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TRADIZIO

Le tradizioni popolari, soprattutto quelle incentrate sul culto religioso, di solito costituiscono lo scrigno nel quale è racchiusa l’anima di un popolo, quel “genius loci” di romana memoria che connota e permea le comunità, caratterizzandole fortemente. Per questo è importantissimo che esse siano tenute in vita e riproposte, al di là delle ragioni di carattere affettivo che traggono di solito alimento dalla nostalgia e dai ricordi personali. Se poi gli eventi si arricchiscono di valenze connesse ad autentica e non soltanto formale devozione, la loro importanza nell’economia culturale di una popolazione triplica i suoi effetti. Ed è questo il caso del culto connesso, a Lacedonia, alla Madonna delle Grazie, la cui statua è stata portata a spalla, in processione e seguita da una folla eccezionalmente numerosa nonostante il freddo, dalla sua sede abituale, una cappella situata in contrada Forna, nell’agro lacedoniese, a circa sette chilometri dall’agglomerato urbano, nella Cattedrale del paese, dove per tradizione dovrà permanere per circa un mese. È costume consolidato che, quando sarà riportata, in loco si dia una festa e che si pranzi fuoriporta, sulle sponde del fresco fiume Osento, che alimenta il lago San Pietro, situato a poca distanza.

Le origini di tale tradizione, come sovente accade, sono avvolte tra le brume della metastoria, vestite spesso dei colori della leggenda, alimentata nelle diverse epoche dall’oralità per il cui tramite la cultura veniva trasmessa. Si narra, dunque, che alcuni pastori transumanti di Montella, che usavano stazionare in contrada Forna, ove trovavano pascoli in abbondanza ed acque limpide e fresche per abbeverare gli armenti, abbiano ritrovato in un cespuglio una statua della Madonna che avrebbero condotto nel loro paese. Miracolosamente tale statua sarebbe scomparsa, per riapparire a Lacedonia laddove era stata precedentemente ritrovata, ovvero nel luogo ove oggi sorge la sua cappella. Non si discute il fatto che i pastori di Montella abbiano esercitato qualche ruolo, ma più probabile è quello attribuito loro da uno storico dell’Ottocento, Pasquale Palmese, il quale ha sostenuto, nei suoi manoscritti, che qualche secolo prima fossero stati proprio loro, abilissimi intagliatori di legno, a scolpire la statua oggetto del culto. Ancora più attendibile, invece, è la lezione di quanti sostengono che il culto in oggetto sia stato portato dai monaci benedettini, i quali, stando a quanto riporta una platea del Cinquecento, erano insediati nei paraggi con un convento del quale, purtroppo, non resta oggi alcuna traccia se non nelle antiche carte.

Al di là di tutto, però, quel che conta è il legame profondo dell’intera cittadinanza con la Vergine dispensatrice di grazie, al punto che molti, fino a pochi decenni or sono, compivano l’intero percorso di sette chilometri a piedi. E sono in molti gli anziani del luogo disposti a giurare di aver saputo o di essere stati testimoni di eventi prodigiosi accaduti per intercessione della Vergine.

carullo 1

MadonnadelleGrazie

mons bardaro

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monteverde

A nostro modesto avviso, non solo dettato da orgoglio di Lupi, a Monteverde spetta la vittoria morale nell'ambito di questa competizione, oltre al meritato secondo posto ufficialmente raggiunto. Fatto sta che è in discussione il concetto stesso di borgo: poche centiania di anime per alcuni e migliaia, spesso oltre la decina, per altri in una lotta a questo punto impari. Pertanto maggior merito va dato agli Irpini che hanno voluto comunque tentare di conseguire la vittoria nonostante tutto fosse contro, a cominciare dai numeri. Il borgo di mare vincitore della competizione, il siciliano Montalbano Elicona, aveva potuto contare sull'appoggio di innumerevoli personalità, a cominciare da Franco Battiato, e da tantissimi politici che ne hanno appoggiato l'azione. E tuttavia solo per un soffio Monteverde non ha prevalso, perché in questa circostanza ha vinto lo spirito di coesione di tutte le genti d'Irpinia, in un superamento del campanilismo che a nostro giudizio costituisce il traguardo maggiore raggiunto. In questo caso tutti gli Irpini hanno detto "Je suis Monterverde" e tale esempio dovrebbe essere seguito in tutte le circostanze.

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TAURASI

Nella tarda serata di ieri, lungo la SP 52 del comune di Taurasi, una Fiat Punto, condotta da un diciannovenne del luogo, per cause ancora al vaglio dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Mirabella Eclano, tempestivamente intervenuta sul posto, investiva un cinquantasettenne che aveva in braccio il nipote di un anno mentre stava passeggiando sul ciglio della strada. Non si è comunque trattato di un atto di pirateria stradale, perché il giovane conducente immediatamente ha immediatamente arrestato la marcia e ha prestato i primi soccorsi agli investiti allertando il 118 e i Carabinieri. Subito soccorsi, il nonno e il nipotino sono stati trasportati presso l’ospedale di Benevento dove tuttora si trovano in osservazione. Sono in corso ulteriori indagini dei Carabinieri per accertare l’esatta dinamica dell’incidente.

MIRABELLA

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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