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CATTIVISSIMOMAX

Sarà il noto comico e conduttore televisivo Max Giusti ad aprire la stagione 2017/2018 del Teatro Comunale di Lacedonia con il suo ultimo spettacolo, che ha riscosso un grandissimo successo sui palcoscenici di tutta Italia, dal titolo “Cattivissimo Max”. Una presenza, questa, richiesta a gran voce da moltissimi utenti abituali della platea e della galleria lacedoniesi, ma voluta fortemente anche dai responsabili della struttura, memori delle bellissime parole che il comico ebbe a spendere su Lacedonia e sul suo teatro nel corso di uno spettacolo tenuto a Salerno. Venerdì 10 novembre la performance, che avrà inizio alle ore 20.45.

Un one man show, quello di Giusti, nel cui corso egli interpreterà una notevole quantità di personaggi, come è nel suo stile, nei modi della satira, atipica, però, perché estremamente divertente ma non malevola. “Cattivissimo Max”, dunque, ma in modi che non lasciano l’amaro in bocca a nessuno, bensì illuminano il viso con la risata: e se la cattiveria è questa ben venga. Accanto a lui, sul palco, lo storico stastierista M° Vittorio Iuè, a far da sfondo musicale allo spettacolo scritto da Max Giusti stesso con Terenzi e Rinaldi.

Al fine di accertare se ancora ci siano posti disponibili bisogna telefonare ad uno dei seguenti numeri:   3346632836 – 3337448095

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pasqualemicheleangelo miscia1

Una foto sbiadita è tutto quel che oggi resta di Pasquale, Michele ed Angelo, fratelli, cooptati perchè combattessero sui fronti carsici della Prima Guerra Mondiale. Si trovavano, all'epoca, a Portland, negli Stati Uniti, ove si erano recati nel 1908 per tentare di costruirsi un futuro. Tornarono. Erano italiani negli USA e di sicuro non pensavano di essere americani. Forse si sentirono obbligati da una sorta di codice di onore o, forse, temevano che, una volta concluso il conflitto, avrebbero subito conseguenze o sarebbe stato loro preclusa la possibilità di tornare in patria: non saprei. Fatto è che tornarono. E Pasquale sul Carso fu ferito alla testa e perse la vista, Michele, invece, colpito ad un arto inferiore, ci lasciò la gamba, mentre il solo Angelo se la cavò con qualche graffio subito guarito. La loro giovane vita fu segnata per sempre, come quella di tantissimi giovani meridionali, strappati alle campagne e scaraventati nelle trincee del fronte. Un numero incalcolabile di contadini e pastori non fece più ritorno a casa e tanti non ebbero neppure il conforto di una sepoltura post mortem.

Ebbene, la celebrazione di domani, 4 novembre, non è affatto una esaltazione della guerra, ma il ricordo commosso di giovani vite distrutte per colpa della guerra, un monito affinché si consideri ogni conflitto come la peggiore delle scelte, da evitare al pari del peggior tipo di epidemia.

Ma è anche occasione per ricordare l'importanza del ruolo delle forze armate, che comunque sono necessarie, stante il fatto che il mondo perfetto esiste soltanto nel mondo immaginario degli utopisti. Se esse continueranno ad essere impiegate per il salvataggio delle vite in mare, per tirare fuori la gente dalle macerie, in perlustrazioni e vigilanza urbane per scongiurare sanguinosi attentati dei terroristi di sorta varia, avranno sempre tutta la mia stima ed il mio rispetto.

Lacedonia, 4 novembre 2017. Ore 10.00 solenne cerimonia eucaristica in suffragio dei caduti di tutte le guerre. A seguire deposizione di una corona d'alloro sul monumento ai caduti.

caduti

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SENGIO

Per gli Ultras del Lacedonia, la "Brigata Pitbull" fondata da Sergio Palladino, meglio conosciuto come "Zì Sergio", ogni occasione è buona per festeggiare, a maggior ragione il genetliaco del loro fondatore.

A dire il vero l'obbiettivo di un gruppo che va sempre di più affinando i cori, organizzado il tifo, al punto che si riunisce spesso presso il campo per provare, è quello di supportare la squadra, ma senza alcuna volontà di ricorrere ad atteggiamenti violenti (infatti non è mai accaduto nulla che non fosse divertente). Che la squadra vinca o perda loro sono là, con bandiere, tanburi e talvolta anche fumogeni.

Naturalmente, vista la parentela tra il LUPO e il Pitbull, anche Lupus In Fabula si unisce agli auguri: buon compleanno caro "Zì Sergio"!

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CECI

Una tradizione che affonda le sue radici nella metastoria: nessuno può dire quando essa fu introdotta. Ed al contempo un lascito ancora attuale della società contadina alla nostra civiltà. Nei fatti le pietanze tipiche del 2 di novembre, nell'Irpinia orientale, sono tutte a base di ceci, sia che costituiscano il condimento delle "lagane", una sorta di tagliatelle fatte in casa, e sia che si preparino in zuppe o addirittura arrostiti su una piastra collocata sul fuoco del camino (cosa non più usuale, perché con l'innalzamento delle temperature climatiche, di solito, come oggi, a novembre sembra di stare in estate).

Ma, dunque, perché proprio i ceci? Per il semplice fatto che in epoche segnate dalla povertà, neppure poi troppo lontane, i ceci erano i legumi più facilmente reperibili, soprattutto perché in Alta Irpinia abbondavano le coltivazioni.

E proprio ai ceci è connessa una usanza che oggi è scomparsa.

Ogni 2 di novembre moltissimi ragazzi poveri, riuniti in gruppi, giravano di casa in casa recitando una sorta di formula nel vernacolo nostro (che riporto fedelmente): «Ciccj cuott' p' l'an'm r' li muort', ciccj crur' p' l'an'm r' r' criatùr'».

La traduzione italiana del detto lo depriva della sua assonanza: «Ceci cotti per l'anima dei morti, ceci crudi per l'anima delle creature». Si aspettavano che i padroni di casa regalassero loro dei ceci per sfamarsi e poco importava se cotti o crudi, perché la loro fame era certamente di "bocca buona".

La creatività connaturata alla cultura contadina riusciva a trasformare anche un momento triste, quale è la commemorazione annuale dei defunti, in una occasione per saziare l'appetito perenne generato dalla miseria.

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

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