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il pozzo del miracolo

Alfonso Amarante, nel suo pregevole testo dal titolo “Gerardo Maiella - Strada Facendo”, a proposito di Lacedonia si esprime in questi termini:

«Lacedonia è stata, ed è forse, la città più legata e cara a Gerardo, nella buona e nella cattiva sorte. Sua residenza per quattro anni (1740 – 1744), l’ha frequentata, poi, spesso, a più riprese, per diversi mesi...»

Nei fatti non si può che concordare con l’ottimo studioso, anche perché la storia della “santità” di Gerardo trova proprio tra queste strade antiche, oggi vestite dei cementi nuovi del dopo terremoto, i momenti fondamentali del suo farsi. A Lacedonia, infatti, avvenne il primo miracolo attestato e posto in essere in presenza di testimoni.

Gerardo era stato assunto in qualità di servitore dal Vescovo Albini, pastore della diocesi di Lacedonia , essendo suo conterraneo. L’iconografia tradizionale ci mostra l’alto prelato nelle vesti di uomo collerico e per nulla incline alla dolcezza, anzi piuttosto rude nei modi e addirittura manesco. Probabilmente tale tradizione amplifica le caratteristiche negative del pastore d’anime per fare in modo che le virtù gerardine di pazienza e di sacrificio rifulgano ancora di più. Nei fatti, però, quella era un’epoca nella quale l’educazione dei giovani passava attraverso la frusta e non è escluso che anche la pedagogia dell’Albini si basasse sul celebre detto popolare “mazz’ e panell’ fann’ li figl’ bell’” (bastone e pane rendono i figli belli).

Accadde dunque un giorno che, uscito il Vescovo, Gerardo chiuse la porta degli appartamenti episcopali e si recò ad attingere acqua al sottostante pozzo. Poggiata la chiave sull’antica pietra circolare che ne costituisce il bordo (oggi ancora visibile), questa gli cadde accidentalmente in acqua poggiandosi sul fondo. Non fu certamente il timore della punizione a preoccupare Gerardo, anche perché egli ricercava la penitenza in tutti i modi, e quando non la trovava in altri se la infliggeva da solo. Fu invece il pensiero che avrebbe dato un dispiacere al suo Vescovo ad intristirlo oltremodo, al che fece la sola cosa che gli venne in mente in quel momento: decise come sempre di affidarsi a Gesù. Corse in chiesa e staccata la statuetta di un bambinello dalle braccia di un santo, la cinse alla vita con una corda e la calò nel pozzo pronunziando due semplici parole: “Pensaci Tu”. Tra la meraviglia degli astanti, tirata su la statuetta, si vide che questa recava tra le mani la chiave perduta.

Era giovanissimo, all’epoca, Gerardo, ed ancora non era in odore di santità, essendo per altro reputato piuttosto alla buona. Per quanto, dunque, le biografie postume ci dicano che anche in infanzia egli era stato protagonista di eventi prodigiosi, questo è il primo miracolo “attestato”, ovvero riconosciuto ai fini della beatificazione del Santo.

Il Pozzo è allo stato dei fatti visitabile nei locali dell’Episcopio, che ospitano il museo dedicato proprio al nome di San Gerardo Maiella, e sorprende non poco che esso non goda ancora delle visite che merita.

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CALITRIDISCARICA

Questa non è l’Irpinia che vogliamo. Non si può rendere il territorio un immondezzaio, neanche nelle sue parti più piccole, ponendo a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Pertanto diciamo “ben fatto” ai Carabinieri della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi che si impegnano senza soluzione di continuità nel contrasto al lavoro irregolare ed a quelle violazioni commesse tanto in materia ambientale quanto di sicurezza sui luoghi di lavoro, ancora troppo spesso teatri di incidenti, le cui conseguenze sono rese maggiormente tristi dal fatto che, il più delle volte, risultano corollario del mancato rispetto di normative e procedure di sicurezza.

E dunque chapeau ai militari della Stazione di Calitri, coadiuvati da quelli del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, che, nell’ambito di mirati servizi disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Avellino, hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Avellino, diretta dal Procuratore Dott. Rosario Cantelmo, il rappresentante legale di una fabbrica di Calitri per gestione non autorizzata di rifiuti e per la presenza, all’interno del perimetro dell’azienda, di una discarica abusiva, consistente in polveri e fanghi classificati come rifiuti speciali. L’intera area è stata sottoposta a sequestro penale, in attesa che vengano autorizzate dall’Autorità Giudiziaria le analisi qualitative sulle sostanze presenti sul terreno.

I controlli sono stati quindi estesi anche alla verifica delle norme in materia di sicurezza e lavoro in nero: pur non essendo state riscontrate irregolarità dal punto di vista penale, sono state tuttavia elevate sanzioni amministrative pari a circa 50.000 euro per violazioni riguardanti la sorveglianza sanitaria dei lavoratori dipendenti.

CALITRIDISCARICA1

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Prostituzione Strada

Pagare in cambio di sesso è già in sé poco dignitoso, ma sborsare denaro in cambio di nulla è proprio da fessi. Non si conosce il numero dei polli che una trentenne casertana, che aveva preso la sua residenza a Mercogliano, abbia spennato nel tempo, ma fonti ufficiali parlano di un cospicuo numero di vittime delle estorsioni della finta signora della notte. Li adescava telefonicamente e dava loro appuntamento in un parcheggio a Torrette di Mercogliano, fissando un incontro in un fantomatico appartamento vicino e facendosi pagare in anticipo. Naturalmente non concedeva loro nulla, ma cominciava anche a ricattarli, minacciando di farli bastonare dal suo "magnaccia", del tutto inesistente, o di informare le famiglie dei pesciolini che finivano nelle sue reti. E la cosa si è protratta fino a stamattina, perché il sex trade della creativa pregiudicata è stato interrotto dai Carabinieri della Stazione di Mercogliano, i quali, con quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile di Avellino, l'hanno tratta in arresto in esecuzione all'ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Avellino, in seguito a lunghe indagini dei Militari dell'Arma coordinate dal Procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo.

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grande vecchio

In Italia li chiamiamo Nonno e Nonna. In Inglese vengono chiamati Grandfather e Grandmather. In Francia vengono chiamati Grand - Père e Grand – Mère. In queste tre lingue, nella definizione, certamente viene espresso il senso di affetto e di tenerezza che noi nutriamo per i “ nostri vecchi”.

Ma dal lato strettamente lessicale, nelle tre definizioni, si può riscontrare uguaglianza o una differenza? A mio parere, nonno e nonna, sono parole cariche di affetto e inducono tenerezza, ma rispetto a Grande Madre e Grande Padre, detto in lingua italiana, riguardo alla dignità delle persone e all’importanza che hanno, o che dovrebbero avere, nella famiglia, possono apparire “riduttive”.

In molti casi, purtroppo, esiste la concezione che i nonni, in quanto non solo anziani, ma anche vecchi, non abbiano più nella famiglia quel valore morale e quell’utilità che, invece, per la loro esperienza, per la loro saggezza, e, non ultimo, per il loro acquisito economico, in molti casi, dovrebbero meritare. Anche, e soprattutto, in questo periodo di crisi, sotto l’aspetto sociale, i nonni sono tornati ad essere molto “importanti” nella famiglia e nella società, diventando in molti casi dei “veri modelli di riferimento”. Come scrive lo scrittore Cristiano Gatti: «Tutte le statistiche, e le analisi, segnalano che il vero salvagente per le ultimissime generazioni, sono proprio loro, gli anziani, costretti spesso a ricominciare da capo, mettendo mano ai risparmi, cucinando per i figli e nipoti, ospitando le coppie giovani nelle loro stanze libere, facendo da baby- sitter ai nipoti, perché la mamma e il papà non ce la fanno a pagare l’asilo. I nonni sono il nuovo faro e l’approdo; sono, di nuovo, al centro del sistema; sono fondamentali e insostituibili. Non parliamo poi del patrimonio ideale di saggezza o di vera esperienza, che mettono sempre a disposizione per chi abbia quantomeno la voglia di ascoltare».

Per quanto sopra, restituendo loro il vero significato della loro opera all’interno della famiglia, forse sarebbe più giusto e qualificante chiamarli “Grande Padre e Grande Madre”, come, opportunamente, in lingua inglese e in francese, vengono indicati. Questa definizione, anche in lingua italiana, suona benissimo e restituirebbe Loro, anche in Italia, un po’ di dignità e gratitudine per quello che hanno fatto, che stanno facendo, e che, anche in futuro, potranno fare.

Concludendo :

NON CHIAMIAMOLI “ NONNI”….. CHIAMIAMOLI GRANDI.

 

Maestro del Lavoro Aldo Pampana

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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