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Nicola e Francesco

Chi non è di Lacedonia non può capire cosa rappresenti Nicola per la festa di San Filippo Neri: è come il formaggio sulla pasta, il sale sulle pietanze, la ciliegina sulla torta. E, anche se nell'anno in corso non è troppo presente al banchetto del "comitato", perché molto più presente è senza dubbio Francesco, è usanza consolidata da moltissimi anni che tocchi sempre a lui rivelare il nome del cantante scelto per esibirsi il 26 di maggio, tanto è vero che già da Pasqua la gente comincia a rivolgergli la consueta frase: "Nicò, chi ven' a San Filippo?". Nell'anno in corso ci ha fatto penare, ma finalmente ha parlato: si tratta di Alexia, nota cantante, ma anche compositrice, celebre per aver vinto, tra l'altro, la cinquantatreesima edizione del Festival di San Remo. L'artista ligure è una figura che piace molto ai giovani, per merito del cui impegno, vale la pena sottolinearlo, la tradizione continua: il comitato è infatti composto da giovanissimi ambosessi, soprattutto ragazze. A tutti loro vanno i più sentiti complimenti. Il 25 maggio, invece, il palco sarà calcato dal gruppo del musicista Agostino Tordiglione.

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Alexia 

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Non è azzardato affermare che la Madonna Delle Grazie è stata considerata alla stregua di una sorta di Madre comune da innumerabili generazioni di lacedoniesi, la cui devozione mai è scemata, nonostante l'epoca nostra proponga modelli sociali indirizzati verso il materialismo più squallido, che sovente uccide anche le tradizioni più sentite. E devo dire che stamane il pensiero è corso non già ai numerosi presenti, ma ai tantissimi lacedoniesi assenti per causa di forza maggiore, quelli che, per intenderci, vivono nell'altrove nel quale hanno trovato la propria fonte di sostentamento quotidiano. Il ricordo vola su una folla di volti che non vedo da decenni e che, un tempo, costituivano l'anima della festa, intenti com'erano ad armeggiare su braci e spiedi e ad ungere con l'olio i pezzi di carne esposti alle fiamme. Ed ancora mi par di udire il suono di organetti ed i canti di persone che, magari, avevano un po' esagerato con le libagioni di vino. Mi piglia un certo qual magone se penso che il numero dei residenti cala costantemente (ma questa è una triste realtà che riguarda tutti i paesi dell'Alta Irpinia) e che ancora in molti sono costretti, per trovare un lavoro, ad abbandonare la propria casa e i propri affetti per andare a spersonalizzarsi, a diventare meri numeri, in realtà metropolitane estremamente alienanti. E dunque rivolgo un silente pensiero alla Madonna Delle Grazie: proteggili e, se possibile, consenti che ritornino alle proprie radici.

UN ABBRACCIO A TUTTI I LACEDONIESI EMIGRATI

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Tra le nuove tradizioni che si sono ritagliate un ruolo negli ultimi decenni nell'ambito della società di Lacedonia, certamente è da menzionare la Festa della Madonna di Fatima, che ricorre il 13 di maggio. Molti lustri or sono una statua fu issata su una colonna, e contestualmente consacrata e benedetta, nei giardinetti del Rione Vittoria. Da allore è uso celebrare una solenne Messa nella ricorrenza della prima apparizione ai Pastorelli di Fatima, due dei quali, Francisco e Giacinta, morti a soli dieci anni di età vittime dell'epidemia della spagnola, come loro aveva predetto la SS. Vergine, sono stati elevati agli onori degli altari proprio oggi da Papa Francesco, diventando di fatto i Santi più giovani della Chiesa Cattolica. Anche oggi, in un pomeriggio inondato di sole, si è tenuta la Celebrazione Eucaristica, presieduta da don Sabino Scolamiero don Roberto Di Chiara, in prossimità della statua.

Domani mattina, invece, con partenza dalla Chiesa Cattedrale alle ore 08.00,  sarà riportata nella sua Chiesetta di campagna, in contrada Forna, la statua della Madonna delle Grazie, dopo una permanenza in paese di un mese circa. Il tempo climatico promette bene, perché è prevista la presenza del sole con temperature che, intorno alle ore 14.00, raggiungeranno punte di 23°. Di certo, dunque, saranno in molti, soprattutto i giovani, a trattenersi in campagna a pranzare, con i consueti interminabili barbecue.

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petrucciani

Aristotele sosteneva che «l'uomo è per natura un animale politico», la quale affermazione io trovo estremamente vera anche in tempi quali i  nostri, in cui sembra predominare un presunto sentimento collettivo di carattere "antipolitico", che a mio giudizio è solo un abito diverso indossato da chi comunque "vive" di politica in tutti i sensi. Populisti, qualunquisti, disaffezionati, senza rendersene conto portano acqua al mulino di coloro i quali acquisiscono potere personale cavalcando tali espressioni di malessere ed ergendosi a loro paladini, fin quando l'occasione ... e non aggiungo altro.

Nei fatti quale potrà mai essere il futuro della nostra beneamata Italia se le nuove generazioni non vengono preparate adeguatamente a confrontarsi sul terreno della gestione politica della cosa pubblica? Chi potrà mai governare se l'attuale trend di disaffezione e sfiducia non dovesse arrestarsi? I nostri nipoti lasceranno veramente che sia un server informatico, creato dall'uomo e quindi perfettamente manipolabile, a determinare le loro sorti ricorrendo a processi decisionali del tutto virtuali? E le idee, le grandi idee politiche, per quanto condivisibili o non che siano, che fine mai faranno? Saranno forse soppiantate dai post brevi e spesso contraddittori dei guru che si alterneranno alla tastiera di un computer?

Umberto Eco ebbe ad affermare che «la cultura non salverà il mondo», mostrando a qual grado fosse giunto il suo pessimismo nichilistico (non a caso Il nome della rosa si chiude con l'incendio della biblioteca, a dir di quanto effimera Eco fosse giunto a reputare la cultura) ma, per quanto io abbia sempre ammirato un intellettuale di tale levatura, stavolta mi permetto di contraddirlo (sono un ottimista, nonostante tutto): a me pare che nella cultura risieda la sola fonte di salvezza possibile. E di cultura politica vado disquisendo per quel che concerne lo sviluppo di uno Stato quale il nostro, che proprio grazie ai tanto vituperati "politici della Prima Repubblica", il cui prerequisito era il possesso di una ferreo bagaglio gnoseologico, ma anche ideologico, era riuscito a risorgere dalle ceneri del secondo conflitto mondiale portandosi ad essere, ad un certo punto, il terzo Paese più industrializzato, e pertanto ricco, al mondo. Qualcosa è cambiato quando le sciabole sono state appese al muro e i foderi mandati in guerra a combattere: da allora in avanti non si è capito più nulla, creando la ben nota disaffezione verso una classe politica reputata (ma ogni generalizzazione è evidentemente sbagliata) non all'altezza del compito.

Tutto ciò premesso, mi compiaccio di prendere atto che l'IIS "A. M. Maffucci" di Calitri ha perfettamente compreso quanto sopra ho delineato, regolandosi di conseguenza per fornire ai propri studenti quelle conoscenze, anche in ordine alla filosofia politica, indispensabili al farsi di un pensiero autonomo e critico tra i membri delle nuove generazioni. In tale ottica credo vada inquadrato l'ennesimo appuntamento della IX Edizione degli Incontri di Arte, Economia e Scienza tenutosi questa mattina sul tema "Marx nel suo tempo e nel nostro". Ne ha parlato il Prof. Stefano Petrucciani, Ordinario di Filosofia Politica presso l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma. A portare i saluti della scuola il D. S. Prof. Gerardo Vespucci, la Prof.ssa Marialuisa Giannone e il Prof. Maurizio Cianci, mentre i saluti della cittadinanza di Calitri sono stati portati dal primo cittadino, il Sindaco Michele Di Maio.

LUPUS IN FABULA plaude sinceramente a tali iniziative che, a nostro giudizio, dovrebbero godere di ben altra visibilità. Lo ribadiamo: non la bellezza, ma la cultura soltanto potrà salvare il mondo!

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Le foto sono state prese dalla pagina fb del "Maffucci", precisamente da un post di Luigi Zannato

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