la passione iniziale, come spesso in tante storie d’amore, arrivano ai primi screzi ed ai primi cenni di noia. Quando la loro storia sembra essere arrivata alla deriva, provano un’ultima estrema soluzione: una terapia di coppia sperimentale che metterà i due protagonisti in condizione di vedere il mondo con gli occhi del partner. Tre mesi a parti scambiate! Al loro fianco un’altra coppia, Stefano e Francesca, i vicini di casa, che invece rappresentano la classica coppia di facciata nella quale i due partner sembrano felici agli occhi degli altri, ma in realtà si detestano profondamente e non hanno il coraggio di dirselo. La vita di queste due coppie si intreccerà fino a quando il coperchio salterà e nasceranno situazioni bizzarre e occasioni di puro divertimento. La commedia regala in tal modo un’occasione per ridere, divertirsi e riflettere sulla condizione di coppia 2.0.

TEATROCOMUNALE

VEMERDI' 27 FEBBRAIO 2015 - TEATRO COMUNALE DI LACEDONIA - APERTURA PORTE ORE 20.15

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POLISPORTIVABISACCIA

Torna alla vittoria in trasferta la Bisaccese Futsal femminile e lo fa sul terreno di San Marco in Lamis con il risultato di 6 a 4 per la Polisportiva Bisaccese. Partita giocata all'aperto e accompagnata fin dal fischio d'inizio da una pioggia incessante che non ha limitato e condizionato il gioco di entrambe le formazioni che si sono spese fino alla fine. Partono bene le irpine che al 2' con Cialeo trovano già il vantaggio. Le ospiti imprimono da subito un gioco di squadra organizzato e al 15' volata dell'esperto centrale Ginetta Russo, interno palo ed è 2 a 0. Si vede il bel gioco ritrovato domenica scorsa con l'Ascoli Satriano. Il tre a zero è frutto di un'azione spettacolare che trova nello scambio in velocità tra Russo e Cialeo il passaggio sotto porta per il 3 a 0 di Della Vecchia.  Spazio per la condizione fisica ritrovata di Casciano preziosa sulla fascia e attenta ad ogni movimento della bravissima Carla Lanzano, atleta capace di ottime giocate e bomber (24 reti) del San Marco. Cerca insistentemente il Goal anche Braccia. (20 reti) che pur non al meglio della condizione fisica,  sfodera un tiro miracolosamente deviato in corner dal bravissimo portiere della squadra di casa.   Lapenna compie due belle parate ma il San Marco accorcia allo scadere del primo tempo (26') con Palma.

Nella ripresa all'11' ancora in rete Cialeo, ma le padrone di casa ancora con Palma reagiscono subito e si va al 2-4. L'inserimento di Terlizzi consente la giusta copertura in difesa, corre e si avvicina anche alla porta avversaria, ma arriva, dopo una lunga incursione con il sinistro che non e' il suo piede preferito. Le irpine  realizzano ancora due reti con Russo 20'(doppietta) e Cialeo 21' (tripletta)su un assist bellissimo di Luongo ieri ispiratissima che spreca un minuto dopo una ghiotta occasione. Sul 2-6 il San Marco, squadra esperta e combattiva guidata da capitan Del Vecchio, in cinque minuti trova due goal ad opera di Nardella 23' e Radatti 24' su due importanti disattenzioni. Cialeo poteva calare il poker personale al 26' ma scivola dentro e subito dopo fuori dal campo!!! Ora due turni di riposo (si giocherà la coppa dove la Bisaccese non è impegnata) dovranno servire a recuperare le infortunate Braccia, La sala, Russo M., Cialeo e Cela, assenze importanti nonostante il folto ed ottimo organico delle ragazze Irpine.

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arinielloweb

In principio furono “I Magnifici Sette”, poi fu approvata la legge nazionale che aumentava a dodici i componenti delle liste in campo per le amministrative, e i “Sette” si trasformarono in “Quella Sporca Dozzina”. Questo è il nome che Tonino Ariniello, che si era proposto quale candidato a Sindaco di Bisaccia alle pregresse elezioni, scelse per sostituire il precedente. E si trattò di un vero salto di qualità “strategica”, perché se il primo nome richiamava le atmosfere da “old America” di un celebre western del 1960 interpretato, tra gli altri, da Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn, il secondo invece evocava i paesaggi disastrati e bombardati del secondo conflitto mondiale, essendo il titolo di una celebre e pluripremiata pellicola che nel cast eccezionale vedeva ancora Charles Bronson, con Lee Marvin, Ernest Borgnine, Robert Ryan e un fantastico Telly Savalas, notissimo al grande pubblico nei panni del Tenente Kojak, nel ruolo di un fanatico religioso disturbato da istinti psicopatici. In entrambi i casi, però, il conflitto “armato” era la cifra dominante, sintomo della determinazione Tonino Ariniello di muovere battaglia contro gli avversari politici. A quanto pare, però, i suoi candidati, dei quali non ha mai fatto il nome, si sono tirati indietro, e Tonino si è ritrovato a vestire gli abiti solitari del “Texano dagli occhi di ghiaccio” essendo rimasto da solo, come Clint Eastwood. Da solo, insomma, perché se gli fossero rimasti almeno due amici avrebbero potuto formare la squadra del “Buono, il Brutto e il Cattivo”, ma così non è stato. Mi piace rimarcare il fatto, però, che la campagna elettorale della scorsa primavera sarà ricordata soprattutto grazie ai tentativi non riusciti di Tonino, che aveva reso la sua bottega da parrucchiere una sorta di centro elettorale. Le cose non sono andate secondo i suoi programmi, ma Antonio Gerardo Ariniello un premio sembra sicuramente averlo vinto: quello da assegnare alla simpatia.  

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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