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La funzione del docente di sostegno, nella scuola del terzo millennio, va acquistando un’importanza sempre maggiore per un eterogeneo ordine di motivi. Da una parte gioca un ruolo non secondario l’affinamento della sensibilità sociale rispetto alle problematiche relative alla diversa abilità, la qual cosa, come è naturale, influenza il legislatore che progressivamente adegua la normativa alle reali esigenze de quibus, dall’altra, invece, la fenomenologia connessa ai disturbi specifici dell’apprendimento viene finalmente considerata non come frutto di cattiva volontà o di mero disimpegno negli studi da parte degli alunni, come un tempo, ma per quello che è, per l’appunto l’epifania di una perturbazione nell’apprendimento e nella estroflessione delle abilità connesse alla scrittura, alla lettura, al calcolo, che può e deve essere affrontata e superata utilizzando tecniche mirate e di comprovata efficacia. Dunque si amplia oltremodo la platea di quanti, già oggi, sono considerati portatori di bisogni educativi speciali e ciò comporta la necessità di ricorrere a competenze specifiche quali quelle di cui i docenti di sostegno sono forieri. A ciò si aggiunga che, ad esempio, la casistica di condizioni quali l’autismo, in tutte le gradazioni dello spettro, va aumentando progressivamente e per cause ancora oggi ignote, stante un’eziologia in gran parte avvolta nel mistero, ragion per la quale è non soltanto intuibile, ma anzi certo che la richiesta di docenti di sostegno, in ambito scolastico, è destinata ad aumentare in maniera esponenziale. Ciò spiega anche l’affluenza, sempre crescente, di aspiranti al conseguimento dell’abilitazione per il tramite della frequenza al Tirocinio Formativo Attivo che gli Atenei italiani pongono in essere. Si tratta di un passaggio essenziale, ragion per la quale sono in molti a tentare di accedervi. Occorre, però, sostenere prove preselettive che finiscono per precludere l’accesso alla maggioranza dei candidati. Partecipare senza una preparazione preliminare specifica è una sfida lanciata alla sorte.

 

Per questo la FLC CGIL di Avellino e l’Associazione Proteo Fare Sapere hanno organizzato, per martedì 27 luglio alle ore 17.30, un corso di preparazione alle prove preselettive sulla piattaforma digitale GoogleMeet.

 

La partecipazione è gratuita per gli iscritti alla FLC CGIL di Avellino.

 

Intervengono

 

Erika Picariello, Segretario generale FLC CGIL Avellino

 

Luana Ambrosone, Presidente Proteo Fare Sapere Avellino.

 

Info:

 

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Luana Ambrosone, 366.3581981

 

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F

Frank Cacian presso il MAVI

 

Il primo premio nel concorso dei documentari brevi del ReelHeART International Film & Screenplay Festival è stato assegnato in Canada a un film italiano che racconta una storia tra l'Irpinia e gli Stati Uniti: “5x7 - il paese in una scatola”, del regista romano Michele Citoni, 

 

Il premio è stato annunciato al termine della settimana di proiezioni in una cerimonia on line a cui ha partecipato il regista. Il festival, infatti, giunto alla 17ma edizione, si è tenuto sulla rete a causa delle restrizioni anti-Covid tuttora vigenti nello stato canadese dell'Ontario, la cui capitale Toronto è sede della manifestazione. La proiezione di “5x7” ha rappresentato una prima assoluta canadese per il film che racconta il soggiorno del fotografo americano Frank Cancian a Lacedonia (Av) nel 1957, la genesi delle 1801 foto da lui realizzate nella piccola comunità rurale dove restò per sei mesi, il ritrovamento delle foto e il ritorno di Cancian, antropologo e professore universitario ormai in pensione, a Lacedonia sessant'anni dopo, dove ha donato le foto alla Pro Loco ed ha tagliato il nastro del MAVI-Museo Antropologico Visivo Irpino che oggi le espone.

 

Le 1801 foto in bianco e nero rappresentano uno straordinario ritratto etnografico di una comunità rurale del Sud realizzato per immagini, richiamando il noto lavoro svolto dall'artista americano Paul Strand insieme al cineasta Cesare Zavattini a Luzzara (Re) solo alcuni anni prima e pochissimi altri esempi analoghi. «Nessun antropologo che abbia studiato il Mezzogiorno d’Italia in quegli anni ci ha lasciato un più vivido e completo ritratto di comunità», ha scritto Francesco Faeta, uno dei massimi esperti di antropologia visuale, nel libro da lui curato Un paese del Mezzogiorno italiano. Lacedonia (1957) nelle fotografie di Frank Cancian (Postcart, 2020), volume pubblicato in doppia edizione italiana e inglese in occasione della omonima mostra in corso a Roma nella sede, scientificamente prestigiosa, del Museo delle Civiltà del Ministero della Cultura.

 

Il documentario di Citoni ricostruisce un episodio ancora poco conosciuto ma di grande importanza nella storia dell'antropologia visuale e fa un ritratto caldo e affettuoso di un intellettuale di grande valore, purtroppo scomparso nel novembre scorso in California, e del suo rapporto con la comunità in cui si è immerso per studiarla; inoltre racconta come la memoria e le pratiche culturali possano contribuire a rafforzare l'identità di una piccola comunità, elemento centrale per la coesione di tutti i territori interni italiani e d'Europa in crisi di spopolamento e marginalizzazione economica.

 

Il film è stato prodotto e realizzato da Michele Citoni per il MAVI in coproduzione con la Proloco "Gino Chicone", l'associazione LaPilart e il Comune di Lacedonia; è stato montato da Roberto Mencherini e si avvale delle musiche dei napoletani KuNa e del quartetto jazz del lacedoniese Pasquale Innarella. Prima del recentissimo riconoscimento canadese, “5x7” ha vinto numerosi premi in Italia, Stati Uniti e altri paesi.

 

Il ReelHeART International Film & Screenplay Festival è stato fondato a Toronto nel 2004 e da allora proietta le anteprime per il Canada di film, sceneggiature e progetti televisivi «dei migliori registi e sceneggiatori indipendenti emergenti e professionisti provenienti da tutto il mondo». Il festival si definisce «fresco, indipendente, anti-nicchia» e ha scelto il seguente principio-guida: «tutte le culture sotto lo stesso tetto».

Il regista Michele Citoni

 

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Viveva in Sardegna da decenni Michelangelo Caggiano, scomparso recentemente al termine di una triennale guerra combattuta contro una malattia feroce, di quelle che molto raramente lasciano scampo, ma combattuta dal nostro concittadino con grande coraggio, lo stesso che aveva caratterizzato la sua intera esistenza. Personalmente nutro di lui un ricordo estremamente nitido, quello di persona dotata di una gentilezza d’animo squisita, capace di autentica amicizia, di generosità, altruismo e senso di solidarietà elevati all’ennesima potenza. Era sagace, Michelangelo, ed intellettualmente profondo, essendo egli stato per giunta precursore e precoce interprete nelle nostre zone, tanto nelle idee quanto nei comportamenti, dei rivolgimenti sociali globali intervenuti alla fine degli anni Sessanta dello scorso secolo in seguito al “Maggio francese” e passati alla storia, complessivamente, sotto il nome di Sessantotto. Aveva compreso quanto stava accadendo ed aveva aderito alle innovazioni culturali caratterizzanti quell’epoca, la cui portata, probabilmente, molti ancora non hanno capito appieno. L’anelito alla libertà di autodeterminazione, la volontà di realizzare hic e nunc, in quel presente ormai lontano, la giustizia sociale, erano soltanto talune delle istanze che promanavano soprattutto dal mondo giovanile, e Michelangelo le propugnava apertamente, sfidando le consuetudini alquanto farisaiche e falsamente moralistiche che un conservatorismo arroccato su se stesso opponeva al vento del cambiamento, che poi si è immancabilmente prodotto. Erano quelli gli anni nei quali Michelangelo frequentava l’Università di Salerno, entro le cui mura egli era oltremodo conosciuto proprio perché anche in quell’ambito risultava essere in anticipo sui tempi.

Il caro Michelangelo sarà ricordato domani, 14 luglio, in una cerimonia religiosa nel cui corso quanti gli hanno voluto bene si uniranno, in preghiera, alla famiglia. Per tutti resterà il ricordo di una persona che non ebbe mai paura di esternare le proprie idee.  

 

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Domani, 11 luglio, in occasione della Giornata Nazionale delle Pro Loco d’Italia, la locale Pro Loco “Gino Chicone”, che cura il Museo Antropologico Visivo Irpino, allestirà una mostra all’aperto delle foto di Frank Cancian.

 

Proscenio della manifestazione sarà la Piazza De Sanctis, che diventerà, per tutta la giornata, “dall’alba al tramonto”, una estensione del MAVI, occasione, peraltro, per ricordare il grande antropologo statunitense e per far conoscere ulteriormente l’importante patrimonio fotografico di un Museo quale quello de quo, che va assumendo grandissima importanza a livello nazionale ed internazionale.

 

 

 

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