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Il 18 di maggio, pur con tutte le misure di sicurezza previste dall’odierno accordo tra Governo italiano e CEI, le messe saranno riaperte alla partecipazione dei fedeli: la qual cosa, debbo dire, mi fa piacere, perché per molti credenti l’appuntamento quotidiano con l’Eucarestia costituisce fonte di enorme consolazione e, anzi, un imprescindibile stimolo per andare avanti.

Stamattina, passandovi nei pressi, ho notato che la porta della cattedrale di Lacedonia era socchiusa e ciò ha costituito, per me, un richiamo irresistibile: pur sapendo che non è ancora possibile, come detto, seguire le funzioni religiose, del pari sono consapevole che non è affatto vietato gettare uno sguardo all'interno e piegare le ginocchia recitando mentalmente una preghiera. Ci si può porre in raccoglimento, indossando mascherina e guanti, rigorosamente da soli.

Confesso che mi ha prodotto un certo qual senso di soffusa malinconia navigare con l'occhio nel vuoto di una chiesa così grande, quella che mi ha visto, bambino, ricevere il battesimo. Nel presbiterio don Giuseppe, il parroco, era intento ad apparecchiare l'altare come se dovesse officiare una messa solenne in presenza di migliaia di persone. D'un subito, però, mi sono reso conto della banalità del pensiero che ho formulato: come accogliere, se non con tutte le accortezze, Dio stesso, il Figlio, che si transustanzia nel pane e nel vino? Questa è la nostra fede.

Vedendolo armeggiare con uno smartphone e un cavalletto mi sono reso peraltro conto che don Giuseppe sarebbe comunque stato in ottima compagnia, sia pure virtuale: usa trasmettere le celebrazioni sulla pagina facebook delle parrocchie, ragion per la quale continua a nutrire non la speranza, ma la certezza che tanti fedeli si colleghino e, almeno in spirito, partecipino al Sacrificio Eucaristico. Sulla qual cosa non nutro dubbi neppure io. Quando un grave pericolo prossimo incalza le nostre vite, spalancando il nostri occhi sulla estrema fragilità e sulla caducità dell'epifania umana, il rifugio naturale è la dimensione ultraterrena, le braccia del Creatore. Certo anche a lui, da sacerdote, avrebbe fatto molto piacere un’anticipazione della riapertura delle chiese al culto normale prima della data stabilita, ma l'obbedienza è parte della sua regola di vita cristiana e giammai si sarebbe lasciato andare alla superbia, primo dei vizi capitali. Gli ho chiesto da lontano cosa ne pensasse e mi ha risposto: «la legge è legge e va rispettata». È sempre stato in linea perfetta con quanto ultimamente ha affermato Papa Francesco. Don Giuseppe sa perfettamente che occorre dare a «Cesare quel che è di Cesare», egli che giornalmente dà «a Dio quel che è di Dio», facendo anche tutto il possibile per il benessere materiale dell'essere umano. È lui, infatti, ad occuparsi in prima persona delle attività della Caritas, nel silenzio imposto proprio dai Vangeli laddove affermano che non debba sapere la mano destra ciò che fa la sinistra. Ancora, tiene molto anche alla salute dei parrocchiani. Agli inizi di marzo, quando ancora non s'era diffuso alcun allarme e non erano state prese misure di nessun tipo, egli aveva preso l’iniziativa di inibire l’uso delle condoglianze in chiesa, anticipando, di fatto, ciò che avrebbe deciso la CEI subito dopo i fatti di San Marco in Lamis, ove furono molti i contagiati che avevano partecipato ad un funerale.

Quando lo seppi, mi congratulai interiormente con un sacerdote che aveva avuto il coraggio di prendere una decisione che, sulle prime, poteva risultare impopolare, ma che nei fatti ha poi incontrato il favore di tutti i parrocchiani, nessuno escluso, quando l’epidemia ha cominciato a diffondersi a macchia d’olio.

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magistrale antico

Quando si è sparsa la voce, tra le amministrazioni locali dell’Alta Irpinia, che i senatori De Petris, Verducci, Errani, Grasso, Laforgia, Nugnes e Fattori avevano presentato presso la Settima Commissione permanente del Senato (Istruzione pubblica etc.) un emendamento vertente sul dimensionamento scolastico, tema particolarmente sentito nell’ambito delle piccole comunità, la totalità dei sindaci di paesi che registrano la presenza di Istituti scolastici dotati di autonomia si sono immediatamente attivati contattandosi a vicenda per stabilire iniziative comuni e per coinvolgere, nelle stesse, anche i primi cittadini dei borghi che non ospitano scuole, ma che tradizionalmente fanno capo alle istituzioni scolastiche dei centri abitati vicini.

L’adesione all’azione congiunta è stata totale, segno che è probabilmente in atto il superamento di anacronistici e deleteri campanilismi e che il territorio, nel suo insieme, ha chiara la visione di un contrasto alla decadenza che solo nell’unione può trovare un’efficacia concreta.

L’emendamento de quo, infatti, risulta particolarmente importante per scongiurare la perdita della dirigenza, e quindi di autonomia, delle scuole che insistono nelle comunità meno numerose, in quanto «prevede che il dimensionamento venga portato da 600 a 500 unità per tutti gli istituti e soprattutto che tale limite sia completamente eliminato per le istituzioni scolastiche situate nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche».

Questo in altri termini porterebbe, laddove fosse accolto l’emendamento, alcuni paesi al recupero della dirigenza, mentre allontanerebbe tale spettro non troppo remoto per altri comuni che corrono gli stessi rischi, perché il depauperamento antropico e la conseguente diminuzione di utenza scolastica discente riguarda tutti, nessuno escluso.

Il testo in discussione, a tal proposito, è la legge 8 aprile 2020, n. 22, avente ad oggetto le misure urgenti sulla regolare conclusione dell’anno scolastico 2019/20, l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020/21 e sullo svolgimento degli esami di Stato (1774).

E in tale ottica di pianificazione congiunta, quale primo passo è stato deciso dai sindaci di tutti e 25 i comuni dell’Alta Irpinia di intervenire nella discussione con una lettera, indirizzata a tutti i senatori della Settima Commissione del Senato, a sostegno dell’emendamento di cui sopra. Visti i tempi ristretti e stante l’impossibilità di incontro materiale a causa dell’emergenza Covid, la stesura e la firma a nome di tutti è stata delegata al comune di Lacedonia, nella persona del sindaco Antonio Di Conza, che ha poi trasmesso il testo ai colleghi di Bagnoli Irpino, Calabritto, Caposele, Cassano Irpino, Castelfranci, Montella, Nusco, Senerchia, Andretta, Aquilonia, Bisaccia, Cairano, Calitri, Conza della Campania, Guardia Lombardi,  Lioni, Monteverde, Morra De Sanctis, Rocca San Felice, Sant’Andrea Di Conza, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora, Torella dei Lombardi e Villamaina, che ne hanno approvato la spedizione.

Il Magistrale fondato da De Sanctis

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amuchina

Che le scuole di Lacedonia abbiano ereditato i frutti di una tradizione la cui nascita data all'epoca nella quale Francesco De Sanctis era ministro della Pubblica Istruzione, essendone peraltro stato ispiratore e demiurgo, è cosa che molti (forse) conoscono. Che attualmente i vari indirizzi di studio - parliamo ovviamente delle secondarie di secondo grado - siano ben avviati verso l'eccellenza didattica, che sovente si traduce nella concretezza della realizzazione pratica, è di contro realtà poco risaputa nel territorio, almeno non quanto meriterebbe. Tutto il suo valore l'istituto de quo, diretto dalla D. S. dott.ssa Alfonsina Manganiello, coadiuvata dalla vice Anna Maria Ruggiero, lo sta dimostrando, con opere concrete, proprio nei difficili frangenti di questa pandemia, che non soltanto non è riuscita a paralizzare l'azione, ma addirittura ha proposto alla scuola nuove sfide creative, che sono state affrontate e vinte. All'interno delle sue mura, nel rispetto totale di tutte le norme di prevenzione, si producono infatti disinfettanti come l'amuchina, visiere anticontagio, la cui parte superiore viene prodotta con stampante in 3D e valvole per ventilatori polmonari, sempre in plastica stampata in 3D.

La proposta alla dirigenza scolastica è stata avanzata dal sindaco di Lacedonia, Antonio Di Conza, il quale, nella sua qualità di autorità garante della salute pubblica e di coordinatore di ogni azione connessa all'emergenza, si è occupato anche della supervisione, oltre che di tenere i contatti con gli eterogenei soggetti in campo, ovvero i destinatari dei prodotti. Infatti parte delle visiere vengono fatte recapitare dal Comune al Poliambulatorio "San Gennaro" di Napoli e parte restano presso l'Ente per gli operatori volontari locali, mentre le valvole, elementi essenziali dei ventilatori polmonari, finiscono alla Protezione Civile regionale. Per quel che concerne l'amuchina, invece, essa viene distribuita alle forze dell'ordine, alla casa di riposo per anziani "Ciriello" e al Centro "Sant'Anna", ove sono ricoverati i degenti che presentano patologie psichiche.

Naturalmente l'iniziativa è stata portata all'attenzione del Commissario straordinario facente funzioni del Consiglio d'Istituto, prof. Angelo Lanzetta, che l'ha approvata essendo conforme alle normative nazionali e regionali. 

Due i gruppi di lavoro che operano presso la scuola, composti da giovani laureati in ingegneria chimica o meccanica e studenti iscritti all'IOS. Per quel che concerne le visiere e le valvole sono impegnati nella produzione i fratelli Gerardo e Mattia Pignatiello, suffragati dal prof. Maurizio Manganiello. L'amuchina invece viene prodotta da Gerardo Pignatiello, Roberto Toto e Miriam Solazzo, con la supervisione del prof. Franco Schena.

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Le foto sono tutte del 2019 e quindi sono precedenti alla pandemia e ai conseguenti divieti

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Processione per il Corpus Domini anno 2019

Il tempo ci trascina nel suo vortice inarrestabile e nessuno di noi ha la possibilità di resistergli. Era il 28 di aprile del 1999 e il nuovo millennio bussava ormai alle porte della storia. Si apriva una nuova epoca per l'umanità ed anche per don Giuseppe, al secolo Jaison Jose, nato in India, nello stato meridionale del Kerala, e giunto in Italia in qualità di missionario con un confratello, quindi passato in forza alla diocesi di Ariano - Lacedonia: in quella data egli abbracciava totalmente la vita ecclesiastica donandosi completamente al servizio di Dio e del prossimo. Dopo un lungo periodo trascorso come parroco nella comunità di Zungoli, che ha maldigerito la sua partenza, essendo egli estremamente benvoluto, eccolo di ritorno a Lacedonia, ove era già stato un paio di anni a guidare, con il confratello di cui sopra, la parrocchia di Santa Maria.

Personalmente in lui ho trovato un amico e un sicuro riferimento spirituale, essendo la sua fede solida come una corazza, come è nella cultura della progenie che abita l'estrema propaggine indiana: non conoscono vie di mezzo e quindi non scendono a compromessi. Se sono cristiani lo sono davvero e si tengono lontani da quel tepore, che non pare voler giungere al calore, che caratterizza il cattolicesimo da salotto di molti dei noidicenti cattolici (ferme restando le ovvie e numerose eccezioni).

21 anni di servizio prestato, per don Giuseppe, molto interessato anche alle opere di carità. Del resto nel suo Paese d'origine la povertà è molto diffusa, pertanto il Vangelo è vissuto nella sua accezione più piena.

Dal 2019 don Giuseppe è ufficialmente cittadino italiano ed oggi coniuga alla perfezione le migliori caratteristiche indiane e nostrane.

AUGURI A TE, DON GIUSEPPE, CARO AMICO MIO!

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Processione Madonna del Carmelo anno 2019.

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Pellegrinaggio a Colel Valenza ed Assisi anno 2019.

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Consegna di attestazione di benvenuto da parte del sindaco Antonio Di Conza, anno 2018

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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