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Costruiamo il futuro conoscendo insieme le nostre radici. È questo il titolo scelto per un lungimirante progetto concepito dall'IOS "F. De Sanctis" di Lacedonia e già in corso di attuazione nei comuni abbracciati dalla istituzione scolastica de qua, diretta, nell'anno scolastico in corso, dalla D. S. prof.ssa Silvana Rita Solimine.

Curato dalla referente scolastica, prof.ssa Giuseppina D'Agostino, il piano operativo punta alla riscoperta della storia dei luoghi, dalla quale attingere contezza delle potenzialità delle quali il territorio è foriero, indispensabili per la costruzione di un futuro possibilmente radioso, stante una situazione generale che produce più di qualche preoccupazione nell'ambito di società che sembrano percepire il "senso della fine", per richiamare una corrente di pensiero letterario e sociologico degli anni settanta. Le implicazioni di tale progettualità, che è all'un tempo idea pedagogica e didattica, non si palesano ad uno sguardo superficiale, ma brillano laddove siano illuminate da un ragionamento rigorosamente logico. Passato e futuro sono niente altro che punti sulla stessa linea temporale e per giunta sono strettamente correlati, nel senso che il futuro dipende dal modo in cui ha trovato epifania il passato, mentre il presente, punto di connessione tra i due eterogenei momenti del tempo, può mutare in meglio (ed in realtà, a mutamento avvenuto, il presente è già passato) laddove si abbiano le idee chiare circa il futuro che si intende costruire. In altri termini, penso che non sia campato in aria il convincimento degli antichi greci, Eschilo in testa, che le colpe dei padri ricadano sui figli, ma, di più, ritengo che i figli si giovino anche delle conquiste dei padri. Noi, in sostanza, viviamo "nel passato" e tale affermazione apparentemente paradossale si chiarisce meglio alla luce di una semplicissima metafora: i momenti che furono sono altrettanti mattoni che costituiscono i muri della casa nella quale abitiamo attualmente, ovvero il presente, nel quale continuiamo ad erigere l'edificio nel quale vivremo e vivranno le generazioni che ci soppianteranno presto o tardi, ovvero il futuro. Conoscere ciò che è stato equivale, quindi, ad essere in possesso della "pianta" della casa comune, per muoversi ed operare al suo interno con disinvoltura ed efficacia. L'alternativa è l'azione al buio, che naturalmente non potrà mai produrre effetti notevoli e duraturi.

In tale ottica, ad esempio, va letto l'odierno evento (siamo al 24 di novembre del 2018), organizzato dal prof. Giovanni Casparriello, tenutosi presso il Teatro comunale di Lacedonia e concernente la storia e la figura di Carlo Gesualdo, il principe dei madrigalisti, come viene chiamato da quando musicisti del calibro di Igor Stravinsky ne riscoprirono la figura, valorizzandola, dopo tre secoli di oblio generato dallo scarso gradimento del quale erano fatti segno i poeti e i musicisti cinquecenteschi e seicenteschi dalle successive scuole di pensiero estetico e letterario. Al di là della curiosità culturale che suscita una figura di uomo e di artista così complessa, per i giovani è importante il valore esemplare del quale egli è portatore, forse non sul piano umano, giacché si macchiò dell'omicidio della moglie e del suo amante, evento che poi lo indusse ad espiare nei modi più eterogenei, ma senza dubbio sotto quello artistico e creativo. Carlo Gesualdo rafforza il nostro principio di identità, ci rende fieri dell'appartenenza ad un territorio che ha saputo partorire dalla sua zolla menti eccelse ed al contempo ci induce ad operare in senso positivo, condizione essenziale perché possa prodursi ripresa e di conseguenza possa essere scongiurato l'annichilimento antropico che molte cassandre presentano ormai come un fatto già compiuto.

Moderato dall'amico Annibale Discepolo, storica firma del quotidiano "Il Mattino", la manifestazione ha avuto inizio con i saluti istituzionali del sindaco avv. Antonio Di Conza e della D. S. prof.ssa Rita Silvana Solimine. Indi sono intervenuti il prof. Casparriello e l'avv. Antonio Di Martino, regista del documentario che è stato proiettato. Sono seguiti gli interventi del notaio Edgardo Pesiri, sindaco di Gesualdo, del prof. Antonio Polidoro, docente presso il Conservatorio San Pietro a Maiella di Napoli, e del dott. Dario Bavaro, presidente dell'associazione Irpinia 7X.

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monteverde rorro

Sarà Monteverde a rappresentare, domani, la nostra regione, la Campania, nella finalissima della competizione televisiva denominata il "Borgo dei Borghi". La trasmissione di RAI 3 svelerà, a partire dalle 21.15, chi si sarà aggiudicata la vittoria sulla scorta delle preferenze acquisite con il televoto. Monteverde va inanellando una serie continua di riconoscimenti, il frutto, evidentemente, di una certosina opera di riqualificazione urbana, ambientale, storica, culturale e di promozione che dura da quasi tre lustri. Queste brevi note vogliono costituire un invito a sostenere il nostro territorio votando, nella speranza che LUPUS IN FABULA possa offrire notizia di un isultato prestigioso.

VOTIAMO IN MASSA!

Quindi domani, 24 novembre, occorre sintonizzare le antenne su RAI 3 e seguire le istruzioni. Una vittoria di Monteverde sarebbe una vittoria per tutta l'Irpinia!

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ROSSA

Mi chiedo come mai si serbi memoria degli estensori della Déclaration des droits de l'homme et du citoyen (Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino) e si sia persa quella di Olympe De Gouge, la rivoluzionaria francese che stilò la Déclaration des droits de la famme et de la citoyenne (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina), che per le sue posizioni libertarie, nel pieno della Rivoluzione francese, finì addirittura per perdere la testa ... sulla ghigliottina, purtroppo! Fatto sta che ella era troppo "femminista" per quei tempi e, ancora, ebbe persino il coraggio di chiedere l'abolizione della schiavitù. Con inaudita violenza, Olympe è stata scaraventata fuori dalla storia, quella ufficiale come è ovvio, uccisa per questo due volte, quasi che il divenire dell'umanità sia stato determinato esclusivamente dalle azioni della sua parte maschile. Nessuno ci pensa mai, ma la discriminazione che da sempre colpisce le donne è una peculiarità profondamente radicata nella cultura soprattutto mediterranea e trova i suoi immancabili echi persino nei testi scolastici. Non esiste comparto della vita sociale o lavorativa che non veda la donna costretta a competere partendo da una posizione di netto svantaggio nella nostra Italia, nella quale, se pure la differenza di genere si va lentissimamente attenuando, pur permangono disparità di trattamento economico e carrieristico estremamente rilevanti. E questa non è forse violenza? Non è violenza, dunque, pretendere dalla donna comportamenti standardizzati, appiattiti su una visione della donna stereotipata, figlia di banalissimi luoghi comuni, colpevolizzandola laddove ella eserciti il suo legittimo e sacrosanto diritto a vivere la propria esistenza come meglio le aggrada? A mio giudizio siamo ancora all'anno zero per quel che concerne l'evoluzione della società in senso paritario. Non mi meraviglia affatto, dunque, che l'epifania di episodi brutali si mantenga costante, in linea, forse, con le epoche pregresse, che pure giudichiamo arretrate. Ce ne sarebbe da dire e da scrivere circa una condizione femminile veramente difficile, paradossalmente non soltanto laddove ci si attende che la brutalità di genere si manifesti, nelle periferie urbane degradate, abitate in prevalenza da persone che non hanno avuto accesso, e non per colpa loro, all'istruzione e che sono cresciute in una placenta ricca di nutrienti "virilisti", per usare un neologismo di nuovo conio, ma che a me pare proprio appropriato se adoperato in senso negativo. La violenza sulle donne è trasversale e non conosce caste o ceti, perché essa affonda le sue radici nella sfera inconscia dell'individuo di sesso maschile, evolutosi (o involutosi) in migliaia di anni di temperie culturale prettamente patriarcale, che non è proprio possibile spazzare via dai comportamenti istintivi tout court, con un semplice colpo di spugna. Occorre dunque insistere in un'opera di capillare ed inesausta sensibilizzazione, in ambito familiare,  in quello scolastico, in quello più largamente associativo, perché la società del domani possa finalmente liberarsi da queste gravi tare, che pesano sulla nostra progenie alla stregua di macigni.

Proprio in tale direzione sono orientate le inziative prese da un gruppo di donne, portatrici delle migliori intenzioni di creare una Consulta femminile a Lacedonia, che ha trovato quale primo atto, quasi una sorta di battesimo, l'installazione di una panchina rossa, che nell'immaginario collettivo ha ormai assunto profonde valenze simboliche in ordine alla lotta contro la violenza perpetrata sulle donne. Da sottolineare innanzitutto la numerosa presenza studentesca e la partecipazione attiva di alunne dei licei che hanno letto alcuni brani estremamente significativi. L'inaugurazione vera e propria è stata preceduta da un convegno che ha visto gli interventi di innumerevoli relatori, in grazia del gran numero di Enti ed associazioni che hanno offerto il proprio sostegno: Comune di Lacedonia, IOS "Francesco De Sanctis", Consorzio "Alta Irpinia", ASL, Parrocchie di Lacedonia, Progetto ASL "Di Donna", Osservatorio sul fenomeno della violenza sulle donne, Consiglio regionale e Consiglio provinciale di parità, Pro Loco Lacedonia, MAVI e infine UNLA. Hanno portato i saluti il sindaco avv. Antonio Di Conza, l'assessore (altri preferisce dire assessora) dott.ssa Marilinda Donatiello, il presidente del Consorzio dott. Stefano Farina, la D. S dell'IOS "De Sanctis" prof.ssa Silvana Rita Solimine, il parroco don Sabino Scolamiero. Sono quindi intervenute la dott.ssa Rosaria Bruno, presidente dell'Osservatorio sopra citato, le dott.sse Michelina Iuliano e Pasqualina Chirico del Consorzio, la dott.ssa Patrizia Delli Gatti referente dell'ASL "Progetto Di Donna" ed infine la Consigliera provinciale di parità avv. Antonietta De Angelis.

Chi scrive tiene soprattutto a sottolineare l'alto valore simbolico, ma anche pratico, dell'iniziativa, impreziosita dalla presenza, come già detto, dei giovani, senza i quali ogni cosa perde molto dei suo senso profondo. Pertanto mi viene facile invitare caldamente le persone, soprattutto quelle in età verde, a presenziare in maniera attiva, auspicando, al contempo, che la nascente Consulta veda l'auspicata partecipazione della fronda più verde della società (soprattutto al femminile, naturalmente).

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monteverde

Non credo che le persone, nemmeno i media, che pure ieri ne hanno dato (stringata) notizia, abbiano ben compreso la portata del premio conferito dalla Commissione europea per l'accessibilità urbana a Monteverde, che lo condivide, per le città con numero inferiore ai 50.000 abitanti, con Viborg, in Danimarca, che di abitanti ne ha oltre 40.000 a fronte dei circa 800 residenti nel borgo nostrano, il quale, vale la pena di ricordarlo, è giunto al 2° posto nei "Borghi più belli d'Italia" ed è ancora in lizza per il "Borgo dei Borghi" (a proposito, continuate ad offrire il vostro sostegno con il televoto).

Si tratta, in realtà, di un riconoscimento gigantesco, stante il puntiglio estremo con il quale in Europa si affrontano certe tematiche. Io ho vissuto diversi anni in Scandinavia ed anche la Danimarca la conosco benissimo: già alcuni decenni or sono da quelle parti erano all'avanguardia rispetto alle problematiche relative alla vivibilità, soprattutto di quanti siano portatori di impedimenti fisici, ma anche psicologici. È una questione di civiltà, che Monteverde, nelle persone dei suoi amministratori, coltiva ormai da diversi lustri, come dimostrano i fatti. Il premio, dunque, non è fiorito d'incanto, come per magia, ma è il frutto di un lavoro certosino ed incessante che ha visto Franco Ricciardi, il sindaco, Tonino Vella, il suo vice, tutti i membri dell'amministrazione e delle associazioni territoriali, tra le quali la Pro Loco, con il presidente Rocco Vella ed il vice Tonino Pagnotta, sfinirsi letteralmente non solo in una programmazione lungimirante, ma soprattutto in una quotidiana azione di cura e di successiva promozione del territorio, sorretti da una grandissima ed encomiabile fiducia nelle possibilità di ripresa dei nostri paesi, che molti danno già per spacciati (non senza  qualche ragione, stante un trend di decrescita antropica che pare all'atto inarrestabile). Ma, a fronte di una realtà certamente non rassicurante, gli amici di Monteverde hanno tirato fuori un coraggio inossidabile (avrei usato un altro tipo di metafora: ma chi ben intende mi ha inteso), premiato da moltissimi riconoscimenti - dei quali quello de quo a me pare essere in assoluto il più importante - che non mancheranno di produrre ricadute importanti in termini di flussi turistici. Per chi non lo avesse afferrato, la Commissione europea, nella persona del Commissario per gli  Affari sociali, per l'Occupazione, per l'Abilità e la Mobilità del lavoro, signora Marianne Tyssen, ha annunciato al Mondo intero che esiste un luogo, in Italia, ed uno solo, che risponde a tutti i criteri di vivibilità per le persone diversamente abili, aprendo di fatto la strada a conseguenze positive all'atto ancora imprevedibili, ma che non mancheranno di generare enormi sorprese.

La notizia non mi coglie impreparato. Già il 13 di novembre l'amico Francesco Vella aveva avuto cura di inoltrarmi, via whatsapp, la lettera giunta da Bruxelles e indirizzata al sindaco Ricciardi, nella fattispecie dal Dipartimento per gli Affari sociali, per la Disabilità e l'Inclusione, a firma di Emmanuelle Grange, nella quale, in inglese, si preannunciava la vittoria. Ad essa era seguita una telefonata dell'amico Tonino Vella. Non ho voluto tuttavia "bruciare" la notizia, ma ho atteso che i media la diffondessero, per poi approfondirne le implicazioni, nella consapevolezza, confermata, che il senso vero sarebbe rimasto in qualche maniera criptato tra righe scarne. Io penso che le valenze connesse all'evento siano da individuare anche in un valore esemplare assunto negli ultimi anni da Monteverde, perché tale paese costituisce la palese dimostrazione che davvero c'è ancora speranza in un riscatto dell'intera zona, a condizione, però, che si pensi in grande, che si abbia anche il coraggio di sognare, ma che subito dopo si agisca concretamente per trasformare il sogno in realtà.

Il 4 di dicembre una delegazione di Monteverde, guidata da Franco Ricciardi, sarà presso la sede della Commissione europea per ritirare il riconoscimento.

CHAPEAU A MONTEVERDE DAL LUPO!

Michele Miscia

Di seguito il video dell'annuncio, da parte del Commissario sig.ra Tyssen  dell'avvenuta vittoria (con testo in inglese a piede di pagina).

https://ec.europa.eu/info/access-city-awards_en

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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