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La D. S. dell'IOS "F. De sanctis" di Lacedonia, dott.ssa Alfonsina Manganiello (foto scattata due anni or sono)

 

Un open day del tutto inusuale, quello dell’IOS “F. De Sanctis” di Lacedonia in questo 2021, perché le porte dell’Istituto si apriranno alla giovanissima utenza in fieri e alle famiglie della stessa in maniera virtuale, per il tramite della rete, la sola strada, ancorché soltanto informatica, che ci è concesso di percorrere in tempi di pandemia. Personalmente penso che, per quanto il contatto diretto conservi tutto il suo alto valore, la situazione di attuale impedimento dell’incontro in presenza possa, in qualche maniera, essere foriera anche di fattori positivi quanto ad evoluzione nel modus gerendi le istituzioni tutte, a cominciare dalla scuola, accelerando l’attitudine e l’abitudine all’uso dello strumento informatico senza, però, pervenire ad una sostituzione della didattica in presenza, ma a rinforzo della stessa. Che attraverso il web passerà, in futuro, molta parte delle comunicazioni è fatto facilmente prevedibile, come pure è certo che l’intelligenza artificiale occuperà un ruolo non affatto secondario in tutti i  comparti lavorativi: non è un caso se l’IOS “De Sanctis” di Lacedonia ha aperto un indirizzo di studi informatici, la cui frequenza potrà senza dubbio costituire, nell’immediato futuro, un accesso per i giovani quasi subitaneo al mercato del lavoro.

 

Di questo e degli altri indirizzi di studio si parlerà nel corso dei collegamenti virtuali che la scuola ha attivato, come da locandina.

 

Particolarmente importante sarà l’open day virtuale che sarà possibile seguire giovedì 21 gennaio, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, in diretta streaming su Youtube cliccando sul link

 

https://www.youtube.com/channel/UCEfJ_HyNcYq4JOEwAC6kWtA

 

Sarà la Dirigente Scolastica, dottoressa Alfonsina Manganiello, con gli studenti e i docenti dei vari indirizzi, ad illustrare la rilevante ed ottima offerta formativa per il prossimo anno scolastico.

 

Da sottolineare l’erogazione di un bonus economico, agli studenti che si iscriveranno, da utilizzare, a scelta, per l’acquisto di computer, di libri di testo o quale contributo alle spese di viaggio.

 

 

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Non esiste al mondo, io credo, epifania della bestialità più palese della violenza perpetrata sui bambini, sulle persone fragili in generale e sulle donne. Soprattutto gli atti prevaricatori di genere vanno purtroppo ad alimentare una casistica che non soltanto non accenna a diminuire, ma sembra aumentare sempre di più, quasi la civiltà umana stia involvendo in un veloce ritorno alla temperie culturale dei trogloditi: oggi si spazia dalla discriminazione, alla coartazione psicologica, al maltrattamento fisico fino, purtroppo, all’atto estremo del femminicidio, sempre più frequente. La liquefazione dell’ordinamento sociale di carattere patriarcale, accanto ad una sacrosanta emancipazione della donna, portatrice, come la scienza ha ampiamente dimostrato, di potenzialità non affatto inferiori ed anzi di qualità spesso superiori a quelle maschili, in grazia soprattutto dell’attitudine femminile al sacrificio e all’impegno, sembrano aver prodotto in molti soggetti, per ventura nati maschi e mai diventati “uomini”, un crollo degli stereotipi, elevati quasi ad archetipi, che hanno permeato la mentalità sociale per moltissimi secoli, quale, ad esempio, quello relativo ad un presunto diritto al predominio di un genere sull’altro che sarebbe stato statuito dalla natura nel corso dell’evoluzione o dal Creatore, cosa del tutto falsa per quel che concerne, ad esempio, i dettami contenuti nei Vangeli, forse un po’ più vera soltanto nell’ambito di frange estremiste che fraintendono le religioni. Anzi, quel «chi non ha peccato scagli la prima pietra» segna uno spartiacque profondo tra una mentalità retrograda e misogina e quella cristiana, che ha di fatto parificato, venti secoli or sono, entrambi i generi, nelle colpe come nei meriti. È, quella di Gesù Cristo, la prima testimonianza storica veramente pregnante di un intervento diretto, ancorché all’epoca potesse sembrare impopolare, teso a scongiurare la lapidazione di una donna, ovvero a fermare un atto di violenza di genere.

 

Al di là di ogni speculazione di carattere culturale ritengo che intervenire direttamente in difesa delle donne costituisca un imperativo categorico al quale nessun essere umano degno di essere definito tale può sottrarsi.

 

Fornire alle vittime di violenza e ai loro bambini un’alternativa abitativa, con assistenza fondata sull’empatia, è forse l’azione più concreta ed efficace che si possa porre in essere per scongiurare esiti tragiche a vicende di matrimoni o unioni infelici perché rovinate dal maschilismo, ancora lungi dall’esser debellato, di retrogradi, ignoranti o anche finti colti, magari affetti da una qualche forma di sociopatia o portatori di sadismo occultato agli occhi del mondo.

 

Per questo ho accolto con grande favore la notizia che a Lacedonia è stata attivata una casa di accoglienza per donne maltrattate, un rifugio denominato LUNA SMERALDO, che potrà ospitare fino a sei donne con la loro prole infante. L’iniziativa è della cooperativa sociale denominata LA CITTÀ DELLA LUNA, che gode del fattivo appoggio del Consorzio Servizi Sociali “Alta Irpinia” e dell’Amministrazione di Lacedonia.

 

Due giorni or sono si è dunque tenuto un incontro di presentazione dell’iniziativa, ripreso e trasmesso dalla cooperativa de qua sul proprio account facebook  nell’impossibilità di accogliere gente in presenza in virtù delle norme di contrasto alla pandemia da Covid, evento che ha costituito anche inaugurazione e taglio del nastro, sia pure virtuale, della residenza di accoglienza.

 

Di seguito l’elenco degli intervenuti: il sindaco di Lacedonia Antonio Di Conza, il vescovo della diocesi di Ariano – Lacedonia S. E. Mons. Sergio Melillo, il parroco di Lacedonia don Giuseppe, il presidente del Consorzio Servizi Sociali “Alta Irpinia” e sindaco di Teora Stefano Farina, il maresciallo dei Carabinieri referente provinciale per i femminicidi Francesca Bocchino, il maresciallo dei Carabinieri comandante la stazione di Lacedonia Andrea Casadei, lo psicoterapeuta della Coop. “La Città della Luna” Paolo Landi ed infine la coordinatrice della casa Luna Smeraldo Isabel Cardellicchio.

 

 

 

 

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Il gonfalone di Lacedonia esposto nel santuario

È stata chiamata la comunità di Lacedonia, nell'anno in corso e per il prossimo, a donare l'olio che alimenta la lampada perenne sul sepolcro di san Gerardo Maiella a Materdomini. La consegna formale da parte del parroco don Giuseppe e del sindaco Antonio Di Conza, con l'accensione della lampada da parte del primo cittadino, è avvenuta nel corso della solenne celebrazione, a commemorazione del TRANSITO del nostro santo, presieduta dal vescovo della diocesi di Ariano - Lacedonia mons. Sergio Melillo e dal rettore del santuario padre Davide Perdonò. Stringenti le misure di sicurezza anticovid, con distanziamento e mascherina obbligatoria. Di seguito le foto.

Il vescovo e il rettore del santuario

Il rettore padre Davide Perdonò

Il vescovo mons. Sergio Melillo

Don Giuseppe, parroco di Lacedonia, regge l'anfora con l'olio

Il parroco e il sindaco di Lacedonia versano l'olio nella lampada perenne

Accensione della lampada da parte del sindaco Antonio Di Conza

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Si è tenuta, presso il Museo delle Civiltà di Roma, la presentazione della mostra denominata "Un paese del Mezzogiorno italiano - Lacedonia 1957", che propone una congrua parte delle fotografie scattate nell'anno de quo dal celebre antropologo americano, all'epoca giovane studente, Frank Cancian. Hanno parlato i dott. Gamberi e Aquilanti, rispettivamente direttore e vicedirettore del MuCiv, l'avv. Di Conza, sindaco di Lacedonia, il prof. Faeta, considerato tra i maggiori antropologi visivi italiani e curatore della mostra, oltre che del volume prodotto per l'occasione. Presenti anche i responsabili delle associazioni coinvolte nell'iniziativa, tenutasi nel pieno rispetto delle misure antipandemia che ormai caratterizzano i tempi nostri.

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