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Schopenhauer disse: «Ogni genio è un fanciullo, già per il suo guardare al mondo come a un che di estraneo. Chi nella vita non resta per qualche verso un fanciullo e diventa invece un uomo serio, sobrio, posato e ragionevole, sarà certo un bravo e utile cittadino di questo mondo, ma un genio non sarà mai». Ed io stamattina ho davvero respirato genialità presso il Teatro Comunale di Lacedonia, traboccante di bambini e ragazzi vocianti, eppure estremamente partecipativi, entusiasti di raccontare e raccontarsi, anche se solo in brevi battute. Il palato, in grazia di una magica sinestesia, ha assaporato quel sentore di genuina creatività che soltanto negli anni più verdi si palesa. Quella degli insegnanti, soprattutto delle scuole primarie e secondarie di primo grado, non è certo occupazione poco faticosa, anzi, al contrario, richiede un grandissimo impegno, una serietà senza pari e una ottima dose di tolleranza: parlo naturalmente dei decibel che colpiscono incessantemente i timpani. Eppure ritengo faccia molto bene all’anima prendersi cura dei piccoli, vederli crescere e sapere che notevole è stato il contributo pedagogico e didattico al farsi continuo dell’essere umano lungo la linea temporale. Chapeau a tutti gli insegnati, dunque, e soprattutto a quelli che si sono prodigati perché l’IOS “F. De Sanctis”, nella fattispecie tutte le classi della Primaria di Lacedonia, tutte le classi della Secondaria di Primo Grado di Lacedonia, la classe V della Primaria di Aquilonia e tutte le classi della Secondaria di Primo Grado di Aquilonia, partecipassero all’iniziativa, voluta anche nell’anno in corso dal MIUR, denominata “Libriamoci”.

È un nuovo corso quello intrapreso dai plessi della scuola de quo in seguito al cambiamento al timone del veliero scolastico, che da settembre è tra le mani della D. S. Dott.ssa Alfonsina Manganiello.

Ad organizzare materialmente l’iniziativa, incoraggiate dalla Preside, la Prof.ssa Giuseppina D’Agostino, animatore digitale e coordinatore della Primaria, e la Prof.ssa Stefania Cuozzo, coordinatore della Secondaria di Primo Grado, che si sono raccordate con la Vicepreside Prof.ssa Anna Maria Ruggiero.

Ad accompagnare gli alunni i Proff. Anna Maria Pasciuti, Alessandra Capone, Marilena Falco, Incoronata Megliola, Antonio Ruggiero, Serafina Scola, Giuseppina D’Agostino, Rosetta Di Geronimo, Michelina Tenore, Vincenzo Seneca, Mario Rizzi, Giuseppina Fusco, Concetta De Gianni, Michele Marzullo, Lidia Caradonna, Stefania Cuozzo e Elena Rinaldi.

L’IOS “Francesco De Sanctis” ha tenuto a ringraziare, in una nota, il Sindaco di Lacedonia, Antonio Di Conza, per aver concesso l’uso del Teatro comunale, il Sindaco di Aquilonia Giancarlo De Vito e l'assessore Vito Maglione per aver messo a disposizione l’autobus per il trasporto degli alunni.

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Frank Cancian

Il MAVI e Lacedonia sbarcano a New York City. Saranno infatti gli Splashlight Studios di Soho ad ospitare, domenica 28 ottobre, l’atto finale del “Lucie Photo Book Prize”.

Si tratta di un prestigioso concorso che quest’anno si allarga ai libri fotografici, pubblicati su supporto cartaceo o digitale. Tra i sedici finalisti della categoria “Libro pubblicato e distribuito in modo indipendente” c’è anche l’edizione 2017 di “Lacedonia: un paese italiano, 1957”, il libro dato alle stampe quattro anni fa e contenente oltre cento delle milleottocento immagini scattate in quell’anno nel paese altirpino da Frank Cancian, antropologo americano riconosciuto tra i più illustri e autorevoli al mondo.

“Sono felice – scrive in una lettera Cancian, professore emerito di Antropologia presso l’Università di Irvine, in California -, e spero che questa possa essere una bella vetrina per il MAVI e per Lacedonia”. Rispetto alla prima edizione, la ristampa del 2017, effettuata in Canada, conterrà venti fotografie in più, scelte personalmente da Cancian, che sarà presente a New York alla fase finale del “Lucie Photo Book Prize”.

Un’altra bella notizia per il Museo Antropologico Visivo Irpino di Lacedonia che, dopo il riconoscimento di alcuni giorni fa ottenuto da Palazzo Santa Lucia, che ne ha deliberato l’interesse regionale, oltrepassa l’Oceano Atlantico e approda nella Grande Mela.

Ufficio Stampa del MAVI

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cerro tesoro

E non poteva essere che così. Naturalmente la foto di Antonello Pignatiello raffigurante il celebre "Cerro del Tesoro", albero secolare della famiglia delle Fagaceae denominato Quercus Cerris, ha vinto con altre 11 il concorso indetto da Infoirpinia, dell'ottimo Francesco Celli, e sarà l'immagine di uno dei mesi del nuovo calendario. L'organizzazione de quo condivide con Lupus In Fabula la volontà di promuovere il territorio d'Irpinia e pertanto non possiamo che elogiarne l'opera e complimentarci con loro.

Per quel che concerne l'immagine in questione, è da dire che essa è semplicemente spendida, come chiunque può vedere, e comunica cose che nei fatti, di contro, non tutti "vedono" immediatamente, pur osservando attentamente. Antonello è riuscito a cogliere la grandezza, in senso qualitativo e quantitativo, della natura, che è rappresentata proprio dal tronco e dalla ramificazione gigantesca del Cerro, la qual cosa annichilisce quasi del tutto l'elemento antropico, riconducendo l'essere umano alle sue dimensioni, anche in questo caso qualitative e quantitative, reali, ancorché a dire il vero proprio minime. E dunque madre natura, della quale l'albero è figlio, distendendo le sue braccia lignee sulle figure umane sembra quasi volerle coprire e proteggere, anche se la nostra progenie dovrebbe proteggersi soltanto da se stessa. L'albero in questione è importante non solo sotto il profilo naturalistico, cosa di per se stessa già molto importante, ma anche sotto quello antropologico, essendo ad esso legata una leggenda che vede protagonista uno dei briganti post-unitari più famosi, quel Carmine Crocco le cui bande spesso operavano proprio nell'ager compreso tra la Lucania e l'Irpinia orientale, nella fattispecie quello che insiste tra Monteverde, Carbonara e Lacedonia. Si narra che proprio nei pressi del Cerro Crocco in persona abbia nascosto una ingente mole di bottino delle sue scorrerie, che costituiscono il suo "tesoro" mai più ritrovato: da ciò la definizione, entrata ormai a pieno titolo nell'intelletto latente collettivo popolare di zona, di "Cerro del Tesoro". Ancora una volta Antonello Pignatiello, per quel che concerne il media visivo più artistico, ovvero la fotografia, si conferma quale operatore di promozione territoriale tra i più creativi, bravi ed efficaci. E scusate se è poco.

PS. Le mie considerazioni circa l'arte di Pignatiello non dipendono da spirito di amicizia, ma da reale convinzione di carattere estetico - filosofico!

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Due pappine  al Fontanarosa sul campo "Tonino Arminio" di Lacedonia. Ad assestare i due colpi Emilio Libertazzi (figlio d'arte del celebre Peppino detto "Sabbatuccio") e Antonio Tommasiello. Soddisfatti il Presidente Michele Rizzi, il Mister Nigro e il Direttore sportivo Antonio Vece, insieme a tutto lo staff.

Esultante sugli spalti la Brigata Pitbull capeggiata da "Zio Sergio", che ha animato tutta la performance calcistica con cori, rulli di tamburo e fumogeni appositamente acquistati per l'occasione.

A tutti gli sportivi (e non) di Lacedonia, mi sento di raccomandare vivamente di contribuire alla rinascita, ormai palese da alcuni anni, del calcio lacedoniese, con donazioni economiche spontanee: occorre far di tutto perchè il nostro paese risorga in ogni suo aspetto. Credo che questo sia un obbligo morale che tutti dobbiamo assolvere!

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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