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In letteratura è opinione prevalente che il culto dei santi, diffusosi fin dall’età tardo antica ed altomedievale, sia non altro che la trasformazione della latria che in epoca romana veniva riservata agli eroi o a personaggi di particolare rilievo quali taluni imperatori, come Augusto che, divinizzato post mortem, fu oggetto di venerazione con propri collegi sacerdotali.

Per quanto possa sembrare verosimile tale interpretazione, in verità ritengo che tale tesi nasca da un vezzo degli storici del periodo successivo all’illuminismo, che come è noto consideravano frutto di superstizione tutto quanto la ragione non riuscisse a spiegare e da quelli di cultura cristiana protestante, iconoclasta e non affatto propensa a santificare uomini, per quanto retti e giusti, perché ciò contraddiceva il principio secondo il quale Gesù Cristo è il solo mediatore tra l’uomo e Dio. Il resto lo ha fatto la cultura materialista che ha caratterizzato la storiografia dell’ultimo Novecento. A mio parere, pertanto, la convinzione de qua è viziata all’origine da preconcetti di natura ideologica e quindi non mi ha mai convinto troppo.

Esiste, infatti, una differenza ben marcata tra un eroe romano, pur divinizzato, e un santo cristiano, che consiste nella possibilità di “intercessione” presso Dio sconosciuta ai romani, i cui eroi non erano chiamati a mediare tra l’essere umano e la divinità, essendo addivenuti al rango di deità essi stessi.

Anche le obiezioni della storiografia influenzata dal protestantesimo mi appaiono un tantino campate in aria, laddove si consideri che Gesù è parte integrante del Dio trinitario al quale crediamo, il Figlio, dal quale procede, insieme al Padre, lo Spirito Santo. Pertanto il Cristo, a rigor di logica, non deve mediare nulla con se stesso, ovvero non deve intercedere per l’uomo presso se stesso. Semmai tale compito è affidato ai suoi seguaci più fedeli, come peraltro indica chiaramente il Vangelo: «In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo».

E dunque il culto dei santi cristiani io ritengo nasca direttamente dalla Parola evangelica, laddove si prenda atto che Gesù in più luoghi afferma chiaramente che i suoi discepoli potranno compiere miracoli nel suo nome, ovvero invocandolo ed impetrando a pro degli altri con la preghiera.

Questa è la caratteristica predominante dei santi e, nei fatti, è ciò che determina, ai giorni nostri, la canonizzazione, che non sarà mai posta in essere laddove non si dimostri che non siano avvenuti eventi straordinari per intercessione del Servo di Dio sottoposto a Processus super Sanctitate.

Certamente le origini della santificazione di cristiani particolarmente meritevoli affondano, nel cristianesimo delle origini, nella fama sulla santità e sulla vox populi, che non aveva certamente bisogno di decreti pontifici per elevare agli onori degli altari innanzitutto i “martiri”, i quali si erano guadagnati la santità versando il loro sangue, ma anche i “confessori”, ovverossia coloro i quali avevano testimoniato la loro fede e l’adesione totale al Vangelo con il loro stile di vita. Si trattava di una sorta di “santificazione dal basso”, non decisa dalle gerarchie ecclesiastiche, che erano chiamate soltanto a riconoscere il nuovo culto “imposto” dalla volontà popolare. Esempio tipico è Sant’Antonio Abate, che cito perché interessa da vicino Lacedonia.

Soltanto dal VI secolo d. C. e fino al XII si impose la canonizzazione vescovile, che poteva fare a meno dell’imprimatur del Papa, il quale, però, sia pure molto gradualmente arrogò alla Chiesa di Roma il diritto di proclamare la santità.

Ma chi erano i santi e perché molte comunità ne scelsero almeno uno quale Patrono e Protettore?

In molte città furono proclamati Patroni taluni Vescovi che in vita erano stati particolarmente carismatici e che avevano prestato il loro servizio episcopale in esse, Ne sia d’esempio, per Napoli, il culto che ancora oggi è riservato a San Gennaro.

In altre diocesi, di più tarda costituzione o in cui non si fosse mai palesata una figura di alto prelato particolarmente degna di venerazione, le comunità finirono per adottare i santi che godevano di più vasta fama e che erano considerati pertanto più potenti. E così fu anche per Lacedonia, che per un periodo almeno si affidò alle cure patronali, come riporta il Palmese, di Sant’Antonio Abate. Non c’è alcun modo per verificare tale notizia, ma io la accolgo per vera, considerata l’esistenza, fino alla fine del 1600, di una importante Chiesa a lui dedicata, quella nella quale fu celebrato il Giuramento dei Baroni ed in cui furono sepolte le spoglie mortali del Servo di Dio Giacomo Candido, Vescovo di Lacedonia morto nel 1608 in odore di santità. Fu poi abbattuta perché in quel luogo si scelse di impiantare la fabbrica della nuova Cattedrale con il suo campanile lapideo, ovverossia quella attuale.

Quando San Nicola di Myra abbia preso il posto di Sant’Antonio non è dato saperlo, ma è intuibile che egli già fosse il Patrono nella seconda metà del 1400, visto che fu riconsacrata in suo onore, magari qualche decennio prima di tale epoca, una Chiesa con portale gotico precedentemente dedicata a San Giovani Battista: ed il portale è purtroppo il solo elemento architettonico rimasto della originaria struttura, riedificata una infinità di volte in grazia dei periodici terremoti. Peraltro è uno dei santi che figurano nel Trittico quattrocentesco, proprio accanto al Battista, tra i quali non è presente Sant’Antonio.

Dobbiamo attendere qualche secolo prima che San Filippo Neri diventasse Compatrono e Protettore. A tal proposito vorrei rilevare l’opera di sistematica e per molti versi ingenua disinformazione che taluno diffonde a mezzo web, asserendo che subito dopo il terremoto del 1456 i lacedoniesi, delusi da San Nicola, abbiano proclamato protettore San Filippo.

Peccato che Filippo Neri vide la luce a Firenze soltanto nel luglio del 1515 e che fu elevato agli onori degli altari nel 1622, altrimenti la bufala avrebbe anche avuto una sua ragion d’essere, in considerazione del fatto che San Filippo è invocato proprio contro gli eventi sismici.

In realtà il culto filippino trova i suoi prodromi certi nella presenza a Lacedonia, dal 1606 al 1608, del Vescovo Giacomo Candido, che era stato suo discepolo presso l’oratorio romano, stante però il fatto che San Filippo fu proclamato ufficialmente Compatrono e Protettore soltanto l’8 di settembre del 1783, come riportano atti ufficiali ai quali ancora abbiamo accesso diretto.   

san nicola

Statua lignea del 600 raffigurante San Nicola - Museo "San Gerardo Maiella" - Lacedonia

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prebenna

L'eccezionale garbo e le qualità umane di Nicola Prebenna, accanto a quelle culturali, non sono affatto sconosciute a Lacedonia, perché egli ebbe quasi a concludervi la sua carriera nella qualità di preside diversi anni or sono. Quel che non molti nel nostro paese sanno, forse, è il fatto che egli è anche un pluripremiato autore di romanzi, sillogi poetiche, saggi, oltre che rinomatissimo conferenziere. Ricordo con piacere, ad esempio, le sue letture pubbliche della Divina Commedia, che egli conosce a fondo. Non per caso, forse, la sua ultima raccolta di poesie, pubblicata per i tipi della Casa Editrice "Genesi" di Torino, presenta il titolo di «In una parte più e meno altrove», il terzo dei versi del Canto I del Paradiso.

Si preannuncia dunque di estremo interesse l'incontro letterario che egli terrà a Lacedonia, il giorno 5 dell'entrante mese di dicembre, presso l'aula didattica del MAVI, con inizio alle ore 17.00. A portare i suoi saluti sarà il sindaco Antonio Di Conza, mentre io avrò il piacere di parlare dell'autore e dell'opera. Concluderà lo stesso Nicola Prebenna, la cui presenza inaugura di fatto la stagione letteraria dell'UNLA denominata "LIBER ... TÀ".

Naturalmente tutti gli amanti delle lettere e della cultura sono caldamente invitati a partecipare.

 

 

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LUPUS IN FABULA esprime il suo apprezzamento per l'opera educativa dei Carabinieri d'Irpinia a pro delle nuove generazioni, azione essenziale alla costruzione di una società più giusta, equa e sicura. Di seguito il comunicato che pubblichiamo in maniera integrale.

Anche quest’anno il Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino, ha avviato il suo ciclo di incontri con gli studenti di ogni ordine e grado nelle scuole della Provincia, progetto che, negli anni scorsi, ha riscontrato grande interesse da parte dei docenti e degli alunni.

Dopo gli incontri della settimana scorsa presso l’Istituto Comprensivo “G. Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi e l’Istituto Omnicomprensivo “F. De Sanctis” di Lacedonia, questa mattina, alla presenza degli studenti dell’Istituto Comprensivo “N. Iannacone”  e dei loro insegnanti, il Comandate della Compagna Carabinieri di Sant’Angelo dei Lombardi, Capitano Ugo Mancini, ha ricordato agli intervenuti l’importanza delle celebrazioni avvenute il 4 novembre.

Grazie alle domande proposte dagli alunni, si è dialogato anche sui fenomeni di bullismo e cyber bullismo, sui pericoli dovuti all’uso di sostanze alcooliche e stupefacenti, sulle possibili insidie che un uso improprio del web possono celare nonché su altre tematiche che costituiscono fattori di rischio per i giovani. 

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Un giovanissimo Padre Franco Pepe con Padre Giacomo Saccone e una bambina che ha ricevuto la Prima Comunione

Cicerone ebbe a scrivere che «la gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre». E, aggiungerei, è materiale che molto raramente si trova in natura (e della natura umana disquisisco), in quanto troppo spesso «la memoria è labile nel ricordare i benefici, ma tenace nel ricordare i torti», come affermò Seneca. Anche il prezioso scrigno sapienziale che conserva le perle della saggezza popolare sottolinea, nei suoi modi sfacciatamente umoristici, la congenita predisposizione umana a relegare il passato nell'angolo più negletto della nostra mente, quasi che esso non avesse mai attraversato le nostre esistenze, influenzandone il corso spesso in maniera determinante: «Passato il santo, passata la festa» o, ancora, «È morto il bambino e non siamo più compari!», a dire quanto spesso sono effimeri i rapporti umani, costruiti con parole scritte sull'acqua e conservate nel vento.

Al di là di ciò, però, le persone che hanno interagito con noi, che lo vogliamo oppure no, una traccia profonda l'hanno senza dubbio lasciata ed è altrettanto indubbio che la pluridecennale presenza di Padre Franco Pepe a Lacedonia, ove egli ha speso la sua intera gioventù e gran parte dela maturità al servizio della comunità, ha lasciato segni netti ed evidenti e, cosa da non sottovalutare, in positivo. Intere generazioni di giovani sono nei fatti cresciute con lui, animatore instancabile e prolifico di idee a cui faceva immancabilmente seguire le azioni. Le performance canore dei bambini, riproposizioni dello Zecchino d'Oro nazional popolare, si debbono in massima parte a lui. Come gli va ascritto il merito di aver fondato la sola compagnia teatrale giovanile che nel nostro paese abbia mai calcato le scene. Per non parlare della costituzione e della cura di un coro di voci bianche che ha attraversato persino le Alpi per andarsi ad esibire in Svizzera. Ed occorre considerare l'infinità di gite organizzate, i cineforum, i Presepi e le Vie Crucis viventi, che egli utilizzava alla stregua di attrattori per avvicinare alla Chiesa giovani e adulti, che altrimenti se ne sarebbero tenuti lontani,  e alla predicazione del Vangelo, che egli, pur con linguaggio moderno, non ha mai mancato di divulgare nell'ambito di associazioni come l'Azione Cattolica e la Gifra, la Gioventù Francescana. Tutto questo ha reso la figura di Padre Franco importantissima per una grande quantità di persone, che di certo non lo hanno dimenticato. Ancora oggi, per quanto occasionalmente, Padre Franco continua a tornare a Lacedonia,  in occasione di eventi lieti, come i matrimoni, o per qualche funerale, o, ancora, nella qualità di curatore spirituale del locale Gruppo Francescano.

E dunque il LUPO afferma (da leggersi: io dico recisamente), senza alcun timore di smentita, che se c'è una persona che realmente merita un riconoscimento quale la cittadinanza onoraria quella è proprio Padre Franco.

Come da regolamento, per presentare rischiesta all'Ente comunale occorre raccogliere le firme di almeno 500 cittadini residenti, la qual cosa il CCEP UNLA di Lacedonia, diretto dallo scrivente, ha cominciato a fare. Chi vuole collaborare lo faccia sapere chiamando al mio numero: 3386831696 o scrivendo al mio indirizzo web Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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Blog a cura del Dott. Michele Miscia

 

UNIONE NAZIONALE PER LA LOTTA CONTRO L’ANALFABETISMO

Ente Morale D.P.R. n° 181 dell’11.02.1952

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