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La rievocazione del “Giuramento dei Baroni” alleati contro Ferrante di Aragona, già tenutasi lo scorso anno con eccezionale successo di pubblico grazie all’impegno del Gruppo Filamenti, che ha confezionato i bellissimi abiti d’epoca e curato la Cena Medievale, facendosi in pratica carico della maggior parte del lavoro, lasciando all’UNLA il compito di procedere alla scrittura di testi e sceneggiatura, si è ripetuta anche nell’anno in corso, il giorno dodici di agosto. Nel 2017, ferma restando la centralità operativa soprattutto di Filamenti, a cui occorre rinnovare i più fervidi complimenti per il grande impegno profuso e per l’ineccepibile lavoro svolto, ancora suffragata dall’UNLA e da altre Associazioni (i ringraziamenti vanno estesi ovviamente anche ai bravissimi figuranti volontari), la spettacolare rievocazione del Giuramento è entrata a far parte di un progetto di più ampio respiro denominato REGINA VIARUM, che unisce quattro comuni: Lacedonia (comune capofila), Bisaccia, Montefalcione e Pietradefusi, beneficiari del finanziamento a valere sulle risorse del POC 2014/2020, Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.

Eterogenei sono gli avvenimenti storici oggetto di rievocazione: “La Congiura dei Baroni” di Lacedonia (12 agosto), “Sui sentieri di caccia con Federico II” di Bisaccia (14 agosto), “La traslazione delle spoglie di San Faustino Martire” di Pietradefusi (27 agosto), “Le batterie del Tracco” di Montefalcione (23 dicembre).

Sunto storico della Congiura dei Baroni e del ruolo di Lacedonia

Il giorno undici di settembre dell’anno 1486, Lacedonia fu il proscenio di un evento storico importantissimo per il futuro del Regno di Napoli e, in prospettiva, dell’intera penisola italiana. Vi si tenne, infatti, il “Giuramento” dei Baroni, che avevano aderito ad una cospirazione contro Ferdinando I d’Aragona, altrimenti detto Ferrante, reo di aver accentrato eccessivamente il potere, esautorandoli, e di aver ridimensionato i loro antichi e consolidati privilegi soprattutto in materia economica.

Precisa narrazione della sequenza dei fatti è nelle opere di Camillo Porzio, del Giannone e, per quel che concerne il coinvolgimento di Lacedonia, soprattutto di Giulio Cesare Capaccio, il quale pubblicò il testo originale dell’atto notarile, Datum Laquedoniæ die vero undecimo Septembris quintae indictionis, (stilato a Lacedonia il giorno undicesimo di settembre della quinta indizione -1486), firmato dai Baroni e dai loro rappresentanti in presenza di un notaio, che costituisce la testimonianza migliore dell’accaduto essendo esso un atto pubblico coevo ai fatti.

Padrone di casa, all’epoca, era Pirro del Balzo, feudatario in grazia del matrimonio contratto con Maria Donata Orsini, che gli aveva portato in dote città e territori, tra i quali Lacedonia e tutto il suo agro, luogo che fu scelto, come riportano le fonti, perché reputato libero da spie aragonesi.

Presso l’antico castello degli Orsini convennero i personaggi più influenti e potenti, i quali costituivano il fulcro del nuovo tentativo di sovvertire e sconfiggere il potere aragonese. I nomi sono certi, perché desunti dall’atto notarile. C’erano Don Pirro del Balzo, Principe di Altamura e Gran Conestabile del Regno di Sicilia, che rappresentava anche Don Pedro de Guevara, Marchese del Vasto Aimone e Gran Siniscalco del Regno; Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Ammiraglio del Regno, che rappresentava anche Don Barnaba Sanseverino, Conte di Lauria; Andrea Matteo Acquaviva, Principe di Teramo e Marchese di Bitonto; Don Giovanni Andrea da Perugia, dottore in diritto, avvocato, e procuratore per la parte di Don Girolamo Sanseverino, Principe di Bisignano e Gran Camerario del detto Regno di Sicilia; Don Carlo Sanseverino, Conte di Mileto; Berlingario e Raimondo Caldora e Giovanni Antonio Acquaviva, Don Bernardino Minutolo Barone di Spinosa, Don Nicola Angelo D’Aniello di Salerno, Barone di Petina, Don Amelio Senerchia Barone di Senerchia. Il documento non riporta però i nomi di due figure di spicco della congiura, ovvero quello del segretario del Re, Antonello Petrucci, e del Conte di Sarno Francesco Coppola. In effetti erano stati tratti in arresto da Ferrante in data precedente al giuramento.

Per dare più forza al Giuramento, esso fu pronunziato solennemente nella Chiesa di Sant’Antonio, sull’ostia consacrata dal sacerdote don Pietro Guglielmone. Per quale motivo l’ostia non fu consacrata nella Cattedrale antica, visto che Lacedonia era sede di diocesi?

Appare evidente che il Vescovo coevo, Nicola De Rubinis, nominato soltanto poche settimane prima, ovvero il due di giugno, non volle saperne d’immischiarsi, quasi certamente in omaggio alla nuova politica del papato, che aveva ritirato l’appoggio ai Baroni. E dunque, per sottrarsi alle probabili ire di Ferrante, estremamente vendicativo, e allo stesso tempo per non inimicarsi troppo i feudatari, tra i quali quello di Lacedonia, Pirro, si defilò delegando un semplice prete.

E fu lungimirante, perché la cospirazione avrebbe avuto un esito catastrofico per i Baroni a distanza di pochi mesi. Nel 1487, infatti, Ferrante, sia pure ricorrendo ad uno stratagemma, debellò i congiurati, privandoli dei possedimenti e della stessa vita.

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Ciro D'Agostino detto Yanez

Nuovo colpo di scena nel misterioso caso della sparizione del galletto e del "mezzo agnello vivo" a Lacedonia. Il detective McCallon, il cui teorema iniziale è stato brillantemente demolito dall'avvocato Zuzù, ha ora a disposizione una nuova pista da seguire: la cosiddetta "pista bergamasca". Si è fatto avanti ieri in serata un nuovo testimone, Ciro D'Agostino detto Yanez, perché sodale di Mario Sandokan nelle cene dei pirati, il quale ha affermato di aver udito una persona, a lui però ignota, profferire minacce all'indirizzo del galletto, reo di rompere i cosiddetti a tutte le ore non lasciando riposare nessuno. Pur non avendo potuto fare nomi, il testimone ha reso una dettagliata descrizione della persona vista e udita in Via De Sanctis, ovvero a pochi passi dal luogo del rapimento, che da McCallon è stata definita Ignoto 45. Si tratterebbe di un uomo tra i 40 e i 45 anni di età, di altezza media, capelli radi, senza peli sulla lingua, che presentava un forte accento lacedoniese, con qualche parola bergamasca (Bergamo Alta, naturalmente). Da tale particolare il nuovo indizio è stato ribattezzato dagli inquirenti Pista Bergamasca.

Si riaffaccia dunque di nuovo l'ipotesi di una vendetta o di un regolamento di conti nei confronti del galletto "scassaombrelli". A tale proposito è venuta fuori una "teoria del complotto", con la quale si sostiene che il pennuto sia stato al centro di un summit tra bande di residenti esasperati delle vie De Sanctis e Galilei, ove il gallo ha il suo pollaio. Non esiste all'atto, però, nessuna prova che tale notizia non costituisca un depistaggio (c'entrano in qualche modo i servizi deviati di lontana memoria?) o che non sia frutto della fantasia dei complottisti che credono agli Ufo, sostengono che l'uomo non è mai stato sulla luna e che un gruppo di potenti della terra voglia creare un nuovo ordine mondiale. Il galletto è forse stato rapito per volontà del Gruppo Bilderberg, della Massoneria o degli Illuminati? Non lo sappiamo, ma la situazione si complica. Intanto il programma Chi l'ha visto ha lanciato un appello per il ritrovamento del pollo fornendone la descrizione, mentre il programma Chi l'ammuo ... ha sottolineato che esistono poche speranze di ritrovarlo vivo. Ancora  niente notizie neppure sulla sorte del "mezzo agnello vivo". Tutto lascia pensare che sia stato coinvolto nella vicenda senza colpa e suo malgrado. Quando ci saranno, forniremo tutti gli aggiornamenti sul caso!

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L'identikit di Ignoto 45

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Un dovere morale è stato assolto ieri dalla Comunità di Lacedonia. Presso il campo sportivo è stato reso meritatissimo onore alla memoria di tre persone che hanno offerto tantissimo al calcio locale, inteso non soltanto nella sua accezione di sport, ma anche e soprattutto in quella di promozione di valori, parte dei quali ormai desueti, che soli possono porre un argine alla degenerazione dei costumi che va investendo il mondo intero. Rosetta Di Geronimo e Gianni Caggiano hanno insegnato tanto ad intere generazioni di bambini e di adolescenti. Domenico Di Ninno, detto Mingucciello, invece, parlava con il suo esempio di vita.

A ricevere le targhe alla memoria Pinuccio Patanella, marito di Rosetta, dalle mani del sindaco, che ha pronunciato intense parole di ricordo dei tre amici scomparsi. Il Consigliere delegato allo sport ed attuale Mister della U.S. Lacedonia, Antonio Vece, ha consegnato la targa a Concetta Zichella, moglie di Gianni, mentre Michele Rizzi, Presidente della US Lacedonia, l’ha consegnata a Linda, moglie di Domenico, che era accompagnata dal figlio Nicola.

I bambini, in tenuta da calcio, hanno infine fatto volare i palloncini, metafora dei pensieri di gratitudine e di affetto che tutto il folto pubblico avrà certamente indirizzato al cielo.

Quindi il decano dei calciatori lacedoniesi, Ciro Autorino, classe 1935, ha dato il calcio d’inizio alle partite disputate in memoria. Molta la commozione …

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Mario Pandiscia è giunto alla sua seconda pubblicazione. Ha infatti visto la luce, per i tipi dela Delta 3 Edizioni, il volume "Libera...mente", un titolo già in se stesso illuminante circa i contenuti. Come nel suo primo lavoro, anche in questo Mario affida alla semplicità delle sue rime, arricchite da note esplicative in prosa, le sue idee, mutuate da una lunga esperienza di vita che lo ha visto, per tre decenni, impegnato nella difesa dei ultimi e dei marginali in qualità di sindacalista. Ovviamente un sindacalista d'altri tempi, di quelli "duri e puri", che non hanno sacrificato gli ideali e l'azione per fare carriera: questo è stato Mario e da tale impegno deriva la sua passione civile. Da tali caratteristiche promana la sua capacità di aguzzare l'occhio al fine di comprendere e svelare i meccanismi che oggi non girano a dovere nella nostra Italia, perché inceppati, spesso, dal malaffare, come dimostra la cronaca di tutti i giorni. Basti penare alla fenomenologia di "Mafia Capitale" per comprendere che cosa sta avvenendo nell'ambito della società italiana, la quale, da quando esiste, presenta riconoscibili connotazioni gattopardesche: nessuno può negare che tutto cambia perché nulla in realtà cambi!

Non manca, in questo volume, un nostalgico richiamo alle origini e ad un paese, nel senso dato al vocabolo da Cesare Pavese, che ormai non esiste più. A parere di chi scrive l'efficacia dell'espressione melanconica e nostalgica è resa particolarmente bene dalle composizioni nel nostro dialetto, una lingua molto musicale che ben si presta alla narrazione in rima. Per concludere, quella di Mario Pandiscia è espressione di protesta civile, talvolta anche aspra nei toni, non scevra da proposte. In sostanza appare vero quanto ebbe ad affermare proprio Cesare Pavese, secondo il quale: «La letteratura è una difesa contro le offese della vita».

PRESENTAZIONE

OGGI, 14 AGOSTO, ORE 18.00/18.30, GIARDINO DEL MAVI, CON INGRESSO DAL CANCELLO IN VIA DELLE ROSE

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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