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terre

All’una di notte del 23 di luglio del 1930 una violentissima scossa sismica venne a ricordare alle genti dell’Irpinia orientale quanto caduco sia il percorso umano su questa terra. Taluno raggiunse anzitempo l’estremo confine dell’esistenza fisica e moltissimi, i reduci, furono costretti a mutare il loro percorso, indeboliti e all’un tempo rafforzati da una nuova consapevolezza: l’ineludibile fragilità dell’essere umano.

In ricordo dell’evento è stata celebrata a Lacedonia, dal parroco don Sabino, una messa in Piazza San Nicola, ove è collocato il monumento alle vittime.

Dai racconti degli anziani si evince che fu una notte molto strana. Per quanto anche in piena estate l’aria, tra le nostre montagne, rinfreschi notevolmente, una inusuale calura s’era impadronita delle ombre serotine e si manifestava in vapori che sembrava sortissero direttamente dal ventre della terra. Un abbaiar di cani convulso e costante, gli inusuali belati di pecore ed agnelli, il chiocciare delle galline, insomma una sorta di agitazione generale che sembrava attraversare l’ambiente naturale, come una scarica di elettricità, erano i cattivi presagi che la gente avrebbe decifrato soltanto in seguito. Si dice che gli animali riescano a presentire con anticipo la sventura. Quindi, verso la mezzanotte e mezzo, un silenzio quasi irreale ammutolì ogni essere vivente e taceva anche il vento, che era solito arpeggiare delicatamente tra i rami degli alberi. Alle ore una e dieci circa si scatenò l’inferno. Una scossa pari al settimo grado circa della Scala Richter squarciò le viscere della terra, rimestando tutto quanto esisteva sulla sua superficie.

A Lacedonia si contarono centinaia di vittime ed il numero non fu molto più alto soltanto perché, essendo la gente impegnata nei lavori dei campi, molta parte della popolazione aveva dormito in campagna nei pagliai.

Aquilonia era ridotta ad un cumulo di macerie, al punto che il paese non fu più ricostruito in loco.

Questo il video girato dall’Istituto Luce e trasmesso nei cinegiornali dell’epoca.

 

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Frank Cancian

TESTO RICEVUTO DALL’UFFICIO STAMPA DEL MAVI – LO PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE

Piemonte, Sicilia, Sardegna, Campania. Sono ben 23 – per un totale di 65 foto – i fotografi che da tutta Italia hanno scelto di partecipare a “Milleottocento e 1 passaggi”, il progetto nato a Lacedonia per iniziativa del MAVI (Museo Antropologico Visivo Irpino), del Comune di Lacedonia, di LaPilart-associazione di promozione sociale, di InfluAzioni-festival delle arti e della Pro Loco “Gino Chicone” di Lacedonia, in collaborazione con Cortona On The MoveInternational Photography Festival.

Un successo netto e per certi versi inaspettato, se si considera che si tratta dell’esordio assoluto dell’iniziativa. Il tema della prima edizione è “Un paese italiano, 2017”: venti gli scatti scelti dalla giuria (in basso, i componenti), che i partecipanti si sono dilettati a reinterpretare in chiave attuale, così da creare un filo indissolubile tra passato e presente. Il carattere processuale ed evolutivo del concorso rappresenta la sua stessa peculiarità: la decisione di scegliere venti immagini ogni anno garantirà infatti al concorso durata novantennale. Gli scatti dei partecipanti andranno inoltre ad arricchire l’archivio del MAVI, che un giorno disporrà quindi di 3602 foto. In tal modo, parallelamente allo sviluppo dell’arte fotografica, sarà possibile fermare con uno scatto l’evoluzione dell’essere umano: dunque, “la fotografia come mezzo per cogliere l’uomo del XXI secolo, così come, crediamo, Cancian ha colto ‘l’uomo’ in un paese irpino nel 1957”, spiegano dall’organizzazione.

L’atto finale dell’evento si terrà dal 9 all’11 agosto a Lacedonia: alla presenza del professor Frank Cancian e della sua famiglia, verranno rese note le venti foto dell’antropologo americano selezionate quest’anno e quelle dei vincitori e si terranno momenti di approfondimento sull’importanza della rete museale per lo sviluppo del turismo nelle aree interne.

LA GIURIA.

Sarà un sestetto di spessore a valutare le immagini. La giuria sarà infatti composta da:

Antonio Carloni – direttore esecutivo COTM

Salvatore Di Vilio – fotografo

Nicola Loviento – consigliere nazionale FIAF

Annalisa Cervone – antropologa

Aldo Colucciello – antropologo

Leandro Pisano - giornalista

Cos’è il Museo Antropologico Visivo Irpino

Il MAVI, che verrà inaugurato il prossimo 9 agosto, ha sede in uno stabile dell’Ottocento nel cuore di Lacedonia, in passato adibito a carcere circondariale e poi a pretura mandamentale e ristrutturato dopo il sisma del 1980, a due passi dallo storico Istituto Magistrale “Francesco De Sanctis”.

E’ figlio della curiosità di un giovanissimo antropologo, prima, e della passione civile di un gruppo di lacedoniesi, poi. Il Museo Antropologico Visivo Irpino è un progetto che nasce alcuni anni fa, dopo la pubblicazione del libro “Lacedonia, un paese italiano, 1957”, di Frank Cancian. Elemento fondante del museo è costituito dalle 1801 foto che il professor Cancian ha messo a disposizione dei visitatori. Si tratta di immagini scattate tra il gennaio e il luglio del 1957, periodo che l’allora ventiduenne Cancian trascorse a Lacedonia dopo aver vinto una borsa di studio con La Sapienza di Roma. Le foto sono preziosissime (non a caso hanno avuto l’immediato ed entusiasta sostegno della Sovrintendenza e della Regione), perché ci restituiscono con vivace immediatezza e con forte impatto visivo ed emotivo lo spirito di quel tempo e di quel mondo contadino ormai scomparso a seguito dell’emigrazione, dopo le enormi trasformazioni del secondo dopoguerra.

Si tratta di scatti che ritraggono i cittadini di un piccolo paese dell’entroterra irpino nella loro quotidianità: al lavoro, a scuola, in casa, nelle masserie, durante le processioni, al bar, in piazza, nel corso di cerimonie. Volti ed espressioni che affermano con incisività ciò che non sempre si ritrova nelle testimonianze scritte.

La ricerca di materiale finora ritenuto di scarso valore per la storia (proverbi, canzoni, foto, quadri) è dunque l’obiettivo del museo: il tutto andrà ad arricchire la già copiosa Collezione Cancian. 

museomavi.it 

Foto Cancian 4

Foto Cancian 2

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carmelo

Si è svolta nella giornata di oggi la tradizionale festa della Madonna del Carmelo. La peculiarità antropologica di tale tradizione è nel fatto che fin da tempi molto antichi l’evento è stato curato dai “maestri muratori”, da cui il nome di “Madonna dei Muratori”, categoria che ha eletto la Vergine a propria protettrice. Nei tempi nostri, ormai, la figura del muratore che lavora a giornata insieme ai suoi manovali non esiste più, soppiantata dalle imprese edili. Ma comunque taluno di questi bravissimi artigiani ancora resiste ed è ancora in prima linea nell’organizzazione delle celebrazioni. Ecco alcune foto.

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SAGE

Portatore di chiarissima fama, oltremodo meritata a mio parere, quella di Paolo Saggese è una delle più note figure di intellettuale che hanno avuto la ventura di venire al mondo nella nostra Irpinia, per quanto, naturalmente, la sua opera sia conosciuta ben oltre i nostri ristrettissimi confini provinciali. Ciò che in pochi sanno, invece, è che egli ebbe a cominciare la sua carriera di docente proprio a Lacedonia, ove insegnò latino e greco presso il Liceo Classico, lasciando nei suoi alunni un ricordo bellissimo che ancora oggi perdura. Domani ritorna presso la nostra comunità onde presentare il suo nuovo volume, dal titolo "Il Processo -  Racconto fantastico sulla corruzione", sequel del precedente "Lettera a un Giudice".

E insomma, non si può proprio dire che Paolo Saggese usi tacere in tanta tamque corrupta civitate, in una Italia più che mai attraversata da scandali che portano in luce la corruzione che è diventata, ma, come meglio è dire, che è sempre stata strumento per la gestione del potere e per l'attribuzione di compiti e funzioni secondo criteri cientelistici e non affatto meritocratici.

Questo il programma. I saluti sono affidati al sindaco Antonio Di Conza, mentre a moderare sarà lo scrivente. Indi interverrà Mariagrazia Passamano, avvocato ed esperta di corruzione internazionale. Naturalmente sarà presente l'Autore.

La location è l'aula didattica del MAVI, Museo Antropologico Visivo Irpino, situato in Largo Tribuni, zona antistante l'ex Magistrale.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

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aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

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