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padre di geronimo

Oltre che predicarlo, aveva scelto di vivere quotidianamente il Vangelo per sessanta anni padre Deodato Di Geronimo, nato a Lacedonia nel 1936. I poveri erano la sua sola preoccupazione ed alleviarne le sofferenze la sua missione. Emulo di san Francesco di Assisi, girava di casa in casa a portare sollievo spirituale e materiale agli indigenti, soprattutto presso famiglie che soffrivano la fame e la cui prole era veramente a rischio di mortalità precoce. In tanti decenni molti bambini debbono proprio alla sua azione caritativa tanto la sopravvivenza quanto l'emancipazione da una vita grama, perché egli, con i suoi confratelli, aveva fondato scuole per offrire ai giovani una istruzione adeguata e quindi un futuro degno della dignità umana. Povero tra i poveri, viveva il francescanesimo alla lettera.

Francamente è questa la Chiesa che ci piace di più: quella che si richiama alle origini e che opera per l'essere umano considerato nella sua totalità, tanto materiale quanto spirituale.

Padre Deodato Di Geronimo si è spento in Bolivia il 2 giugno dell'anno corrente, fortemente compianto dlla popolazione locale, alla quale si era dedicato con tutto il cuore e tutta l'anima.

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Non c'è voluto molto perché don Roberto Di Chiara entrasse nel cuore della cittadinanza di Lacedonia: la sua affabilità, la disponibilità umana ed il carisma che promana dalla sua persona avevano conquistato un po' tutti. Non stupirà, dunque, se la sua destinazione all'incarico di Parroco di Zungoli non è stato preso troppo bene dalla gente e soprattutto dai molti che ormai lo consideravano un punto di riferimento spirituale. Ieri sera il commiato, con l'ultima Santa Messa celebrata nella nostra Concattedrale e un incontro in canonica. Un saluto collettivo che ha avuto a tratti anche accenti di commozione. Prenderà il suo posto, in febbraio, Padre Giuseppe, che rivestirà il ruolo di co-parroco.

A Don Roberto vadano i migliori auguri.

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ANGELO

Si dice che il tempo riesca, in qualche maniera, ad attenuare alquanto le conseguenze della perdita e ciò, naturalmente, è vero, anche perchè altrimenti la progenie umana non avrebbe goduto di alcuna evoluzione. Tuttavia il tempo nulla può a fronte dei ricordi, che non riesce a cancellare: essi, magari, vestono il volto di un mesto sorriso nostalgico, a fronte dei moti di incredulità e di rabbia dei primi momenti, ma di sicuro non scompaiono. Come permangono i sentimenti di amicizia, di affetto e di stima che ci hanno legato alle persone. Per questo avverto la necessità di commemorare, nel giorno del suo compleanno - avrebbe compiuto oggi 60 anni di età - una persona che ha davvero lasciato un segno nella comunità di Lacedonia. Era un creativo, Angelo Megliola, ed era riuscito nell'impresa di trasformare le sue passioni artistiche in fonte di reddito. È stato un architetto dal gusto finissimo, ma anche un musicista, bassista, per la precisione. Ha composto canzoni e dato vita a spettacoli teatrali e mai ha fatto mancare il suo apporto in tantissime iniziative sociali e ludiche. Sono davvero convinto che i tanti che lo hanno apprezzato in vita non mancheranno di ricordarlo in futuro. In questa giornata, amico mio, ti dedico queste poche parole nella speranza che ti giungano nell'ignoto altrove ove attualmente ti trovi.

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Un paio di anni or sono ebbi a scrivere un libro dal titolo «Sangue e Sabbia», il cui fulcro erano le memorie di guerra di Vitantonio Solazzo, al quale toccò la ventura di combattere in Africa nel grado di sergente, uscendone miracolosamente vivo e indenne. Aveva già superato la pandemia della "spagnola" e il terremoto del trenta ed il suo sguardo ha potuto spaziare lungo l'arco di un intero secolo, avendo egli oggi compiuto cento anni di età, rendendolo scrigno di una sapienza antica che ormai si va disfacendo. Naturalmente è stato festeggiato dalla famiglia al completo, riunita presso il ristorante Zì Nicolina, ma anche la società civile non è mancata all'appuntamento, rappresentata per l'occassione dalle persone del sindaco Marcello Arminio, che ha tenuto un breve discorso e consegnato a "Zio" Vito, come viene chiamato da tutti, una splendida targa ricordo, e di Valentina Aloisi, assessore alla cultura. Il parroco, Don Antonio Di Savino, ha recitato una preghiera di ringraziamento e benedetto tutti i presenti, pronunciando parole veramente toccanti, ma il momento più commovente è stato quello nel quale Vitantonio Solazzo, con il suo bagaglio secolare sulle spalle, ha preso la parola per ringraziare di cuore tutti i presenti. Dalle sue labbra è fiorita una frase suonata al contempo come un monito ed un auspicio: «Dobbiamo volerci bene!».

E la speranza è proprio quella, caro sergente Vitantonio Solazzo, in una società in cui più che mai è vera l'aspressione latina, di plautina memoria, homo homini lupus!

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