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Rimboccarsi le maniche e darsi da fare per creare un futuro migliore, senza indulgere alla tentazione di piangersi addosso, come troppi di noi usualmente fanno: questa la mentalità che da molti anni sostanzia la vita sociale di Monteverde, la cui comunità è impegnata a trovare strade, rigorosamente "accessibili", per scongiurare l'annichilimento che prevedibilmente colpirà tutti i nostri paesi nell'arco di qualche lustro, stante il trend attuale di decrescita antropica. Già negli scorsi anni le piante germogliate da tale lungimirante politica di promozione territoriale, accompagnata da concrete azioni di riqualificazione urbana, hanno cominciato a dare frutti copiosi, al punto che la RAI, per il tramite di un concorso, ha consacrato Monteverde quale uno dei borghi più belli d'Italia: si è classificato addirittura al secondo posto sfiorando la vittoria. Ed ora giunge l'invito, da parte della televisione pubblica, di partecipare alla kermesse denominata il "Borgo dei Borghi".

Credo che corra l'obbligo etico, per tutti gli abitanti dell'Irpinia, di offrire il proprio sostegno concreto votando per Monteverde tutti i giorni: l'intero territorio provinciale in tal modo tornerebbe a godere di grande visibilità. Per conto mio è una conquista di tutti i paesi dell'osso appenninico portare in auge uno di essi, stante il fatto che si concorre contro borghi marinari di grandissimo fascino o, ancora, contro località che già sono attraversate da folti flussi turistici.

Per votare occorre procedere alle seguenti operazioni:

1. Connettersi al sito http://www.rai.it/borgodeiborghi/

2.Entrare nel gruppo C e trovare Monteverde.

3. Andare su "Vota" ed effettuare la registrazione.

4. A registrazione effettuata si può votare una volta al giorno fino al 22 di novembre, naturalmente del corrente anno.

PER NOI SARÀ UN IMPEGNO QUOTIDIANO!

borgo1

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sgerardo

 

Nel giorno della festa di san Gerardo credo sia molto importante divulgare la storia dei miracoli che egli operò a Lacedonia in maniera tale che tutti la conoscano.

 

il miracolo della chiave caduta nel pozzo.

Alfonso Amarante, nel suo pregevole testo dal titolo “Gerardo Maiella - Strada Facendo”, a proposito di Lacedonia si esprime in questi termini:

«Lacedonia è stata, ed è forse, la città più legata e cara a Gerardo, nella buona e nella cattiva sorte. Sua residenza per quattro anni (1740 – 1744), l’ha frequentata, poi, spesso, a più riprese, per diversi mesi...».

Nei fatti non si può che concordare con l’ottimo studioso, anche perché la storia della “santità” di Gerardo trova proprio tra queste strade antiche, che si snodano nel centro storico tra case ormai silenti perché abbandonate, taluni momenti fondamentali del suo farsi. A Lacedonia, infatti, San Gerardo operò uno dei suoi più celebri miracoli, ancor più eclatante perché egli all’epoca era giovanissimo e non era affatto tenuto in odore di santità, ma considerato per antonomasia portatore quanto meno di dabbenaggine, per usare un vocabolo non troppo corrosivo. È tradizione che egli, in altri termini, non fosse troppo acuto quanto ad intelletto e pertanto si dice che la gente comune non perdesse occasione per prenderlo in giro, senza che però egli se ne avesse a male. E tuttavia il senno del poi dimostra che veniva scambiata una visione delle cose troppo più alta rispetto alla media per semplicità. E comunque, parafrasando il noto aforisma di Ennio Flaiano che recita «Il peggio che possa capitare ad un genio è di essere compreso», dirò che non capita mai che un santo compreso immediatamente, perché vede di solito oltre il banale sentire comune.

E dunque Gerardo era stato assunto in qualità di servitore dal Vescovo Albini, Episcopo della diocesi di Lacedonia, essendo suo conterraneo. L’iconografia tradizionale ci mostra l’alto prelato nelle vesti di uomo collerico e per nulla incline alla dolcezza, anzi piuttosto rude nei modi e addirittura manesco. Probabilmente tale tradizione amplifica le caratteristiche negative di tal pastore d’anime per fare in modo che le virtù di pazienza e di spirito di sacrificio, che pure Gerardo possedeva a profusione, rifulgano ancora di più nel confronto. Nei fatti, però, quella era un’epoca nella quale l’educazione dei giovani passava attraverso la frusta e non è escluso che anche la pedagogia dell’Albini si basasse sul celebre detto popolare “mazz’ e panell’ fann’ li figl’ bell’” (bastone e pane rendono i figli belli).

Accadde dunque un giorno che, uscito il Vescovo, Gerardo chiuse la porta degli appartamenti episcopali e si recò ad attingere acqua al sottostante pozzo. Poggiata la chiave sull’antica pietra circolare che ne costituisce il bordo (oggi ancora visibile), questa gli cadde accidentalmente in acqua poggiandosi sul fondo. Non fu certamente il timore della punizione a preoccupare Gerardo, anche perché egli ricercava la penitenza in tutti i modi, e quando non la trovava in azioni altrui se la infliggeva da solo. Fu invece il pensiero che avrebbe dato un dispiacere al suo Vescovo ad affliggerlo oltremodo, al che fece la sola cosa che gli venne in mente in quel momento: decise come sempre di affidarsi a Gesù. Corse nell’attigua cattedrale[1] e staccata la statuetta di un bambinello dalle braccia della statua di Sant’Antonio, la cinse alla vita con una corda e la calò nel pozzo pronunziando due semplici parole: “Pensaci Tu”. Tra la meraviglia degli astanti, soprattutto delle numerose donne che attendevano il loro turno per attingere acqua al pozzo, che all’epoca si trovava nella pubblica via e non era ancora stato chiuso da mura, tirata su la statuetta, si vide che questa recava tra le mani la chiave perduta.

Come già detto Gerardo all’epoca era giovanissimo e non era fatto oggetto di eccessiva stima. Come è immaginabile, la percezione sociale sulla sua figura mutò in un batter d’occhi non appena, come il vento, si sparse notizia dell’evento prodigioso, che le comari presenti divulgarono in un battibaleno.

Il Pozzo è ancora là, al suo posto, se pure inglobato nei locali dell’Episcopio, che ospitano il museo dedicato proprio al nome di San Gerardo Maiella, e sorprende non poco che esso non goda ancora delle visite che merita, anche se, ad onor del vero, negli ultimi tempi esse si vanno facendo più frequenti.

gli altri miracoli operati da san gerardo a lacedonia.

La storia di San Gerardo Maiella non è certamente qualcosa di inedito e nulla, rispetto alla marea di scrittori che ne hanno fatto argomento di narrazione, è possibile aggiungere. Gli archetipi gnoseologici risalgono più o meno all’epoca stessa nella quale visse San Gerardo, giacché i suoi primi biografi, e di conseguenza quelli più attendibili, furono i suoi confratelli coevi, a cominciare dal Padre Gaspare Caione, primo in assoluto, seguito Padre Antonio Maria Tannoia e Padre Giuseppe Landi.

A tali fonti si sono rifatti in prima istanza tutti gli autori seguenti, naturalmente quelli successivi alla beatificazione di San Gerardo avvenuta soltanto nel 1893 da parte di Leone XIII ed alla sua definitiva consacrazione agli altari, datata al 1904 ad opera di Pio X, i quali hanno anche potuto attingere notizie anche agli atti del lungo processo di canonizzazione e che pertanto risultano essere oltremodo esaustivi. Ciò che varia, dall’uno all’altro degli agiografi, sono lo stile di scrittura ed il focus narrativo puntato su determinati elementi biografici in dipendenza degli interessi particolari coltivati da ciascuno. Ad esempio, non sono stati in pochi a soffermarsi soprattutto sul soggiorno di San Gerardo nel convento di Materdomini, ove morì, per quanto egli vi sia vissuto per un tempo molto breve rispetto a quello in cui dimorò in altri luoghi operando prodigi straordinari. Ancora oggi, se a scrivere fosse qualcuno legato a Muro Lucano, porrebbe giustamente l’accento su quanto il Santo, da bambino, fece nel suo paese di nascita. Ed ecco dunque che lo scrivente, impegnato a redigere una storia di Lacedonia, non può che attenersi a tale regola prendendo in considerazione soltanto i miracoli che egli ebbe a compiere in loco e, tra di essi, quelli più eclatanti.

guarigioni miracolose.

Lunghissimo sarebbe l’elenco, se mai dovessimo metterlo nero su bianco, di coloro i quali furono guariti a Lacedonia per l’intercessione di Frate Gerardo già quando egli era ancora in vita. La fama di tali suoi carismi era talmente diffusa, essendo riconosciuta anche dal clero, che nel 1754, scatenatasi a Lacedonia una grave epidemia che stava mietendo innumerevoli vittime, il Vescovo del luogo Niccolò Amato, accogliendo una richiesta esplicita dell’Arciprete Domenico Cappucci, pregò il Superiore del convento di Deliceto, Padre Carmine Fiocchi, di inviare Gerardo ad offrire sollievo e conforto spirituale agli ammalati. Nei fatti speravano entrambi che le sue preghiere avrebbero prodotto guarigioni miracolose e che avrebbe arrestato il flagello epidemico, come poi effettivamente avvenne.

Fu accolto dalla popolazione, memore dei prodigi che egli aveva già compiuto in città fin dai tempi nei quali vi abitava da ragazzo, con manifestazioni di giubilo, «come angelo disceso dal cielo», secondo l’espressione usata dalla maggioranza dei suoi agiografi, quasi che con il suo semplice arrivo il morbo fosse già stato sconfitto.

Tra i primi a trarre giovamento dall’azione taumaturgica di San Gerardo fu l’Arcidiacono Antonio Saponiero, che si ritrovava in fin di vita: bastò un tocco ed una preghiera perché egli fosse restituito immediatamente ad una salute perfetta.

Non trascorse molto tempo, peraltro, che l’epidemia stessa ebbe a dissolversi completamente, accanto ai timori del popolo.

In altra occasione Frate Gerardo si trovava a Lacedonia per farvi la questua. Venuto a sapere che una giovane donna, Lella Cocchia, era stata colpita da demenza, ragion per la quale proferiva una gran quantità di parole oscene, mosso a compassione si fece accompagnare a casa della sventurata e le restituì l’intelletto con un solo segno di croce. Subito la fanciulla prese a cantare le lodi del Signore e della Beatissima Vergine, né mai più, come attestato negli atti per la beatificazione, ebbe a pronunziare alcuna sconcezza.

Di altri simili eventi non si vuole fare cenno in queste pagine per non appesantirle troppo, essendo esse largamente risapute.

un fenomeno di estasi mistica e contemporanea levitazione.

A molti Santi è accaduto, quando cadevano in stato di estasi, di sconfiggere la forza di gravità e di volteggiare in aria. A tale fenomeno non era estraneo certamente Gerardo, che ne veniva colto senza che neppure se ne accorgesse. Ospite un giorno in Casa Cappucci[2], fu condotto dal padrone di casa, Costantino, ad ammirare alcuni quadri di argomento religioso, tra i quali quello raffigurante la Vergine Maria. Immediatamente gli affiorò alle labbra una esclamazione che egli non trattenne: «Quanto è bella! Mirate quanto è bella!». Quindi cadde in estasi e a vista di tutti si librò dal pavimento fino a raggiungere l’altezza della tela, baciandola devotamente. I testimoni di tale scena, che erano quasi tutti sacerdoti, ne rimasero impressionati fortemente ed altrettanto commossi.

un fenomeno di bilocazione.

Anche la bilocazione apparteneva all’esistenza giornaliera di San Gerardo e in una occasione esso ebbe a palesarsi anche a Lacedonia. Un uomo che lavorava al servizio della famiglia Di Gregorio, nella cui casa San Gerardo si era fermato spesso, si ammalò in maniera molto grave e, mentre giaceva a letto in preda a lancinanti dolori, corse con il pensiero proprio a Gerardo, esclamando: «O fratello mio, Gerardo mio, dove sei? Perché non vieni ad aiutarmi?» Improvvisamente vide accanto a sé la figura esile del fraticello redentorista il quale gli rispose: «Tu mi hai chiamato ed io sono venuto ad aiutarti. Hai tu fede in Dio? Abbila e sarai guarito!» Lo segnò con la croce sulla fronte e disparve. All’istante svanirono tutti i dolori e egli, che aveva ripreso le sue energie, si levò dal giaciglio per ringraziarlo. Ma non lo trovò e, per giunta, in casa non c’era nessuno che lo avesse visto arrivare o ripartire. In quegli stessi frangenti, infatti, si trovava impegnato in altre faccende nel convento di Deliceto.

in casa di gregorio tramuta una botte di aceto in ottimo vino.

Ritengo che per narrare il prodigio de quo le parole migliori sono quelle scritte negli atti del processo tenuto per la beatificazione. Il passo recita, testualmente: «La madre delle monache Chiara e Veronica Di Gregorio discorrendo un giorno col Servo di Dio di molte cose della casa, gli fece intendere che aveva perduto una botte di vino che era convertito in forte aceto. Sorrise al racconto Gerardo, e colei credendosi burlata lo invitò a scendere nella cantina per fargliela vedere. Vi acconsentì il Servo di Dio, e come fu giunto presso la botte, muovendo la destra su quella, segnò una croce. La buona signora, n’estrasse in un boccale circa una caraffa per fargli di fatto vedere che il vino era aceto. Lo gustò Gerardo e disse che quello era ottimo vino e non aceto, e ciò dicendo la invitava a gustarlo. Lo fece e restò attonita e meravigliata, osservando tutto il contrario di quello che aveva sperimentato nei giorni precedenti con tutta la sua famiglia. Tutta Lacedonia fu informata di questo nuovo prodigio del Servo di Dio».

la sottomissione del diavolo, costretto ad accompagnarlo a lacedonia.

Mentre si trovava a Melfi gli fu ingiunto di partire, per quanto il clima non promettesse nulla di buono. In omaggio alla “santa obbedienza”, alla quale mai egli si sarebbe sognato di derogare, non ascoltò quanti lo sconsigliavano vivamente dal porsi in viaggio con quel tempo, ma salì in groppa ad un ronzino e prese strada verso Lacedonia. Si scatenò quasi subito una vera tempesta, con tuoni, lampi e violenti scrosci di acqua che lo colpivano violentemente: ma ciò non lo fece desistere dal continuare, sia pure molto lentamente. E così giunse sulle sponde dell’Ofanto, che era in piena e in quei frangenti stava rompendo gli argini essendo in procinto straripare. Tale situazione era molto pericolosa e poteva costargli anche la vita, ma non per questo pensò di tornare indietro. Si fermò tuttavia per comprendere in qual modo potesse guadare il fiume e quale strada gli convenisse prendere, giacché entro poco tempo sarebbe calata la sera ed egli avrebbe corso il rischio concreto di perdersi, considerato che già la pioggia e i nembi aveva fatto calare sulla terra una sorta di cappa oscura. All’improvviso vide un’ombra che si materializzò in una figura umana ed contemporaneamente, mentre il cavalo sobbalzava, udì una voce cavernosa che pareva giungere dagli abissi. Sghignazzando l’uomo, che aveva occhi come di brace, gli disse: «Ora non puoi più nulla. Sei nelle mie mani!» ma San Gerardo, per nulla intimorito, replicò: «Ah, sei tu, bestia d’inferno! Nel nome della Trinità ti ordino di prendere le briglie e guidarmi fino a Lacedonia!»

Digrignando violentemente i denti e quasi ruggendo alla stregua di belva domata, costretto da volontà ben superiore alla sua, perché era quella del suo Creatore, il demone guidò tra boschi ed impervi sentieri, nella tenebra, il santo fino all’ingresso di Lacedonia, ove sorge proprio la chiesa dedicata alla Santissima Trinità[3]. Indi, sempre nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, lo scacciò, recandosi che era notte piena presso la casa di Don Costantino Cappucci, il quale sorpreso di vederlo in una notte di burrasca così intensa, ebbe a chiedergli, come è in uso scherzosamente dire: «Ma chi ti ha accompagnato, il diavolo?»

Avrebbe senza dubbio taciuto se nulla gli fosse stato domandato, ma fatto segno di una domanda diretta ed essendo aduso a dire in ogni occasione la verità, fu costretto a raccontare quanto aveva vissuto al suo ospite, il quale, naturalmente, divulgò la storia, che si riseppe: altrimenti non sarebbe mai stata conosciuta.

foto pozzo miracolo

Un particolare del Pozzo del Miracolo

 


[1] La cattedrale è quella attuale.

[2]Attuale Casa Pandiscia, che si trova di fronte al municipio e vicino alla cattedrale, naturalmente a lacedonia.

[3] La chiesa della Santissima Trinità era stata costruita pochi decenni prima, ovvero agli inizi del 1700, dal Vescovo Giovan Battista La Morea.

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transito

Il Pozzo del Miracolo a Lacedonia

Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 1755, san Gerardo Maiella concludeva la sua gloriosa esistenza terrena a soli 29 anni di età. È ormai tradizione consolidata, per i numerosissimi fedeli del santo, accendere una candela benedetta fuori della finestra la sera di ogni 15 ottobre, tanto per ricordarne il "transito", quanto per impetrare grazie.

Anche a Lacedonia, uno tra i paesi ove Gerardo ha compiuto più miracoli, saranno molte le fiammelle che brilleranno nella notte, nell'attesa, domani, di celebrare la ricorrenza in forme, come è consuetudine, esclusivamente religiose.

Morte San Gerardo

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Clemente Ultimo

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Cos’è davvero la Corea del Nord? Uno Stato comunista fuori da ogni tempo o un regime in evoluzione? Una dittatura o un Paese minacciato da ingerenze esterne? Come si vive davvero in una società che pare impermeabile a notizie in uscita? E poi: quali prospettive presenta il rinnovato rapporto tra Washington e Pyongyang e che ruolo hanno avuto le più moderne modalità di comunicazione nello sviluppo della trattativa tra i due Stati?

Sono questi i temi dell’incontro di sabato 13 ottobre, alle 17:30, presso il Circolo della Stampa di Avellino, nel corso del quale verrà presentato il saggio “Corea del Nord. Storia, geopolitica e vita quotidiana del Paese ‘eremita’” (2018, ed. Passaggio al Bosco, pagg. 228, € 14,00), scritto da Clemente Ultimo. Moderati da Domenico Bonaventura, giornalista de Il Mattino, interverranno Michele Zizza, social media strategist del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, Ettore De Conciliis, segretario regionale del Movimento Nazionale Sovranista, e Vincenzo Scola, giornalista professionista esperto di politica estera e del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Sarà presente l’autore, giornalista professionista di origini salernitane esperto di temi di politica estera.

Non c’è dubbio che Pyongyang susciti attenzione e curiosità in tutto il mondo, se non altro per essere riuscita a tenere testa alla superpotenza a stelle e strisce di Donald Trump.

Il libro non è un resoconto delle trattative tra Usa e Nord Corea. Piuttosto, insensibile ai condizionamenti del sistema dominante (il cosiddetto “mainstream”), è una disamina attenta, sintetica e scrupolosa degli eventi storici e geopolitici che si sono susseguiti e hanno portato alla situazione attuale. Dagli appetiti giapponesi e cinesi all’influenza russa e statunitense, dalla secessione del 1945 alla corsa al nucleare, a scapito di investimenti sull’economia interna, fino alle testimonianze di chi lavora facendo la spola tra Pyongyang e Roma.

Insomma, all’interno di un’attualità che parla del tema, la grande opera di ricerca e di analisi di Clemente Ultimo, assume un grande valore per il cittadino che non voglia rimanere osservatore passivo, ma che anzi senta il bisogno di decifrare con serietà e precisione quei complessi fenomeni che avvengono a diecimila chilometri di distanza.

L’appuntamento con “Corea del Nord. Storia, geopolitica e vita quotidiana del Paese ‘eremita’” è quindi per sabato 13 ottobre, alle 17:30, presso il Circolo della Stampa di Avellino.

Oltre all'autore, interverranno:

Michele Zizza, social media strategist del ministro della Difesa Elisabetta Trenta; 

- Ettore De Conciliis, segretario regionale del Movimento Nazionale Sovranista; 

- Vincenzo Scola, giornalista professionista esperto di politica estera e del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. 

Modererà Domenico Bonaventura, giornalista de Il Mattino.

Locandina presentazione libro Clemente Ultimo

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

Accreditato presso il MIUR ex art. 66 del vigente C.C.N.L. ed ex artt. 2 e 3 della Direttiva Ministeriale 90/2003,

aggiornata con la Direttiva Ministeriale 170/2016

DELEGAZIONE REGIONALE DELLA CAMPANIA LACEDONIA (AV)


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