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Il 16 del corrente mese di agosto, presso il giardino del MAVI situato in Via delle Rose a Lacedonia, con inizio alle ore 18.15, si terrà la presentazione del volume di Carmine Ziccardi «Antonio Miele di Andretta e il Collegio elettorale di Lacedonia dopo l’Unità». Oltre ai contenuti del libro saranno illustrate alcune peculiarità dell’Italia postunitaria, la qual cosa consentirà all’Ente, morale e di formazione riconosciuto dal MIUR, denominato U.N.L.A., del quale Ziccardi è parte non secondaria sedendo nel Direttivo Nazionale ed essendo Direttore del Centro di Studi Storici Interregionale, di rilasciare attestato di partecipazione gratuito a quanti si accrediteranno lasciando le proprie generalità.

Il libro de quo è estremamente interessante non soltanto per i cultori della materia, per i quali costituisce indispensabile strumento di conoscenza, ma anche per quanti intendono implementare la loro cultura arricchendola con un bagaglio gnoseologico relativo ad un’epoca non molto conosciuta dalla maggioranza dei cittadini.

Nello specifico, per gli abitanti di Lacedonia, ad esempio, sarà interessante scoprire quanta importanza avesse il luogo all’epoca, perduta poi progressivamente nei decenni. Si potranno soddisfare le curiosità più varie, gettando fasci di luce su talune convinzioni fondate sul sentito dire e non su precisi riscontri storiografici. Faccio soltanto un esempio per chiarire tale concetto. Quando si parla di De Sanctis e della sua mancata elezione nel Collegio di Lacedonia nel 1861, non si pensa che ad esprimere il voto, all’epoca, era una piccolissima minoranza della popolazione. Esso Collegio era infatti uno degli 8 della Provincia del Principato Ulteriore ed abbracciava ben 12 comuni, suddivisi in 4 mandamenti, con una popolazione di moltissime migliaia di persone: ma gli aventi diritto al voto erano in totale soltanto 581, dei quali solo in 352 espressero la loro preferenza. All’epoca, insomma, il diritto di voto era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale.

Non manca peraltro, nella ennesima fatica storiografica di Ziccardi, che vanta una esaltante prefazione del Prof. Pino Acocella, uno spaccato antropologico proteso ad illustrare le condizioni di vita dei paesi in quei frangenti, tal da farci comprendere da dove veniamo e quanta importanza dovremmo dare a conquiste, come quelle del suffragio universale, che oggi diamo per scontate e dovute.

Per quel che concerne Antonio Miele, debbo veramente dire che il suo profilo caratteriale, così come emerge dal racconto che ne fa Carmine Ziccardi fondandosi, come suo solito, su documenti d’archivio, è davvero affascinante. Si tratta di un prete, anzi di un arciprete patriota, nato da famiglia carbonara, professante il neocattolicesimo liberale ibridato con altre istanze e ideologie unitarie, sostenitore accanito dell’esigenza di pervenire all’unificazione peninsulare, sempre pronto a pagare con il carcere, molto di più di Francesco De Sanctis, la coerenza con i suoi ideali. Il fatto che fosse costantemente alle prese con guai giudiziari, in massima parte derivanti soltanto dalle sue idee, mi lascia supporre che sia stato vessato dalle persecuzioni del potere costituito e questo me lo rende molto, ma molto simpatico, anche se la sua elezione al Parlamento fu annullata per ben tre volte per brogli, veri o soltanto presunti che fossero.

Naturalmente invito tutti gli amici a presenziare alla conferenza.

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Mimmo Patanella detto Scoletta

Il caso si complica. Spunta un nuovo testimone oculare, Mimmo Patanella detto Scoletta (si pronuncia con la sc di sci), il quale sostiene di aver visto, anche se solo di schiena, un individuo inquietante che portava un galletto somigliante a quello scomparso per i piedi. Pur non essendo stato in grado di fornire un identikit preciso, il testimone sostiene che dalla conformazione posteriore del cranio la persona che ha visto potrebbe essere una "cozza agricola", nel qual caso l'occhio del detective McCallon sarebbe facilitato nella scoperta, perché egli di cozze agricole se ne intende, facendo parte della CIA, che è l'organo di intelligence dei "forensi" (non i penalisti che operano nel foro, ma quelli che vivono fuori porta, in campagna appunto).

Ci tocca, per dovere di cronaca, segnalare il ritrovamento di un galletto occultato in un forno, oggetto di un goffo tentativo di occultamento sotto un cumulo di patate. Volevano forse farlo sparire bruciandolo? Forse avevamo ragione parlando di "lupara bianca"? Peraltro era stato spogliato del suo piumaggio perché non venisse riconosciuto da qualcuno e presentava un colorito bruno, come se fosse stato arrostito. Ma McCallon non è caduto nella trappola e ha prima posto sotto sequestro l'animale, stando attento a non sporcarsi di olio, e quindi ha predisposto le analisi del DNA per accertare se si trattasse di quello ricercato. Purtroppo i marcatori genetici non corrispondevano e quindi a McCallon non è rimasto che riporre l'anonimo pollo, con tutte le patate, nell'archivio situato nel suo stomaco.

Presto nuovi aggiornamenti!

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L'ispettore McCallon, agente segreto con licenza di "magnare"!

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La rievocazione del “Giuramento dei Baroni” alleati contro Ferrante di Aragona, già tenutasi lo scorso anno con eccezionale successo di pubblico grazie all’impegno del Gruppo Filamenti, che ha confezionato i bellissimi abiti d’epoca e curato la Cena Medievale, facendosi in pratica carico della maggior parte del lavoro, lasciando all’UNLA il compito di procedere alla scrittura di testi e sceneggiatura, si è ripetuta anche nell’anno in corso, il giorno dodici di agosto. Nel 2017, ferma restando la centralità operativa soprattutto di Filamenti, a cui occorre rinnovare i più fervidi complimenti per il grande impegno profuso e per l’ineccepibile lavoro svolto, ancora suffragata dall’UNLA e da altre Associazioni (i ringraziamenti vanno estesi ovviamente anche ai bravissimi figuranti volontari), la spettacolare rievocazione del Giuramento è entrata a far parte di un progetto di più ampio respiro denominato REGINA VIARUM, che unisce quattro comuni: Lacedonia (comune capofila), Bisaccia, Montefalcione e Pietradefusi, beneficiari del finanziamento a valere sulle risorse del POC 2014/2020, Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.

Eterogenei sono gli avvenimenti storici oggetto di rievocazione: “La Congiura dei Baroni” di Lacedonia (12 agosto), “Sui sentieri di caccia con Federico II” di Bisaccia (14 agosto), “La traslazione delle spoglie di San Faustino Martire” di Pietradefusi (27 agosto), “Le batterie del Tracco” di Montefalcione (23 dicembre).

Sunto storico della Congiura dei Baroni e del ruolo di Lacedonia

Il giorno undici di settembre dell’anno 1486, Lacedonia fu il proscenio di un evento storico importantissimo per il futuro del Regno di Napoli e, in prospettiva, dell’intera penisola italiana. Vi si tenne, infatti, il “Giuramento” dei Baroni, che avevano aderito ad una cospirazione contro Ferdinando I d’Aragona, altrimenti detto Ferrante, reo di aver accentrato eccessivamente il potere, esautorandoli, e di aver ridimensionato i loro antichi e consolidati privilegi soprattutto in materia economica.

Precisa narrazione della sequenza dei fatti è nelle opere di Camillo Porzio, del Giannone e, per quel che concerne il coinvolgimento di Lacedonia, soprattutto di Giulio Cesare Capaccio, il quale pubblicò il testo originale dell’atto notarile, Datum Laquedoniæ die vero undecimo Septembris quintae indictionis, (stilato a Lacedonia il giorno undicesimo di settembre della quinta indizione -1486), firmato dai Baroni e dai loro rappresentanti in presenza di un notaio, che costituisce la testimonianza migliore dell’accaduto essendo esso un atto pubblico coevo ai fatti.

Padrone di casa, all’epoca, era Pirro del Balzo, feudatario in grazia del matrimonio contratto con Maria Donata Orsini, che gli aveva portato in dote città e territori, tra i quali Lacedonia e tutto il suo agro, luogo che fu scelto, come riportano le fonti, perché reputato libero da spie aragonesi.

Presso l’antico castello degli Orsini convennero i personaggi più influenti e potenti, i quali costituivano il fulcro del nuovo tentativo di sovvertire e sconfiggere il potere aragonese. I nomi sono certi, perché desunti dall’atto notarile. C’erano Don Pirro del Balzo, Principe di Altamura e Gran Conestabile del Regno di Sicilia, che rappresentava anche Don Pedro de Guevara, Marchese del Vasto Aimone e Gran Siniscalco del Regno; Antonello Sanseverino, Principe di Salerno e Ammiraglio del Regno, che rappresentava anche Don Barnaba Sanseverino, Conte di Lauria; Andrea Matteo Acquaviva, Principe di Teramo e Marchese di Bitonto; Don Giovanni Andrea da Perugia, dottore in diritto, avvocato, e procuratore per la parte di Don Girolamo Sanseverino, Principe di Bisignano e Gran Camerario del detto Regno di Sicilia; Don Carlo Sanseverino, Conte di Mileto; Berlingario e Raimondo Caldora e Giovanni Antonio Acquaviva, Don Bernardino Minutolo Barone di Spinosa, Don Nicola Angelo D’Aniello di Salerno, Barone di Petina, Don Amelio Senerchia Barone di Senerchia. Il documento non riporta però i nomi di due figure di spicco della congiura, ovvero quello del segretario del Re, Antonello Petrucci, e del Conte di Sarno Francesco Coppola. In effetti erano stati tratti in arresto da Ferrante in data precedente al giuramento.

Per dare più forza al Giuramento, esso fu pronunziato solennemente nella Chiesa di Sant’Antonio, sull’ostia consacrata dal sacerdote don Pietro Guglielmone. Per quale motivo l’ostia non fu consacrata nella Cattedrale antica, visto che Lacedonia era sede di diocesi?

Appare evidente che il Vescovo coevo, Nicola De Rubinis, nominato soltanto poche settimane prima, ovvero il due di giugno, non volle saperne d’immischiarsi, quasi certamente in omaggio alla nuova politica del papato, che aveva ritirato l’appoggio ai Baroni. E dunque, per sottrarsi alle probabili ire di Ferrante, estremamente vendicativo, e allo stesso tempo per non inimicarsi troppo i feudatari, tra i quali quello di Lacedonia, Pirro, si defilò delegando un semplice prete.

E fu lungimirante, perché la cospirazione avrebbe avuto un esito catastrofico per i Baroni a distanza di pochi mesi. Nel 1487, infatti, Ferrante, sia pure ricorrendo ad uno stratagemma, debellò i congiurati, privandoli dei possedimenti e della stessa vita.

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Ciro D'Agostino detto Yanez

Nuovo colpo di scena nel misterioso caso della sparizione del galletto e del "mezzo agnello vivo" a Lacedonia. Il detective McCallon, il cui teorema iniziale è stato brillantemente demolito dall'avvocato Zuzù, ha ora a disposizione una nuova pista da seguire: la cosiddetta "pista bergamasca". Si è fatto avanti ieri in serata un nuovo testimone, Ciro D'Agostino detto Yanez, perché sodale di Mario Sandokan nelle cene dei pirati, il quale ha affermato di aver udito una persona, a lui però ignota, profferire minacce all'indirizzo del galletto, reo di rompere i cosiddetti a tutte le ore non lasciando riposare nessuno. Pur non avendo potuto fare nomi, il testimone ha reso una dettagliata descrizione della persona vista e udita in Via De Sanctis, ovvero a pochi passi dal luogo del rapimento, che da McCallon è stata definita Ignoto 45. Si tratterebbe di un uomo tra i 40 e i 45 anni di età, di altezza media, capelli radi, senza peli sulla lingua, che presentava un forte accento lacedoniese, con qualche parola bergamasca (Bergamo Alta, naturalmente). Da tale particolare il nuovo indizio è stato ribattezzato dagli inquirenti Pista Bergamasca.

Si riaffaccia dunque di nuovo l'ipotesi di una vendetta o di un regolamento di conti nei confronti del galletto "scassaombrelli". A tale proposito è venuta fuori una "teoria del complotto", con la quale si sostiene che il pennuto sia stato al centro di un summit tra bande di residenti esasperati delle vie De Sanctis e Galilei, ove il gallo ha il suo pollaio. Non esiste all'atto, però, nessuna prova che tale notizia non costituisca un depistaggio (c'entrano in qualche modo i servizi deviati di lontana memoria?) o che non sia frutto della fantasia dei complottisti che credono agli Ufo, sostengono che l'uomo non è mai stato sulla luna e che un gruppo di potenti della terra voglia creare un nuovo ordine mondiale. Il galletto è forse stato rapito per volontà del Gruppo Bilderberg, della Massoneria o degli Illuminati? Non lo sappiamo, ma la situazione si complica. Intanto il programma Chi l'ha visto ha lanciato un appello per il ritrovamento del pollo fornendone la descrizione, mentre il programma Chi l'ammuo ... ha sottolineato che esistono poche speranze di ritrovarlo vivo. Ancora  niente notizie neppure sulla sorte del "mezzo agnello vivo". Tutto lascia pensare che sia stato coinvolto nella vicenda senza colpa e suo malgrado. Quando ci saranno, forniremo tutti gli aggiornamenti sul caso!

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L'identikit di Ignoto 45

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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