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Che l'IIS "Maffucci" di Calitri sia una scuola "viva e vitale" non esiste dubbio e pertanto è naturale che sia stata tra le Istituzioni che si sono aggiudicate i fondi per il progetto della Regione Campania denominato "Scuola Viva", giungendo addirittura al secondo posto. La qual cosa denota chiarezza di intenti e somma capacità progettuale, elementi che indubbiamente contribuiscono al successo formativo ormai largamente riconosciuto e attestato dalle innumerabili vittorie in tutti i concorsi, i certamen e le manifestazioni in cui il "Maffucci" si presenta. E dunque nella mattinata di domani, 24 di maggio 2017, alle ore 11.00, presso l'Auditorium dei Licei, in via Pittoli, si terrà la manifestazione di presentazione delle azioni progettuali de quibus. I saluti istituzionali saranno affidati all'ottimo DGSA dott. Mario Cipriano e all'infaticabile D.S. prof. Gerardo Vespucci, mentre l'introduzione sarà curata dal prof. Antonio Vella, il quale ha elaborato il progetto. Interverranno il Presidente della Comunità Montana "Alta Irpinia" Marcello Arminio, il Presidente del Consorzio dei Servizi Sociali dell'Alta Irpinia Stefano Farina, mentre a concludere sarà l'on. Rosetta D'Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Campania. A coordinare la manifestazione il prof. Maurizio Cianci. Saranno presenti alcuni sindaci dei Comuni dell'Alta Irpinia.

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I campanacci annunciano di solito il loro arrivo, la mattina sul presto: è così da secoli! Quando giungono dalla pianura di Capitanata annunciano l'estate, se scendono dalle alture, di contro, portano con sè l'inverno. L'ager nostrum è attraversato dai sentieri della transumanza, la cui conoscenza gli allevatori si tramandano di generazione in generazione, anche se non di rado gli armenti percorrono le lingue d'asfalto delle provinciali e delle statali. I bovini trottano di buona lena,  anelando, io penso, all'acqua e ai pascoli nei quali troveranno ristoro. Mi piace osservarne l'andatura dinoccolata, mentre i mandriani agitano lunghe aste, emettendo strani segnali sonori, nel tentativo di tenere la mandria unita. Intanto io penso che questa è la nostra storia e che il migliore di noi, in altre epoche, era colui il quale possedeva più capi di bestiame. Ed ancora mi balena il pensiero che certamente mucche avvezze a "pedalare" a questa andatura, a bere acqua di sorgente e a brucare erba dai prati non possono che offrire latte di prima qualità, dal quale ricavare caciocavalli e formaggi, ma anche scamorze, mozzarelle e burri privi dei veleni che le meno  fortunate colleghe che vivono nelle stalle, nutrite a mangimi e antibiotici (nella migliore delle ipotesi) espellono dal loro corpo nel latte. L'Irpinia è anche questo: genuinità. Intanto qualche automobilista, intimorito, accosta sulla sua destra, osservando le corna appuntite avvicinarsi pericolosamente alle carrozzerie e temendo il peggio fino a quando l'ultima mucca è transitata. Vedo allontanarsi l'ultima arrivata ed anch'io riprendo la mia giornaliera transumanza alla ricerca di pascoli intellettuali che sempre più raramente mi accade di trovare.

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Come ogni anno, da quanto è stata restaurata, la Chiesa di San Filippo Neri, in piazza "F. De Sanctis", è oggetto delle cure di un gruppo di volontari che la ripuliscono da cima a fondo. Nell'anno in corso la brigata è stata guidata dal viceparroco don Roberto Di Chiara, che si è armato di buona volontà e di ramazze dando l'esempio. Fervono insomma i preparativi per la due giorni di festeggiamenti in onore del Santo Patrono: puntuali come un tempo erano le rondini sono arrivati anche i giostrai con i loro autoscontri, mentre il comitato raccoglie fondi. Sul palco salirà, nella giornata del 26 maggio, Alexia, mentre il 25 toccherà alla band di Agostino Tordiglione.

Va senza dire che quella di San Filippo Neri è forse la festività più sentita dalla popolazione. Al riguardo la tradizione popolare ha tramandato un aneddoto alquanto divertente. Nell'Ottocento si raccolsero dei fondi tra la gente per comprare una nuova statua di San Filippo e due concittadini furono incaricati di recarsi a Napoli, con un carro trainato da cavalli, per comprarne una. Giunti che furono colà (il viaggio era lungo e faticoso), girarono per diverse botteghe artigiane, ma nessuno aveva un San Filippo, santo fiorentino di nascita e vissuto sempre a Roma. Un commerciante gli propose un affarone: abbiamo un San Biagio a prezzo molto ridotto. Per non ritornare a mani vuote a Lacedonia i due compaesani si guardarono negli occhi e poi si dissero: «Qualcuno da noi ha mai visto San Filippo in faccia?». Concordarono che i connotati del santo erano sconosciuti e perciò sbottarono: «Prendiamo San Biagio e diciamo che è San Filippo, tanto a Lacedonia sanno sti c...». E fu così che per diversi anni in processione fu portato San Biagio! Che fine abbia fatto quella statua non è dato sapere, fatto sta che l'aneddoto insegna che non è tanto importante l'effigie, ma ciò che la gente ritiene che rappresenti!

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Da domani, 19 maggio, il Museo Antropologico Visivo Irpino (acronimo MAVI) di Lacedonia darà il via ad un corso di formazione per operatori culturali, per un totale di dieci ore, destinato a quanti siano interessati alle tematiche storico – antropologiche relative soprattutto alla temperie culturale del secondo dopoguerra del secolo scorso. Va senza dire che la materia de quo è di estremo interesse ed è connessa strettamente a ciò che il MAVI si propone di valorizzare per il tramite di ciò che espone e attraverso ulteriori ricerche mirate. Le lezioni frontali saranno tenute dal prof. Rocco Pignatiello e al termine delle stesse l’UNLA, Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo, Ente Morale accreditato presso il MIUR, rilascerà attestato di partecipazione che certamente avrà valore curricolare e, per quel che concerne gli studenti, consentirà di ottenere crediti formativi.

Il MAVI ha sede in un edificio dell'Ottocento situato al centro di Lacedonia (AV). Adibito in passato a carcere circondariale e a pretura mandamentale, è stato ristrutturato dopo il sisma del 1980 con diversi ambienti, ampi e ben distribuiti su tre piani. Si tratta di un progetto ideato dopo la pubblicazione del libro di Frank Cancian, " Lacedonia, un paese italiano, 1957." Libro che sollecitava la conoscenza di un periodo storico molto importante per il nostro territorio e che trova ora risposta nella realizzazione del museo. Elemento fondante del museo è costituito da 1801 foto, che il prof. emerito Frank Cancian, dell'università della California, con grande generosità ha messo a disposizione dei visitatori. Le foto scattate tra gennaio e luglio del 1957 dall' allora ancora giovane studente di antropologia culturale, sono preziosissime, perché ci restituiscono con vivace immediatezza e con forte impatto visivo ed emotivo lo spirito di quel tempo e quel mondo contadino ormai scomparso a seguito dell' emigrazione, dovuta alle grandi trasformazioni economiche e sociali del secondo dopoguerra. Esse ritraggono le persone nella loro quotidianità: a lavoro, a scuola, in casa, nelle masserie, in processione, nelle feste religiose, in piazza, al bar, lungo le strade, durante le cerimonie. In queste foto i volti di quelle persone affiorano con un' evidenza e un' incisività che non sempre sono presenti nei documenti scritti. E ci raccontano le loro credenze, i loro sentimenti, i loro valori, le loro idee.

LOCANDINA

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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