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drone

Non credo che la pubblica opinione si renda ancora conto del ruolo che in un futuro molto prossimo rivestiranno i droni, quegli oggetti volanti, comandati da remoto, che nell’immaginario collettivo erroneamente si reputa siano ancora parte dell’aeromodellismo. Nei fatti, di contro, essi rivestono un ruolo di primaria importanza già oggi in eterogenei comparti, destinati, peraltro, ad allargarsi a dismisura: utilissimo è il loro uso nell’ambito della sicurezza e del tracciamento aereo, tanto è vero che sono in uso alle forze di polizia; si sono rivelati strumenti indispensabili nel monitoraggio ambientale, ad esempio nella ricerca di dispersi in aree difficilmente raggiungibili, come pure è comprovata la loro efficacia nel corso di calamità naturali, quali gli incendi boschivi, ma anche i terremoti, gli tsunami e così via. Se le riprese aeree con telecamere montate su drone sono ormai la norma, non bisogna dimenticare quanto sia importante la loro funzione di telerilevamento degli inquinanti presenti in atmosfera attraverso sensori specifici. Ma questo è ancor poco. È di pochi giorni or sono la notizia che, negli Stati Uniti, un rene da trapiantare è stato inviato con un drone, per risparmiare tempo preziosissimo, dall’ospedale dove è stato espiantato al centro dove è stato trapiantato con successo. Insomma, il loro uso è pressoché illimitato: ad esempio sono stati effettuati esperimenti per la consegna di piccoli pacchi da parte di Amazon o delle pizze a domicilio di Domino's. Stando a quanto afferma l’Unione europea, nel giro di due lustri il mercato dei droni in Europa varrà almeno 15 miliardi, mentre a livello mondiale si prevede che il giro di affari toccherà, nello stesso periodo, i 130 miliardi di dollari. Non sono in pochi a preconizzare che nel volgere di un triennio i droni saranno come gli smartphone, diventando dispositivi personali da utilizzare nella vita quotidiana. Tutto ciò si trasformerà in potenziale lavoro per le nuove generazioni, tematica particolarmente cara all’IOS “Francesco De Sanctis” di Lacedonia, che, come è noto, vanta indirizzi di studio tecnico all’avanguardia e di assoluto prestigio, anche in forza della secolare esperienza maturata (ai primi anni del 1900 data l’apertura di una Scuola Tecnica a Lacedonia).

Non deve dunque destare meraviglia il fatto che la scuola guidata dalla D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine abbia incentrato la propria attenzione su un ambito gnoseologico tanto ricco di future opportunità lavorative per i propri studenti, al punto da aver fatto entrare lo studio dei droni nella propria programmazione e da aver creato un team di alunni denominato blueDrone.

Lunedì 6 maggio, dunque, con inizio alle ore 10.00 antimeridiane, presso il Teatro comunale di Lacedonia, la scuola ha organizzato un convegno tematico concernente proprio il drone e le sue applicazioni.

A moderare saranno il prof. Angelo De Anseris e la prof.ssa Maria Teresa Mele, mentre i saluti istituzionali sono affidati D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine, al sindaco di Lacedonia avv. Antonio Di Conza e al D. S. emerito dell’IOS de quo prof. Antonio Bozzone. Interverranno, nell’ordine, gli studenti Alfonso Pio Pasciuti e Mattia Pignatiello del team blueDrone, la dirigente della Protezione civile della Regione Campania dr.ssa Claudia Campobasso, l’ing. Diodemo Senese, esperto in ricerca e sviluppo droni militari, Agostino Napoli, pilota APR, il dott. Antonio Gisi, esaminatore ENAC, l’ing. Maurizio Manganiello, ingegnere strutturale, il com.te Michele Caponigro, responsabile del settore Protezione civile del Comune di Lacedonia e Francesco Giacobbe, responsabile Associazione Volontariato Flumerese.

Tutta la popolazione è invitata a partecipare.

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modesti

A dieci anni dalla sua inaugurazione, il Museo Archeologico di Bisaccia, in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno e la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino ha organizzato l’incontro di studi “Giancarlo Bailo Modesti e la ricerca archeologica nell’alta valle dell’Ofanto” che si svolgerà sabato 4 maggio 2019 alle ore 11.00 nella sala conferenze del Castello Ducale di Bisaccia.

Noto archeologo protagonista di importanti studi e ricerche sull’Irpinia d’Oriente e su Pontecagnano, il prof. Bailo Modesti, milanese di origine e per anni docente di preistoria e protostoria all’Università L’Orientale di Napoli, è scomparso prematuramente nel 2008. Protagonista assoluto della ricerca archeologica in provincia di Avellino, per oltre venti anni ha concentrato il suo interesse soprattutto tra le colline di Cairano e Bisaccia, dove ha portato alla luce insediamenti e necropoli che hanno permesso di ricostruire attraverso la cultura materiale la storia delle origini del popolo irpino.

Dopo i saluti di Marcello Arminio, Sindaco di Bisaccia, Domenico Biancardi, Presidente della Provincia di Avellino, Francesca Casule, Soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, e l’introduzione di Giampiero Galasso, direttore del Museo Archeologico di Bisaccia, interverranno Luca Cerchiai, docente di Etruscologia e antichità italiche all’Università degli Studi di Salerno, Gabriella Pescatori, già direttore archeologo per la Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, e Paola Aurino, funzionario archeologo presso la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli.

Atteso da studiosi e appassionati l’intervento di Luca Cerchiai, direttore del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Ateneo salernitano e autore di numerose pubblicazioni scientifiche sugli antichi popoli della Campania preromana, ma anche funzionario archeologo agli inizi della sua carriera nel corso delle indagini di scavo compiute da Bailo Modesti nel nostro territorio.

Al termine dell’incontro seguirà lo scoprimento della targa di intitolazione della sala in cui è stata ricostruita la cd “Tomba della Principessa” alla memoria dell’archeologo che l’ha scoperta nel lontano 1976 e l’ha resa nota al pubblico e alla comunità scientifica internazionale.

Locandina Convegno

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cavallari modificato 1

Brenno Cavallari era un figlio d’Irpinia, la terra che lo ha colpevolmente dimenticato.
Ho ricostruito la sua storia su “il Quotidiano del Sud” del 21 ottobre 2018 e nel mio libro “Irpini. Storie di uomini tra guerre e Resistenza”, pubblicato nell’ambito dell’iniziativa della Delegazione Regionale dell’UNLA, con sede a Lacedonia, denominata “Scrigno della memoria d’Irpinia”, che è parallela alla costituenda BIBLIOTECA DEGLI AUTORI IRPINI progettata dall'UNLA di Lacedonia in collaborazione con il Comune.

Fu un’alba tragica quella del 12 luglio 1944. Sessantasette internati del campo di concentramento di Fossoli, una frazione a sei chilometri da Carpi nel modenese, furono uccisi nel vicino poligono militare di Cibeno. Uomini dai 16 ai 64 anni, originari di tutte le regioni italiane, che avevano combattuto contro i repubblichini di Salò e gli invasori nazisti, furono trucidati e ammassati in una fossa, che poi venne sepolta anche da un criminoso silenzio che allontanò la verità e cancellò la giustizia su questo macabro crimine. La strage viene ricordata ogni anno da familiari, istituzioni e associazioni, ma resta un avvenimento pressoché sconosciuto all’opinione pubblica italiana, sempre pronta a omologarsi all’etica di un colpevole disinteresse nei confronti della Storia del Novecento. Questa amara riflessione vale anche per l’Irpinia, perché a Cibeno a cadere sotto il fuoco nazista fu Brenno Cavallari, nato a Monteverde il 12 agosto 1893.

Ancora ragazzino si trasferisce a Milano con i genitori e a diciassette anni ricopre incarico di segretario provinciale dei fasci giovanili socialisti. Nel 1919 dirige la cooperativa di produzione e consumo “L’Alleanza”, costituitasi nel Comune di Magenta, in provincia di Milano, dove diventa vicesindaco, nell’amministrazione socialista guidata dal sindaco Camillo Formenti, eletta il 10 ottobre 1920 e che resta in carica fino al 12 novembre 1921. Siede nella giunta comunale con Carlo Fontana, primo sindaco di Magenta dopo la Liberazione, il quale, appena insediatosi nel 1946, intitolò la strada della stazione proprio all’antifascista di Monteverde.

Nel 1924 Cavallari è costretto a dimettersi dai suoi incarichi e ritorna a Milano, dove diventa il proprietario di un’agenzia di servizi e stringe rapporti d’amicizia con Riccardo Lombardi, tra i fondatori nel 1942 del Partito d’Azione, di cui fu segretario dal 1946 fino allo scioglimento nel 1947, per poi aderire al Partito Socialista Italiano. Membro della delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale che trattò con Benito Mussolini la sua resa, Lombardi è nominato prefetto di Milano dopo la Liberazione e ministro dei Trasporti nel primo governo di Alcide De Gasperi. Cavallari e Lombardi, insieme, furono protagonisti di numerose azioni di aperto contrasto al regime fascista.

Nel 1942 Cavallari aderisce al Partito d’Azione e contribuisce in maniera decisiva alla pubblicazione del giornale “L’Italia Libera”. Con l’inizio della Resistenza armata entra a far parte del Corpo Volontari della Libertà, assumendo il grado di tenente colonnello, e agisce nelle zone della Valle Codera, della Valle Brembana e del Canton Ticino. E’ tra i più stretti collaboratori di Leopoldo Gasparotto, il comandante in Lombardia delle Brigate Giustizia e Libertà, la rete armata del Partito d’Azione, poi fucilato dai nazisti il 22 giugno 1944.

Catturato il 16 marzo 1944, Cavallari viene tradotto nel carcere milanese di San Vittore e poi trasferito a Fossoli. All’alba del 12 luglio 1944, su ordine del comando della Gestapo di Verona, nel poligono di Cibeno i nazisti uccidono con un colpo d’arma da fuoco alla nuca sessantasette prigionieri del campo di Fossoli, tra cui l’irpino Cavallari. I corpi, ricoperti di calce viva e gettati in una fossa comune, sono riesumati e riconosciuti il 17 e 18 maggio del 1945. Le esequie solenni di tutte le vittime vengono celebrate il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster. Il partigiano nato a Monteverde riposa da quel giorno nel Cimitero Maggiore Musocco di Milano, nel “Campo della Gloria”, che racchiude seicento tombe di uomini e di donne che hanno lottato contro il nazifascismo.

Cavallari ha attraversato gli anni più bui del Novecento, pagando con la vita il riscatto politico e morale dell’Italia. Interpretò la propria esistenza difendendo gli ideali e i principi nei quali aveva sempre creduto.

Ricordarlo è per me un onore.

irpini

Il libro de quo

clerico

Carmine Clericuzio

 

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scacchicalitri

Più che un gioco, gli scacchi sono considerati, a giusta ragione, un’arte la cui pratica è, per giunta, difficilissima. Si tratta di una sorta di arte della guerra, i cui fondamenti furono probabilmente formulati intorno al sesto secolo della nostra era in India, mentre altri, in minoranza, affermano invece che essi trovino origine nell’antica Cina. Comunque sia, per usare una metafora abbastanza calzante, i due contendenti sono impegnati a muovere i propri passi su un filo teso, impossibilitati a concedersi la pur minima distrazione, che risulterebbe fatale per gli esisti della gara. “Saper giocare”, nel senso di conoscere le regole, non basta affatto a diventare campioni o maestri di scacchi, ma colui il quale ambisca a tale traguardo deve necessariamente possedere un intelletto affinato ed avvezzo alla lungimiranza. Ragion per la quale tale pratica costituisce un ottimo training per lo sviluppo delle facoltà intellettive, con particolare riguardo a quelle che sovrintendono alla concentrazione e alla capacità di prevedere, in qualche maniera, il comportamento dell’alterità e la soluzione dei problemi.

Non è dunque un caso se gli scacchi sono sempre più diffusi in ambiente scolastico e se le istituzioni de quibus investono tempo ed energie nell’insegnamento di tale disciplina.

E a quel che pare il “Maffucci” di Calitri, diretto dal D. S. Gerardo Vespucci, non si fa mancare proprio nulla, ottenendo risultati di grandissimo rilievo.

Ultimo in ordine di tempo, la vittoria ai campionati sportivi studenteschi della Campania, che si sono tenuti il giorno 17 del corrente mese presso il Convitto Nazionale di Avellino.

Guidati dai professori Gerardo Pandiscia e Antonio Famiglietti, gli studenti del “Maffucci” hanno letteralmente sbaragliato gli avversari nella categoria juniores-maschile, riuscendo, per la prima volta nella storia dei campionati succitati, a conquistare la vittoria e a portare il titolo di campioni regionali in provincia di Avellino. Ci pare doveroso riportare i nomi degli appartenenti alla compagine partecipante (in ordine alfabetico): Yuri Andreacci, Alessandro Astone, Vincenzo Galgano, Carlo Maria Tartaglia, Guerino Maria Tartaglia, Francesco Zazzerini e Simone Ziccardi.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

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Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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