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SENGIO

Per gli Ultras del Lacedonia, la "Brigata Pitbull" fondata da Sergio Palladino, meglio conosciuto come "Zì Sergio", ogni occasione è buona per festeggiare, a maggior ragione il genetliaco del loro fondatore.

A dire il vero l'obbiettivo di un gruppo che va sempre di più affinando i cori, organizzado il tifo, al punto che si riunisce spesso presso il campo per provare, è quello di supportare la squadra, ma senza alcuna volontà di ricorrere ad atteggiamenti violenti (infatti non è mai accaduto nulla che non fosse divertente). Che la squadra vinca o perda loro sono là, con bandiere, tanburi e talvolta anche fumogeni.

Naturalmente, vista la parentela tra il LUPO e il Pitbull, anche Lupus In Fabula si unisce agli auguri: buon compleanno caro "Zì Sergio"!

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CECI

Una tradizione che affonda le sue radici nella metastoria: nessuno può dire quando essa fu introdotta. Ed al contempo un lascito ancora attuale della società contadina alla nostra civiltà. Nei fatti le pietanze tipiche del 2 di novembre, nell'Irpinia orientale, sono tutte a base di ceci, sia che costituiscano il condimento delle "lagane", una sorta di tagliatelle fatte in casa, e sia che si preparino in zuppe o addirittura arrostiti su una piastra collocata sul fuoco del camino (cosa non più usuale, perché con l'innalzamento delle temperature climatiche, di solito, come oggi, a novembre sembra di stare in estate).

Ma, dunque, perché proprio i ceci? Per il semplice fatto che in epoche segnate dalla povertà, neppure poi troppo lontane, i ceci erano i legumi più facilmente reperibili, soprattutto perché in Alta Irpinia abbondavano le coltivazioni.

E proprio ai ceci è connessa una usanza che oggi è scomparsa.

Ogni 2 di novembre moltissimi ragazzi poveri, riuniti in gruppi, giravano di casa in casa recitando una sorta di formula nel vernacolo nostro (che riporto fedelmente): «Ciccj cuott' p' l'an'm r' li muort', ciccj crur' p' l'an'm r' r' criatùr'».

La traduzione italiana del detto lo depriva della sua assonanza: «Ceci cotti per l'anima dei morti, ceci crudi per l'anima delle creature». Si aspettavano che i padroni di casa regalassero loro dei ceci per sfamarsi e poco importava se cotti o crudi, perché la loro fame era certamente di "bocca buona".

La creatività connaturata alla cultura contadina riusciva a trasformare anche un momento triste, quale è la commemorazione annuale dei defunti, in una occasione per saziare l'appetito perenne generato dalla miseria.

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La foto, di Antonello Pignatiello, mi ritrae in forme evanescenti nel corso di un mio seminario sulla magia popolare e la tanatologia.

Colui il quale, fino agli anni cinquanta dello scorso secolo, si fosse avventurato nelle strade di molti paesi dell'Alta Irpinia, certamente avrebbe visto la fioca luce promanante dalle fiammelle di candele accese su taluni davanzali di finestra. Aguzzando gli occhi avrebbe scorto le sagome scure di persone intente a fissare il liquido contenuto in una bacinella bianca: era credenza comune che sarebbero apparse alle pupille, riflesse nell'acqua immota,  lunghissime file silenziose di defunti in processione. Non si creda che la "Processione dei morti" fosse una sorta di halloween della società contadina, perché nei fatti era reputata  evento reale ed estremamente serio, al punto che c'era chi era pronto a giurare sulla sua stessa vita di aver effettivamente veduto i trapassati, riconoscendone addirittura alcuni. I nostri antenati pensavano, in buona sostanza, che l'ultimo viaggio non fosse di sola andata, eccezion fatta per i dannati all'inferno, ma che le anime del Purgatorio godessero di una sorta di periodo di libertà dalle pene che si protraeva dalla notte tra il 1 e il 2 di novembre fino all'epifania. Da qui il proverbio (che io riporto direttamente nella sua originale versione vernacolare dell'Irpinia orientale): «Tutt' r' fest' scess'r e v'ness'r, la b'fanìj nun venès mai!» Infatti si credeva che la notte del 6 dicembre, che lo volessero oppure no, le anime erano costrette a rientrare nell'ignoto aldilà donde erano venute.

Al di là di facili ironie, tali credenze costituivano l'approdo "culturale" della plurisecolare ibridazione tra eterogenee religioni, che ne costituivano il sostrato, anche se nell'inconsapevolezza dei nostri nonni, i quali erano comunque di fede cattolica.

Attualmente sto perseverando negli studi antropologici relativi alla magia popolare, alla tanatologia e alle figure del mito dell'osso appenninico d'Irpinia, soprattutto per quel che concerne quella "terra di transito" che insiste tra Campania, Puglia e Basilicata: oltre che salvare un patrimonio culturale immateriale ormai in via di dissoluzione, è soprattutto mia intenzione compredere quali siano state le cause che hanno condotto alla creazione dei "miti" e alla diffusione di tali tradizioni.

In ultima analisi, però, dirò che non costituisce una buona idea tentare di emulare la ritualità dei nostri avi, perché, con William Shakespeare, sono convinto che: «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». E - vorrei aggiungere - la maggior parte di tali cose appartengono al mondo dell'invisibile e dell'inspiegabile!

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La foto, di Antonello Pignatiello, mi ritrae in forme evanescenti nel corso di un mio seminario sulla magia popolare e la tanatologia.

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Quindici studenti liceali, in rappresentanza dell’IOS “Francesco De Sanctis” di Lacedonia, si sono immersi stamane nella splendida cornice muraria del Castrum Ovi, il castello più antico di Napoli, altrimenti e meglio conosciuto come Castel dell’Ovo, nelle cui segrete fu imprigionato ed internato per ben tre anni il fondatore dell’Istituto che essi frequentano. L’occasione è stata offerta dall’odierna presentazione di un’opera storica di Carmine Ziccardi concernente le vicende, ovvero, come meglio è dire nella fattispecie, gli intrighi elettorali nel Collegio di Lacedonia all’indomani dell’Unità d’Italia. Si tratta di un testo che consente di comprendere meglio anche il celebre “Viaggio Elettorale” di Francesco De Sanctis, perché getta luce sulla temperie sociale di quei tempi, così come sulle dinamiche politiche dell’epoca, come ha rilevato l’ottimo Prof. Giuseppe Acocella, Professore ordinario presso l'Università Federico II di Napoli, già Vicepresidente del C.N.E.L. e Magnifico Rettore dell'Università San Pio V di Roma, che ha tenuto una lectio estremamente dotta, ricca di spunti di riflessione e di nuovi spiragli aperti alla indagine e alla ricerca: un vero piacere per la mente ascoltarne le parole, che peraltro sono state indirizzate ai nostri studenti, interlocutori privilegiati e in verità molto attenti nel corso dell’intera manifestazione. Tutti i relatori, dei quali si dirà in seguito, ivi compreso l’autore Carmine Ziccardi, hanno tenuto a ringraziare la scuola lacedoniese nel suo complesso, nella persona della nuova D. S. Dott.ssa Alfonsina Manganiello e della Prof.ssa Antonella Cericola, che materialmente si è prestata a fare da accompagnatrice. A moderare il celebre avvocato partenopeo, con origini lucane ed irpine per parte di madre, Lorenzo Mazzeo, Presidente dell’Associazione Ofantiadi, della Fondazione Mare Nostrum e dell'Associazione Ofanto Express, che ha preceduto al tavolo dei relatori, sia pure per un brevissimo saluto, il D. S. Prof. Vincenzo Di Gironimo, Direttore del Museo di Etnopreistoria di Napoli, il Prof. Simone Merola, Presidente della Sezione del CAI di Napoli e lo scrivente, nella qualità di Delegato regionale dell'UNLA.

Ha concluso l'On. Vito De Filippo, Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e già Governatore della Regione Basilicata, con dotte e sagaci considerazioni di carattere generale, ma anche concernenti l’argomento de quo: a dire il vero la sua cultura umanistica è veramente notevole.

Erano presenti, tra le altre personalità, il Prof. Pietro Guglielmo, membro del Direttivo Nazionale UNLA, e l’Arch. Aldo Vella, finissimo intellettuale, scrittore e tragediografo, che peraltro, nelle vesti di Sindaco del comune di San Giorgio a Cremano, ebbe a concepire e fondare il celebre Festival Nazionale “Massimo Troisi”.

Carmine Ziccardi ha dichiarato che siffatte manifestazioni acquistano il loro senso in grazia soprattutto della presenza dei giovani, destinatari naturali dei notevoli sforzi che tutti i ricercatori compiono con l’esclusivo fine di offrire alle nuove generazioni maggiore conoscenza e pertanto maggiorate opportunità di apportare migliorie a questa nostra società che, in assenza di cultura, immancabilmente si perde in derive troppo spesso pericolose per gli individui e per i gruppi sociali.

E i giovani a cui egli si è rivolto, nella fattispecie, erano quelli che fanno risuonare con le loro voci le venerande mura dell’Istituto la cui prima pietra fu posata dal grandissimo De Sanctis, una scuola nella quale, ormai molti, forse troppi decenni or sono, si è formato egli stesso.

PS. Tengo a ringraziare l'ottimo filmmaker Michelangelo Miele per le riprese video

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Gli studenti lacedoniesi con l'On. Vito De Filippo, Sottosegretario presso il MIUR

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Gli studenti lacedoniesi con il Prof. Giuseppe Acocella, il Prof. Carmine Ziccardi e la Prof.ssa Cericola

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Il tavolo dei relatori

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Castel dell'Ovo

 

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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